Frosinone – La città che ha dimenticato i suoi bambini: zero spazi, zero giochi, zero futuro

Zero spazi, zero giochi, zero futuro. I bambini di Frosinone crescono tra cemento e indifferenza. E a nessuno importa

Frosinone non è una città per bambini. E non è uno slogan polemico. È un dato di fatto, un’amara constatazione che ogni genitore, nonno, zio o semplice cittadino dovrebbe avere il coraggio di fare. Provate a chiedervi: dove può andare un bambino a giocare, svagarsi, socializzare in questa città? E no, non limitatevi a rispondere “ai giardinetti” o “in villa comunale”. Fatevi un giro. Guardate con i vostri occhi. Scoprirete che i luoghi dedicati ai più piccoli sono pochi, trascurati, spesso fatiscenti o addirittura inesistenti.

Non è questione di nostalgie o di “ai miei tempi sì che si giocava per strada”. È questione di opportunità negata, di spazi mai progettati davvero per i bambini, di una città che negli anni ha costruito cemento su cemento dimenticandosi completamente di pensare a loro.

La città “vietata” ai bambini

Non si tratta solo del divieto di giocare a pallone in piazza Turriziani. Quello è solo il segnale più evidente di una mentalità che vede i bambini come un “fastidio” da spostare, allontanare, contenere. Ma se non lì, allora dove? Quali alternative offre questa città ai suoi piccoli cittadini? Guardiamoci attorno: la piazza del centro storico trasformata in un salotto freddo e vuoto dove ogni movimento è sgradito. I giochi della stazione eliminati, cancellati dal cemento e dall’indifferenza. La villa comunale, un tempo ricca di attrazioni, oggi ridotta a un’area triste e incompleta, dove i giochi rotti vengono rimossi e non sostituiti. Rimane un’altalena senza corde, che è tutto un programma.

E allora dove dovrebbe andare un bambino che vuole semplicemente uscire all’aria aperta, incontrare altri coetanei, scoprire il piacere di correre, ridere, giocare? In città non esiste una vera alternativa pubblica, libera, accogliente e pensata davvero per i più piccoli.

Un’infanzia senza spazi è un’infanzia negata

Il problema, però, non è solo fisico. È culturale. È una città che ha progressivamente smesso di considerare i bambini come una priorità, come una risorsa da coltivare. I bambini non votano, non fanno rumore, non protestano sui social, e quindi vengono sistematicamente dimenticati.

Non si organizzano eventi per loro, non si progettano aree verdi attrezzate, non si promuovono iniziative che li coinvolgano davvero. Mentre in altre città nascono ludoteche comunali, laboratori creativi, piccole biblioteche per bambini, parchi gioco curati e moderni, qui tutto tace. E nel silenzio cresce una generazione di bambini che, privata di stimoli e spazi, si rifugia nei videogiochi, nei tablet, nelle solitudini digitali. E poi, quando crescono, ci sorprendiamo se si isolano, se non socializzano, se hanno difficoltà a rapportarsi con gli altri. La verità è che gli adulti di oggi stanno tradendo i bambini di oggi, negandogli occasioni, spazi, relazioni, valori.

Frosinone, capoluogo di provincia ma fanalino di coda per i bambini

È impensabile che nel 2025 un capoluogo di provincia non offra un solo vero parco giochi moderno e completo, un’area sportiva pubblica per bambini, una piazza pensata per accogliere i più piccoli e le loro famiglie. Invece accade, ed è una responsabilità collettiva. Accade che chi ha meno possibilità economiche non abbia nemmeno il diritto di portare i figli a giocare sotto casa, accade che ogni nuovo intervento urbanistico sia pensato per le auto, per i bar, per le panchine di design, mai per un bambino con una palla, un monopattino, un gioco.

Accade che a forza di togliere, vietare, dimenticare, la città diventi ostile, grigia, inospitale per chi dovrebbe essere invece al centro di ogni progetto di futuro.

È ora di indignarsi davvero

Questa non vuole essere una polemica sterile. Ma una denuncia. È il tentativo di accendere una luce su un problema che nessuno sembra voler vedere. Perché una città che dimentica i suoi bambini è una città destinata a morire lentamente. Senza voci, senza risate, senza corse, senza futuro.

Se vogliamo cambiare rotta, dobbiamo iniziare da qui. Dai bambini. Dalle piazze, dai parchi, dagli spazi che oggi non esistono o sono lasciati al degrado. Non è accettabile che un bambino debba crescere senza un luogo in cui giocare, senza un angolo di verde, senza un campo, senza un’area sicura dove essere semplicemente se stesso. Frosinone deve scegliere se continuare a essere la città dei divieti e del cemento o diventare finalmente una città che sa prendersi cura dei suoi bambini.

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Giuseppe Manzo
Giuseppe Manzo
Aspirante giornalista e giovane praticante collabora attivamente con Frosinone News. È studente presso l’università La Sapienza di Roma e studia Comunicazione pubblica d’impresa. Ha inoltre una pagina YouTube dove pubblica periodicamente inchieste di intrattenimento

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