‘Il grande nulla’, il giallo hard boiled firmato dal maestro del noir James Ellroy

La recensione del romanzo poliziesco, a forti tinte nere, pubblicato nel 1988 dal noto e apprezzato autore statunitense

L.A., l’anno è il 1950. La guerra è finita e siamo nel pieno della caccia alle streghe. Tre poliziotti precipitano in una ragnatela fatta di ambizione, perversione e inganno. Danny Upshaw, vicesceriffo della contea, è rimasto incastrato nelle indagini su una serie di brutali omicidi, di cui pare non importi nulla a nessuno, ma che possono essere l’occasione perfetta per fare carriera e saziare le proprie curiosità più sordide. Mal Considine, tenente di polizia, sta cercando di sfruttare la paura dei comunisti per scalare le gerarchie e ottenere la custodia di suo figlio, un ragazzino che ha salvato dalle macerie e dagli orrori dell’Europa. Turner «Buzz» Meeks, ex della narcotici, è stato invece arruolato dal miliardario Howard Hughes nella guerra santa contro i rossi. Per ognuno di loro il miraggio del successo spalancherà la porta su un mondo da incubo.

Il grande nulla (The Big Nowhere) è un romanzo poliziesco di James Ellroy pubblicato nel 1988 negli USA e nel 1990 in Italia (Mondadori); esso costituisce il secondo capitolo della quadrilogia di Los Angeles (L.A. Quartet).

Giallo…ma a tinte nere

La trama è quella di un giallo a tinte nere, con eroina, incesto, donne, violenza, rivolte razziali, efferati omicidi, corruzione dilagante, poliziotti che si rifiutano di indagare sui delitti perché le vittime sono “culi” (omosessuali), delinquenti che detengono il predominio sula città. Con questo romanzo siamo al secondo capitolo della tetralogia di Los Angeles iniziata con Dalia Nera. James Ellroy è duro, cupo anche più del solito. Con un linguaggio tagliente quanto una lama e ricco di toni come il suono di un sax mescola il gran lupanare hollywoodiano e la degenerazione delle forze dell’ordine, la delirante ipocrisia della caccia alle streghe e la follia omicida. In un caleidoscopio al nero sfumano le impressioni sensoriali del puzzo stantio di mille sigarette, del sapore bruciante dell’alcol torcibudella, degli umori di un sesso malsano. È in quest’atmosfera tossica che Danny, Mal e Buzz incrociano il proprio destino percorrendo le strade di uno degli avamposti dell’inferno americano, la mitica ‘Città degli Angeli’. Sinonimo di cinema, crimine e degrado morale. E anche loro – una costante tra i protagonisti di Ellroy – non si salvano, vacillano lungo la sottile linea rossa che separa il bene dal male, non completamente perduti ma con patacche per niente sbiadite sulla coscienza. Di contro, il killer degli omosessuali si trascina dietro una devastante vicenda umana e familiare che lascia persino spazio a un minimo di pietà nonostante la sua barbarie e la bramosia di sangue.

Doppia struttura e intreccio…’alchemico’

L’autore struttura una doppia trama con tre personaggi principali, una ricetta che sfrutterà appieno con i romanzi della USA Underworld Trilogy. La fiction si incastra alla perfezione in un contesto storico assolutamente realistico, con i rimandi alle Zoot Suite Riot, gli strascichi dell’omicidio della Dalia Nera e all’alba della Guerra Fredda. Insomma, gli ingredienti per un hard boiled di livello. Quando i due binari convergono, scoppia il caos. Le barriere saltano. I mondi si uniscono. Gli indizi trovano il loro collegamento inaspettato. I miseri localetti jazz dei bassifondi si trasformano in punti d’incontro sofisticati della Los Angeles benestante. Il mondo di sotto con i suoi tossici, protettori, spacciatori e prostitute si rovescia nel mondo di sopra e sui suoi avvocati, chirurghi, divi del cinema e lenoni raffinati. Dove Ellroy sfiora invece l’ironia è nelle pagine dedicate ai comunisti o presunti tali: è evidente agli stessi poliziotti quanto poco potessero essere dannosi alla sicurezza nazionale quegli attori verbosi, viziati, velleitari e la corte dei miracoli che avevano messo in piedi. 

La condanna di un’epoca

«Non ho mai dubitato della tua intelligenza, ragazzo. Del tuo coraggio sì. Della tua intelligenza mai. E ammetto di aver sottovalutato la tua ostinazione. Sono solo umano, sai».
«Oh no. Non lo è».
«Sangue e ossa, ragazzo. Eros e polvere, come tutti noi fragili mortali. Come te. Come te, che strisci in una fogna in cerca di risposte delle quali sarebbe molto meglio fare a meno».

I conti non tornano e non sempre il bene vince sul male, sul ‘nero’. Il pessimismo resta maledettamente dominante. Tutto lascia presagire che ci saranno altre orge, altri killer, altri misfatti, altri mafiosi che sottobanco stringono la mano ai potenti. E scorreranno altro sangue e altra disperazione a Los Angeles. In una sovrabbondanza di gente verbosa, viziosa, velleitaria e più interessata alla copula che alla politica. Con ‘Il grande nulla’, l’autore condanna i resti di un’epoca. Si tratta di una condanna trasversale, politica e morale. Il racconto di un mondo ferino dove niente sopravvive, eccetto i mostri, quelli veri. Nel loro status quo. Non è forse il libro migliore di Ellroy, ma si tratta di un ottimo romanzo per chi si avvicina all’autore. Forse chi ha letto gli altri grandi capolavori troverà queste pagine un po’ lente all’inizio poiché l’incedere calzante tipico dello scrittore sopraggiunge dopo la metà, quando i pezzi del puzzle iniziano ad incastrarsi.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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