Dietro il ritorno del Frosinone in Serie A non c’è soltanto una stagione vincente sul campo, ma un percorso costruito nel tempo attraverso equilibrio finanziario, valorizzazione dei giovani e una precisa identità societaria. In un’ampia intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il presidente Maurizio Stirpe ha ripercorso le tappe che hanno riportato i giallazzurri nella massima serie, soffermandosi sui segreti del successo e sugli obiettivi che attendono il club.
Per il patron ciociaro, alla guida della società da oltre vent’anni, il prossimo traguardo ha un significato speciale. Dopo aver conquistato quattro promozioni in Serie A, il sogno da realizzare resta la permanenza nella massima categoria. «Sarebbe il mio scudetto», ha dichiarato Stirpe nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, sottolineando come il mantenimento della categoria rappresenti la sfida più importante mai affrontata dal club.
Secondo il presidente, la chiave della straordinaria stagione appena conclusa è stata soprattutto la compattezza dell’ambiente. Stirpe ha evidenziato come, per la prima volta nella sua lunga esperienza calcistica, tutte le componenti del club abbiano lavorato in perfetta sintonia, creando quell’equilibrio che ha permesso al Frosinone di costruire una cavalcata vincente.
Un risultato tutt’altro che scontato considerando il punto di partenza. Dodici mesi fa la priorità era restituire entusiasmo a una piazza reduce da stagioni complicate. L’obiettivo iniziale non era quello di vincere il campionato, ma di ricostruire un clima positivo attraverso professionalità, correttezza e senso di appartenenza.
Tra le scelte che si sono rivelate decisive, Stirpe ha indicato l’affidamento dell’area tecnica a Renzo Castagnini e della panchina a Massimiliano Alvini. Una decisione che inizialmente aveva suscitato qualche perplessità, soprattutto per il recente passato del tecnico toscano, ma che si è trasformata in una delle intuizioni più vincenti della stagione.
Nel corso della chiacchierata con la Gazzetta dello Sport, il presidente ha dedicato parole importanti anche a Fares Ghedjemis, una delle grandi rivelazioni del campionato. La convocazione dell’esterno con l’Algeria per la fase finale del Mondiale rappresenta infatti un motivo di orgoglio per l’intero club. Sul suo futuro, Stirpe ha ribadito una linea chiara: la volontà del giocatore sarà determinante, proprio come accaduto durante l’ultima sessione di mercato quando, nonostante offerte importanti, il calciatore decise di restare in Ciociaria.
Il discorso si è poi allargato ai tanti giovani arrivati in prestito che hanno contribuito alla promozione, come Antonio Raimondo, Giorgio Cittadini e Gabriele Calvani. La società valuterà con i rispettivi club proprietari dei cartellini la possibilità di proseguire il percorso insieme, nella convinzione che il Frosinone possa rappresentare ancora un ambiente ideale per la loro crescita.
Sul piano della filosofia societaria, Stirpe ha ribadito come il club continuerà a puntare sulla valorizzazione dei giovani e sulla sostenibilità, senza però limitare il proprio raggio d’azione. Se da un lato i calciatori italiani possono favorire un legame più forte con il territorio, dall’altro il mercato internazionale resta una risorsa da esplorare per cogliere opportunità importanti.
Guardando alla prossima Serie A, il presidente non vuole rinunciare all’identità che ha caratterizzato la squadra durante l’ultima stagione. Il Frosinone dovrà certamente acquisire maggiore solidità, ma senza snaturare la propria proposta di gioco. Per Stirpe, affrontare avversari economicamente e tecnicamente superiori richiederà coraggio, creatività e la capacità di percorrere strade diverse rispetto ai grandi club.
Tra le quattro promozioni ottenute sotto la sua gestione, il numero uno giallazzurro considera proprio l’ultima la più significativa. Non soltanto per il risultato finale, ma per il modo in cui è arrivata: attraverso un calcio propositivo e capace di riavvicinare il pubblico alla squadra.
Un ruolo fondamentale continua inoltre ad averlo il Stadio Benito Stirpe, considerato da Stirpe molto più di un semplice impianto sportivo. Lo stadio di proprietà rappresenta infatti un punto di riferimento identitario per tifosi e società, oltre a garantire importanti benefici sotto il profilo gestionale.
Ripensando ai momenti più difficili della sua avventura nel calcio, il presidente ha ricordato la retrocessione in Serie C della stagione 2010-2011 come il passaggio più doloroso. Una ferita che, però, ha gettato le basi per la successiva rinascita culminata con la prima storica promozione in Serie A nel 2015.
Infine, alla domanda su chi incarni meglio la storia recente del club, Stirpe non ha avuto esitazioni nell’indicare Daniel Ciofani, simbolo di appartenenza, leadership e attaccamento alla maglia giallazzurra.
Sul futuro personale, il presidente ha ammesso che il proprio percorso alla guida del Frosinone è ormai entrato in una fase matura, pur senza nascondere la volontà di continuare a lavorare per il bene del club. Un legame profondo che lo porta a formulare un solo auspicio: trovare un giorno qualcuno che possa amare il Frosinone anche solo una parte di quanto lui lo abbia fatto in tutti questi anni.