Serie B – Terzo 2-2 consecutivo per il Frosinone dopo quelli contro Empoli FC e US Catanzaro 1929. Stavolta, però, il pareggio maturato allo “Stirpe” contro il Pescara ha un sapore diverso: meno lineare nello sviluppo, più caotico nell’interpretazione, segnato da episodi controversi che hanno acceso il dibattito sugli spalti e in campo.
La gara si mette subito in salita per i ciociari, puniti dopo appena novanta secondi da una disattenzione collettiva in fase difensiva. L’approccio è molle, le marcature saltano e il Pescara ne approfitta senza esitazioni. Il Frosinone fatica a riordinare le idee, concede campo e non riesce a trovare ritmo, mentre gli ospiti gestiscono con maggiore lucidità.
L’episodio che cambia l’inerzia emotiva arriva sul secondo gol abruzzese. Cittadini si accascia richiamando l’attenzione per un problema fisico, parte della squadra giallazzurra si ferma convinta di un’imminente interruzione. Il fischio però non arriva, il Pescara prosegue l’azione e deposita in rete tra le proteste generali. Ne nasce un parapiglia, con confusione e tensione: inizialmente sembra che il gioco fosse stato fermato, ma in realtà non c’è stato alcun provvedimento arbitrale. La rete viene convalidata e le polemiche si trascinano fino all’intervallo.
Nel primo tempo c’è spazio anche per un gol annullato a Calvani, giudicato falloso per una presunta spinta su un difensore. Una decisione che lascia più di un dubbio e che contribuisce ad alimentare la sensazione di una direzione di gara poco convincente, scontentando entrambe le squadre.
Nella ripresa il Frosinone cambia atteggiamento: meno geometrie, più orgoglio. La squadra di Massimiliano Alvini alza il baricentro e si affida soprattutto alla determinazione. Calò, tra i più lucidi, accorcia le distanze trasformando con freddezza un calcio di rigore – anch’esso oggetto di proteste pescaresi – e confermandosi pericoloso su ogni palla inattiva. In mezzo al campo l’ingresso di forze fresche dà dinamismo: maggiore aggressività nei contrasti e più presenza negli ultimi trenta metri.
Il pareggio arriva in pieno recupero con Raimondo, bravo a sfruttare un pallone vagante e a regalare un punto che evita la sconfitta ma non cancella le criticità emerse. La reazione c’è stata, ma è nata più dall’istinto che da una manovra realmente fluida.
Dietro, invece, restano le ombre: incertezze evidenti sul piano difensivo, poca comunicazione in occasione del secondo gol e una gestione complessiva che ha trasmesso insicurezza. Palmisani paga l’equivoco sull’azione del raddoppio ospite, mentre la linea arretrata nel primo tempo appare spesso in affanno. Qualche segnale incoraggiante arriva nella seconda parte di gara, quando i cambi – da Koné a Gelli – portano maggiore equilibrio e intensità.
In attacco Ghedjemis è tra i più vivaci per capacità di saltare l’uomo e creare superiorità, mentre Zilli e Kvernadze non riescono a incidere come ci si aspetterebbe. Raimondo e Fiori, subentrati, danno invece energia e presenza nell’area avversaria, sfiorando addirittura il colpo pieno nel finale.
La classifica nel frattempo si muove: il Venezia FC travolge l’US Avellino 1912 con un netto 4-0, mentre il AC Monza passa 3-1 sul campo del AC Cesena, salendo entrambe a quota 60 punti. Il Frosinone, con questo punto, va a 55 e vede avvicinarsi il Palermo FC, vittorioso 2-1 sul Mantova 1911 e ora a 54.
Più che il risultato, a pesare è la sensazione di una squadra un po’ fragile nei momenti chiave. E sullo sfondo resta il tema arbitrale: una direzione che ha lasciato perplessi, ma che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà generali. In una stagione così equilibrata, ogni dettaglio può fare la differenza. E allo “Stirpe”, ancora una volta, gli episodi hanno avuto un peso determinante.