Non c’è alcuna “promozione” dell’Amministrazione comunale e nemmeno “un certificato di buona condotta politica”, ma un semplice richiamo alle norme per impedire la paralisi amministrativa. Nel palazzo municipale di Frosinone, la crisi istituzionale che da tre mesi vede la città capoluogo priva del Presidente dell’Aula consiliare e dell’Ufficio di Presidenza si trasforma nell’ennesima arena di scontro politico e di esegesi documentale.
Al centro del contendere c’è il parere (già riferito da Frosinone News) espresso dalla Prefettura di Frosinone — sulla base dell’orientamento del Ministero dell’Interno — sollecitato per fare chiarezza sui poteri del Vicepresidente vicario dopo le dimissioni del Presidente dell’Aula e dei vertici consiliari. Un pronunciamento che, lungi dallo spegnere le polemiche tra le anime della politica cittadina, ha finito per innescare un duello a distanza sulla sua corretta lettura.
La lettura della coalizione: continuità garantita e tesi apocalittiche smentite
Da un lato si registrano le posizioni espresse dal consigliere Dino Iannarilli, che interpreta l’esito dei chiarimenti prefettizi come la conferma della bontà dell’operato dell’Amministrazione e della maggioranza.
Iannarilli ha sottolineato come la Prefettura abbia riconosciuto al Vicepresidente vicario la piena facoltà di rimanere in carica ed esercitare le funzioni necessarie a garantire la continuità istituzionale, convocando l’Assise sia per la rielezione dell’Ufficio di Presidenza sia per l’approvazione degli atti urgenti. Per Iannarilli, l’atto ministeriale spazza via le “ricostruzioni allarmistiche” e le ipotesi di “illegittimità delle sedute e delle deliberazioni adottate” paventate da parte dell’opposizione.
L’attacco di Cirillo: nessun trionfalismo, manca ancora la figura apicale
Di segno diametralmente opposto è l’analisi del consigliere comunale Pasquale Cirillo, che boccia la lettura “trionfalistica” fornita dai banchi del centrodestra e replica con fermezza alle affermazioni di Iannarilli.
Cirillo ironizza sull’atteggiamento dell’esponente di maggioranza, definendolo con amaro sarcasmo un “depositario delle interpretazioni autentiche dei pareri della Prefettura” e rigetta l’accusa di aver mai sostenuto l’impossibilità per il Vicepresidente di convocare l’Assise.
“La Prefettura non ha dato patenti di promozione — attacca Cirillo —. Il documento riconosce la continuità per la gestione dell’emergenza, ma rimarca chiaramente l’obbligo di convocare il Consiglio proprio per procedere all’elezione del nuovo Presidente. È esattamente uno dei punti che avevamo posto all’attenzione delle istituzioni”.
Il fulcro dell’affondo di Cirillo si sposta dal piano regolamentare a quello politico e amministrativo: Parte dallo stallo della maggioranza: “Da tre mesi Frosinone è senza il suo Presidente del Consiglio comunale. È una situazione politicamente accettabile? È normale che una maggioranza non riesca a trovare al proprio interno una soluzione condivisa?”
- C’è poi il nodo dell’urgenza: Cirillo contesta l’uso elastico del concetto di “atto urgente”, sollevando dubbi sulla gestione dei debiti fuori bilancio. Nello specifico, richiama l’attenzione su deliberazioni relative a contenziosi risalenti a circa vent’anni fa, passati da cifre modeste (circa 5.000 euro) a somme ingenti (circa 500.000 euro), chiedendo quale sia la reale ratio di urgenza nell’inserire simili partite contabili nelle convocazioni straordinarie. L’esponente consiliare evidenzia le fratture interne alla coalizione di governo, ricordando le richieste avanzate da tempo da forze politiche come Forza Italia (che chiedeva l’azzeramento della Giunta) e rimaste inascoltate, fino a generare un quadro caratterizzato da “geometrie e convergenze variabili”.
Il nodo politico irrissolto attiene molto al futuro della maggioranza
Se sotto il profilo burocratico la Prefettura ha tracciato il perimetro giuridico per evitare il blocco formale dei lavori dell’emiciclo, sotto il profilo politico la partita rimane del tutto aperta. Il parere ministeriale ribadisce che la priorità dell’Assemblea resta il ripristino dei propri organi ordinari.
Mentre la maggioranza rivendica la legittimità dell’azione amministrativa condotta finora, le opposizioni tornano a chiedere tempi certi per la fine del regime transitorio. Sullo sfondo resta l’interrogativo principale: quando la maggioranza riuscirà a ritrovare i numeri e l’intesa politica necessari per eleggere la massima carica dell’Assise cittadina?