Fiamme e bastoncini scintillanti nei locali pubblici, chiesto lo stop dopo la strage: si invocano le ordinanze

Isola del Liri - La sicurezza non è un optional, non si può ignorare la tragedia di Crans-Montana: basta scintille di fuoco nei locali

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana, che ha causato la morte di 40 persone ed il ferimento di 116, perlopiù giovani, ha riaperto il dibattito sull’uso di prodotti d’artificio nei locali pubblici. La direttiva 2013/29/UE ha introdotto un sistema di classificazione degli articoli pirotecnici, raccolto dalla normativa italiana che ne regola l’acquisto, la detenzione e l’utilizzo con il D.L. 123/2015, disposizioni poi estese nel TULPS, Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

Il decreto non è poi così espressamente esplicito ma nemmeno incomprensibile, semmai si fa confusione intenzionalmente: nei locali pubblici è vietata qualsiasi accensione di fuochi artificiali, compresi quelli a basso potenziale, definiti “teatrali”, tra cui fiamma bengala, bengala a torcia, bengala a bastoncino, fontane, petardi, dispositivi fumogeni. In tal senso sono previsti specifici controlli comprendendo verifiche anche sulla presenza di estintori o sulla conformità delle uscite di sicurezza, ben segnalate e facilmente individuabili dai clienti. Per le attività che non rispettano le norme di sicurezza viene disposta la chiusura.

I fuochi d’artificio “teatrali” sono di fatto prodotti pirotecnici: le candele e fontane scintillanti, i bengala, i petardi, i dispositivi fumogeni, contengono polvere pirica, producono calore e lapilli, possono raggiungere temperature fino a 600°C, in grado di innescare incendi. Nei locali pubblici è espressamente vietato fumare, usare fiamme libere, accendere prodotti pirotecnici. Inoltre la maggior parte di questi articoli produce fumi che possono ostacolare la visibilità e causare problemi respiratori, soprattutto in spazi affollati. E’ inaccettabile che delle specifiche normative siano ancora “in evoluzione”, con molti locali che adottano “divieti volontari” e clienti che spingono per regole più chiare e controlli più severi sulla sicurezza antincendio. Non si può rimanere indifferenti dinanzi alla morte di 40 ragazzi: niente più Crans-Montana, niente più scintille di fuoco ad accompagnare champagne e cocktail ai tavoli, tra l’altro facilmente sostituibili con tubolari a led altrettanto scenografici.

Chi provvede in autonomia e chi no

Nella nostra provincia sono diversi i gestori che, di consuetudine, usano ancora bengala ed articoli scintillanti, postando foto e video sui social. Ad Isola del Liri, la sola discoteca del comprensorio è stata la prima in assoluto ad introdurre i led, ai tavoli ma anche negli allestimenti e durante gli spettacoli: una scelta responsabile, che mette al centro la sicurezza. Altri locali limitrofi insistono con le candele di fuoco, sventolandole vicino le tende, in prossimità delle tappezzerie e dei suppellettili facilmente infiammabili. Identico atteggiamento in alcuni lounge bar di Frosinone: sembra che nel capoluogo non sia festa senza le fiammeggianti scintille ancorate al collo delle bottiglie. Così come in “esclusivi” locali ad Alatri, addirittura a corredo di dessert, brindisi o aperitivi. Ovviamente non mancano foto e video sui social.

La scorsa settimana si è rischiata una tragedia identica a quella di Crans-Montana: questa volta in un noto locale al centro di Madrid. La scaltrezza di un dipendente ha evitato il peggio, ha preso un estintore spegnendo tempestivamente l’incendio. Molti tra gestori, organizzazioni di eventi, addetti alla sicurezza, di tutta Italia, si rivolgono direttamente ai Comuni, affinché si facciano ordinanze che vietino categoricamente l’uso di fiamme libere, di candele pirotecniche, di fontane luminose nei locali e via dicendo. Un’ordinanza che poggi il suo presupposto giuridico sull’art.54 D.L.267/2000 del TUEL esortando i sindaci ad adottare provvedimenti contingibili ed urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana.

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Sara Pacitto
Sara Pacitto
Sara Pacitto, giornalista pubblicista, da 8 anni collabora con diversi quotidiani digitali, tra le più prestigiose testate giornalistiche della provincia, corrispondente per la cronaca locale, politica, attualità, salute, approfondimenti. Ha curato le Pubbliche Relazioni per alcuni importanti eventi come anche è stata Responsabile della Comunicazione per conferenze e convegni ed in occasione di Campagne Elettorali.

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