Frosinone, Marzi: “Contro il declino, pronto a trovare soluzioni con Mastrangeli ed Ottaviani”

L'ex sindaco ed attuale capogruppo di minoranza ritiene che porre rimedio al calo democrafico del capoluogo sia la vera urgente priorità

Chi urla non è più padrone di sé, ha perso il controllo. Lo dicono gli psicologi in fatto di educazione e rapporti col prossimo ma è valido anche in politica e soprattutto per chi, all’età dei capelli bianchi con sulle spalle appaganti successi professionali e nella vita pubblica, pensa di doversi rimboccare le maniche ancora, per salvare le strade e le piazze, i palazzi e gli angoli della città che ha vissuto sin dall’infanzia, da una decadenza drammatica che coincide con lo spopolamento senza sosta. Domenico Marzi, sindaco dal 1998 al 2007, oggi seduto tra i banchi della minoranza, del resto assume su di sé anche l’onere e l’onore di un nome che lo ricollega ad un altro primo cittadino storico del capoluogo, il nonno. Fatto sta che il dialogo e lo sforzo comuni, secondo la sua visione, devono sostituirsi ai veleni ed alle chiassate politiche, prima che diventi davvero troppo tardi per l’intera comunità. Così oggi, pur accarezzando il sogno di una sinistra che ritorni a conquistare gli elettori ed a governare il territorio ed il Paese, si dice pronto a individuare soluzioni insieme al sindaco Riccardo Mastrangeli, all’onorevole Nicola Ottaviani ed a tutti coloro che capiscono che è scoccata l’ora giusta per superare le divisioni strumentali in nome di obiettivi chiari, condivisi e, soprattutto, decisivi.

La denatalità è questione nazionale ma Frosinone, che nel 2001 faceva quasi 50mila residenti, oggi viaggia attorno ai 43mila. Mettendo a confronto 2008 e 2023, il calo delle nascite è addirittura del -34,2%. Cosa ne pensa?

“Che è la priorità da affrontare. Una questione che allarma quanti in politica vogliono risolvere i problemi e non apparire. Perché la tendenza a ritenere più importante il momento dell’apparizione rispetto a quello della concretezza mi sembra resistere, nonostante tutto. Oggi, invece, bisogna assolutamente riportare in città un maggior numero di presenze”.

“La stazione Tav in linea può portare 6-7 mila abitanti in più”

A cosa si riferisce in particolare? All’aeroporto?

“No. Ad una questione solo lambita dalla politica in determinati momenti. Ma urge che tutti insieme facciamo fronte per chiedere una fermata della superveloce con almeno 6 corse al giorno. Una stazione in linea avrebbe la capacità di attrazione giusta per tornare a far crescere il declinante grafico Istat dei residenti. L’aeroporto a me pare lo specchietto per le allodole di cui spesso si parla in riferimento a progetti irrealizzabili. Ricordo che lo scalo venne stigmatizzato negativamente da Enac, con argomentazioni che non possono essere modificate né dall’oggi al domani e neppure dopo, come per le barriere naturali costituite dalle catene montuose. Era il 2004-2005 ed ero sindaco, quando Ryanair escludeva la possibilità di collegamenti da Frosinone perché Viterbo costituiva un’occasione operativamente migliore”.

Alta velocità quale unica e grande possibilità per una svolta necessaria?

“E’ proprio così. Bisogna tutti insieme andare a chiedere con determinazione una nuova stazione in linea, analoga all’alta velocità Mediopadana di Reggio Emilia, intermedia tra Milano e Bologna. E’ un progetto non immediato per quanto riguarda le ricadute, ma migliorerebbe la vita di Frosinone nel futuro prossimo: a 20 anni. Del resto i tempi della politica non possono essere l’immediato oppure l’arco di un singolo mandato”.

“Sui progetti condivisi e decisivi si deve fare fronte comune”

Si spieghi.

“Se 20 anni fa avessimo proposto e concepito la Frosinone-Latina a scorrimento veloce non ci ritroveremmo nella situazione attuale della Monti Lepini: con due province che hanno visto scorrere il tempo utilizzando nei lustri la stessa identica, inadeguata carreggiata stradale”.

