Il quadro politico del Comune di Frosinone continua a registrare una fase di tensione e di stallo strategico all’interno della maggioranza. Lo scontro si articola su due fronti principali: da una parte l’impasse sulla presidenza del Consiglio comunale, dall’altra le misure di riassetto degli incarichi e azzeramento della Giunta ventilate da alcuni gruppi, a cui il sindaco Riccardo Mastrangeli ha risposto con l’ipotesi delle dimissioni. Tanto per cominciare, la riunione di maggioranza di giovedì scorso non ha portato ad alcun accordo per l’individuazione di una candidatura unitaria alla presidenza dell’Assise cittadina, lasciando sul campo due opzioni distinte.
Innanzitutto la candidatura di Marco Ferrara: il consigliere di “Mani Libere” ha respinto ogni invito a ritirare la propria disponibilità, rivendicando una militanza di 14 anni nel centrodestra e l’esperienza maturata. Ferrara ha sottolineato come, non essendogli stato concesso un ruolo in quasi tre lustri di militanza coerente nello schieramento, la presidenza rappresenti un passaggio politico dovuto, visti e considerati anche i consensi ricevuti sulle modalità di esercizio del ruolo nella qualità di vicepresidente.
Ferrara non fa passi indietro, rilancia la richiesta d’essere confermato nel ruolo
Resta poi la candidatura di Gianpiero Fabrizi (Lista Ottaviani): La Lista Ottaviani rivendica la casella per ragioni di continuità istituzionale e di peso rappresentativo (indicando Fabrizi anche se nel corso della riunione il nome del professionista e consigliere di maggioranza non è stato fatto). Nel dibattito si evidenzia la rimodulazione dei numeri: a suo tempo Max Tagliaferri aveva abbandonato il gruppo dell’ex sindaco, ed oggi la lista Ottaviani conta tre consiglieri, due assessori e il presidente ormai dimessosi. Nonostante le nuove consistenze, Claudio Caparrelli (Polo civico) sostiene la linea del mantenimento della presidenza alla lista.
L’ex socio di maggioranza della coalizione, Fratelli d’Italia (rimasta con due consiglieri) espone intanto il veto su Ferrara: Franco Carfagna ha formalizzato l’esistenza di un blocco assoluto (attribuito ai vertici regionali con il deputato Paolo Trancassini) sui nomi di Marco Ferrara e Sergio Crescenzi, confermando che il gruppo voterà in linea con le indicazioni del Sindaco. Ferrara ha risposto sottolineando il peso numerico ridotto degli interlocutori (“voi contate 2”) e replicando con un principio di “veto porta veto”.
Altre posizioni sono emerse nel dibattito della maggioranza come quella di Andrea Turriziani che avanza una propria rivendicazione autonoma nel tentativo di mettersi a disposizione per una sintesi. Ma si è ritrovato a fare i conti con chi ricorda sempre i suoi trascorsi posizionamenti in area dem.
Dal vicesindaco Antonio Scaccia l’ipotesi di azzeramento dell’esecutivo
L’intervento del vicesindaco e assessore Antonio Scaccia, arrivato a riunione iniziata, ridefinisce il perimetro del confronto ventilando l’ipotesi di un azzeramento completo della Giunta, con conseguente riassegnazione delle deleghe sulla base dei nuovi equilibri d’aula. Ferrara si è accodato alla proposta, ipotizzando un ricalcolo complessivo sui 10 posti (9 assessori + la presidenza d’Assise). La Lista per Frosinone, forte dei numeri attuali (4 consiglieri più i possibili apporti di Crescenzi e Ferrara), rivendica un peso primario. Ferrara e Crescenzi danno anche la disponibilità a firmare un “patto di fine consiliatura” in caso di rimpasto completo, con appoggio a Mastrangeli. Tra Lista per Frosinone e “Mani Libere” del resto si valuta la costituzione di un patto federativo da 6 consiglieri.
La controffensiva del Sindaco Mastrangeli arriva nella parte più calda del dibattito. Di fronte alla prospettiva di azzerare la Giunta – prospettiva accolta in prima battuta da un silenzio generale della sala – il Sindaco ha respinto la proposta giudicandola tardiva nei tempi e ha minacciato le dimissioni. Mastrangeli ha chiarito il suo schema politico: dimissioni e apertura della finestra di 20 giorni prevista dalla legge. Eventuale ricomposizione politica entro i termini o ritorno immediato alle urne. Il tutto nella convinzione dichiarata di poter riorganizzare la coalizione ed essere rieletto nel 2027 (o al voto anticipato), anche aprendo a soggetti oggi esterni alla maggioranza.
Il sindaco minaccia dimissioni, Ferrara profila la candidatura a primo cittadino
A questo punto arriva la mossa di Ferrara: in caso di mancato rimpasto e chiusura sulla linea Scaccia, Ferrara ha paventato la propria candidatura a Sindaco a capo di una coalizione alternativa (ipotesi Terzo Polo o liste legate a Vannacci). Confronto finito con un nulla di fatto sulla presidenza del Consiglio e maggioranza rimasta a fare i conti coi due candidati e l’incognita delle ulteriori votazioni in seduta consiliare da affrontare praticamente al buio.
Parallelamente alle vicende politiche della maggioranza, l’attività istituzionale ha richiesto la definizione dei lavori d’aula attraverso due successive riunioni della Conferenza dei Capigruppo convocata in modalità depotenziata. Mercoledì scorso s’è svolta la prima riunione alla quale hanno preso parte solo rappresentanti della maggioranza. C’è stata la presa d’atto della convocazione dell’assise con ai primi due punti l’elezione del presidente dell’assemblea e dei componenti dell’Ufficio di Presidenza dell’organo consiliare.
Conferenza dei capigruppo in forma consultiva per convocare l’assise
Vista la situazione di vacatio istituzionale la Conferenza è stata tenuta nella veste di ‘organo consultivo e d’integrazione’, con la partecipazione – nella mattinata di sabato – anche del consigliere di minoranza Giovanni Bortone. Nonostante l’obbligo di inserire nei primissimi punti la governance dell’Assise, è stato concordato l’inserimento e la trattazione dei provvedimenti amministrativi urgenti ed indifferibili. Come nel caso dei provvedimenti finanziari e tributari urgenti: ad esempio delibere relative alla Tari. Appuntamenti per l’assemblea di Palazzo Munari fissati per mercoledì 29 luglio alle 15,30 in prima convocazione e giovedì 30 luglio alle 16,30 in seconda convocazione. Cosa ne verrà fuori resta un’incognita.