Frosinone – Ancora scontro sulla Tari, il sindaco Mastrangeli replica a Martino e Cirillo

"Il diritto di accesso è sempre stato garantito, ma non può diventare uno strumento per pretendere violazioni della normativa sulla privacy"

Frosinone – Non c’è pace sulla questione Tari nel capoluogo. Dopo la nota dei consiglieri Martino e Cirillo – LEGGI QUI -, il sindaco Riccardo Mastrangeli non ci sta e replica con toni accesi.

La replica

“Le affermazioni contenute nelle note dei consiglieri Martino e Cirillo, in merito alla Tari, non corrispondono alla realtà dei fatti e restituiscono una rappresentazione non veritiera dell’operato dell’Amministrazione e degli uffici comunali – ha dichiarato il Sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli – Il Settore Entrate, chiamato in causa, ha garantito – sin da dicembre 2025 e con cadenza pressoché mensile – risposte puntuali, reiterate e formalmente documentate, assicurando piena operatività e costante disponibilità istituzionale. Parlare di inerzia, di comportamento omissivo o di mancato riscontro è, semplicemente, infondato.

Fin dalla prima richiesta, è stato correttamente riconosciuto il diritto di accesso ai sensi dell’art. 43 del TUEL, con la trasmissione degli elenchi dei contribuenti morosi TARI affidati al concessionario della riscossione. I dati sono stati forniti in forma anonimizzata, in piena conformità alla normativa vigente e agli orientamenti giurisprudenziali. La pretesa di conoscere i nomi dei contribuenti morosi non solo non è necessaria ai fini del controllo politico-amministrativo, ma si pone apertamente in contrasto con i principi che regolano la materia. L’ordinamento impone un equilibrio preciso tra diritto di accesso e tutela della riservatezza, e su questo punto non esistono margini di interpretazione. È lo stesso Ministero dell’Interno a chiarire che questo equilibrio si realizza attraverso la trasmissione dei dati con “mascheratura”, cioè rendendo non riconoscibili le persone interessate: esattamente ciò che l’ufficio comunale ha fatto, correttamente, fin dal primo momento.

A conferma di questa linea, il Settore ha trasmesso anche il parere del Responsabile della Protezione dei Dati, che chiarisce come i dati già forniti siano pienamente sufficienti per valutare l’efficacia dell’azione di riscossione. Non solo: il fatto che i consiglieri siano tenuti al segreto d’ufficio non elimina il rischio di violazioni della privacy (tramite diffusione involontaria o nel corso delle sedute consiliari), che resta in capo al Comune, esposto, in qualità di titolare del trattamento, a pesanti sanzioni amministrative e responsabilità risarcitorie. Ne consegue che conoscere i nomi dei contribuenti morosi non aggiunge alcun elemento utile all’attività di controllo, ma rappresenta un’informazione non necessaria rispetto alle finalità del mandato istituzionale.

Nonostante ciò, i consiglieri hanno ricevuto ulteriori dati, anche di dettaglio territoriale, che consentono un’analisi ancora più completa e approfondita della morosità e dell’efficacia delle politiche di riscossione”.

Le politiche di riscossione

Poi Mastrangeli ha aggiunto: “Sul piano dell’efficacia delle politiche di riscossione, contestata dai consiglieri, la Corte dei Conti ha evidenziato un sensibile miglioramento nella gestione delle entrate tributarie, confermando la solidità degli equilibri di bilancio e la capacità dell’Ente di presidiare i flussi di cassa derivanti dai tributi locali. I dati SIOPE – sistema gestito da Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato – collocano il Comune di Frosinone al di sopra delle medie regionali e provinciali per quanto riguarda gli incassi derivanti dall’attività di controllo sulla TARI.
Alla luce di questi elementi, appare evidente che il caso sollevato dai consiglieri non sia un problema amministrativo, ma una forzatura strumentale, che tenta di usare il tema della trasparenza, chiaramente regolamentata dalla legge, per contestare presunte mancanze dell’Amministrazione.

E allora è necessario dirlo con chiarezza: il diritto di accesso è sempre stato garantito, ma non può diventare uno strumento per pretendere violazioni della normativa sulla privacy a scapito dei cittadini di Frosinone o per alimentare polemiche prive di fondamento”.

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