Collegamenti trasversali, città intercomunale per dialogo e integrazione con Latina: a questo pensa?

“La città intercomunale è un’idea che tutti abbiamo apprezzato per puntare ad un’aggregazione che crei un polo urbano più importante demograficamente. Ma anche questo progetto corre il rischio dello “specchietto per le allodole” se non sostenuto adeguatamente dalla politica, con determinazione e senza strumentalizzazioni e divisioni.

Quindi apertura ufficiale a Mastrangeli e Ottaviani?

“Sulla priorità individuata in politica si deve essere in grado di saper superare gli schieramenti. Se la città deve raggiungere un risultato, allora Marzi può dialogare con Mastrangeli, Ottaviani. Ed io penso che fare a Frosinone la stazione Tav significherebbe portare al 2035 almeno 6-7 mila abitanti in più. Se la città riesce in questo obiettivo rilancio”.

Altrimenti?

“Basta girare per le strade e imbattersi nei luoghi dell’abbandono, negli angoli affidati alle deiezioni canine, nei tratti dove si spaccia. Frosinone non migliora con l’asfalto, con il Brt, con le panchine nuove ma con l’incremento degli abitanti che risiedono stabilmente. Ho la fortuna di non avere più ambizioni politiche alla mia età. Penso che si debba dare un contributo alla città dialogando e per questo, quando alcuni dicono: ‘Marzi perché non ti opponi?’, io replico che non posso e non devo urlare. Ma posso e devo chedere a Mastrangeli di attivarsi nei prossimi mesi, ad esempio, nel fare parcheggi in aree della città che ne sono sprovviste, anche se parliamo di localizzazioni ritenute conflittuali con la mobilità alternativa progettata. Penso a Via Ciamarra e via Aldo Moro”.

C’è rischio di confondere ruoli tra maggioranza e minoranza?

“Penso che in momenti come questo si debbano dare contributi positivi. Non è il tempo per l’opposizione sterile. Non voto e dico no solo perché c’è in Consiglio un debito fuori bilancio. Se il passaggio è lineare e l’amministrazione riconosce quanto disposto da una sentenza della Cassazione, bisogna pagare. Certo non voterei un debito nato da un errore dell’amministrazione”.

“Brt, collaborerò col sindaco, non coi malpancisti: l’avevano approvato”

…Che secondo lei sbagliava ad andare avanti sul Brt.

“Quanto al Brt, a suo tempo sono stato con Fernando Picchi a misurare via Marittima e via Moro. La carreggiata è larga 11 metri. A meno che non si vogliano rimuovere i marciapiedi. Parliamo di uno spazio oggettivamente insufficiente ad ospitare la corsia del bus rapid transit e i sensi di marcia. Lo dovrà capire chi sta facendo richieste di finanziamento ex Pnrr. Ma questo discorso non pare essere stato compreso, soprattutto, a suo tempo da chi ha votato Mastrangeli e poi s’è messo a fare opposizione al Brt. Per cui oggi io dico: caro sindaco ti aiuto ad uscire dalla palude del Brt e troviamo insieme una soluzione. Precisando che non intendo certo individuarla insieme a coloro che avevano votato ciecamente per il progetto. Noi avevamo prospettato i nostri dubbi ma i cittadini non ci hanno premiati. Ma oggi parlare di Brt in senso critico da parte di chi l’ha approvato mi sembra anche troppo”.

Molto sullo sfondo del Consiglio comunale resta la politica, con un centrosinistra ancora e sempre diviso ed un centrodestra in attesa del congresso del primo partito della coalizione, FdI, col record di 1400 tesserati. Cosa ne pensa?

“FdI è passato dal 4% al 30% circa di elettori e con balzi di questo genere ti ritrovi molti elettori ma non altrettante teste pensanti. Mi viene da dire che anche un Pd rinnovato, simpatico e allegro potrebbe fare un balzo dal 20 al 35% magari. Se non c’è stata nessuna pregiudiziale nei confronti di un parito con la Fiamma nel simbolo, a maggior ragione non ci può essere pregiudiziale per il Partito Democratico. Ma servono persone capaci di saper intercettare lo spirito del momento, capaci di creare entusiasmo e dialogo. E guai ad urlare. Purtroppo il Pd urla ancora, a volte”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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