La buona partenza non cambia la misura della sfida. Massimiliano Alvini vuole un Frosinone capace di conservare la propria identità e di affrontare il campionato con la consapevolezza di quanto sia difficile conquistare la permanenza in Serie A. Le ambizioni personali ci sono, e il tecnico le dichiara apertamente, ma il traguardo da inseguire adesso resta la salvezza.
Nelle sue parole torna soprattutto un richiamo alla concretezza: i risultati iniziali possono alimentare l’entusiasmo, senza però alleggerire il compito che attende i giallazzurri. «Questa partenza qui può far illudere qualcheduno», osserva Alvini su Sky Sport, precisando che lui e il suo staff conoscono bene il valore dell’obiettivo. «Raggiungere la salvezza per questo Frosinone qui è veramente un risultato straordinario».
È su questa consapevolezza che l’allenatore intende costruire il percorso della squadra. La permanenza nella massima serie rappresenterebbe un risultato da condividere con tutte le componenti dell’ambiente: «È l’obiettivo da regalare alla città, ai tifosi, alla squadra, alla nuova proprietà».
Per arrivarci, Alvini punta su un’impronta di gioco riconoscibile. L’identità è il riferimento attorno al quale organizzare il lavoro quotidiano, dare continuità alle prestazioni e cercare i punti necessari. «Cerchiamo di avere un’identità forte perché credo in quei principi lì», spiega. Una convinzione che lega direttamente al risultato da raggiungere: «Credo che attraverso l’identità possiamo raggiungere l’obiettivo che poi è quello che vogliamo, la salvezza».
La stessa chiarezza emerge quando affronta il tema dell’impiego dei calciatori arrivati più recentemente. Il tecnico respinge la distinzione tra chi faceva già parte della squadra e chi si è aggiunto al gruppo: il contributo di ciascuno deve essere valutato dentro un progetto comune, indipendentemente dallo spazio trovato in partita.
«Che un calciatore giochi 90 minuti, 95 o che giochi 30 secondi, per me è importante», sottolinea. La priorità è mettere il Frosinone nelle condizioni di esprimersi al meglio. Per questo chiude con decisione ogni discorso sulle etichette: «Non c’è né vecchi né nuovi. Basta con questa cosa qui, non è un percorso che vogliamo percorrere».
Dentro questo impegno immediato trova spazio anche una prospettiva più ambiziosa. Alvini vuole consolidare la propria presenza in Serie A e, nel tempo, provare a competere per traguardi più importanti. Dopo un cammino attraverso le diverse categorie del calcio italiano, sente di avere gli strumenti per affrontare questa fase della carriera.
«Io come obiettivo ho quello di stabilizzarmi in Serie A e di poter vincere», afferma. Per la stagione in corso il punto fermo rimane la salvezza; guardando oltre, il desiderio è avere l’opportunità di alzare l’asticella. «Mi sento pronto, mi sento maturo, quello è il percorso che voglio fare insieme allo staff. Sì, ci voglio provare».
Un’ambizione che il tecnico non associa alla ricerca di un riscatto. Alle spalle ci sono ventisei anni in panchina, un lungo percorso di crescita e risultati che, nel suo bilancio, pesano più delle stagioni difficili. «Non ho rivincite… nessuna rivincita», chiarisce.
Anche le esperienze meno fortunate vengono considerate parte della sua formazione: «Quelle stagioni lì sono servite per diventare un allenatore migliore». Alvini preferisce dunque concentrare le energie su ciò che può ancora costruire. Il Frosinone è il presente di questo viaggio, e la salvezza il risultato sul quale misurare il lavoro suo, dello staff e della squadra.