In arrivo lezioni sulla sicurezza del lavoro in tutte le scuole, anche elementari

La proposta, che ha l'obiettivo di trasmettere una cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro fin da giovanissimi, sta andando avanti

Presto in Italia ci saranno lezioni di sicurezza sul lavoro e di diritto sul lavoro “in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Lo annuncia il presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati Walter Rizzetto, presente questa mattina a un evento promosso da Confsal a Bologna nell’ambito della kermesse “Ambiente lavoro” al quartiere fieristico. Rizzetto spiega infatti come la sua proposta sul tema, inizialmente pensata solo per le scuole superiori, “sta andando avanti ed è pronta per l’approdo in aula alla Camera dei deputati”, è stata ampliata a tutti gli istituti. L’obiettivo è trasmettere una cultura del diritto del lavoro e della sicurezza sui luoghi di lavoro fin da giovanissimi, perchè “purtroppo con tre morti al giorno ancora nel nostro nel nostro Paese gli studenti oltre a essere bravi nelle lingue e in informatica devono essere bravi anche rispetto alla sicurezza sui propri luoghi di lavoro, per lo meno una base, perché molto drammaticamente ne va della loro salute e ogni tanto anche della loro, della loro vita”.

Un traguardo che convince in pieno anche il segretario generale Snals-Confsal Elvira Serafini, che al dibattito di stamattina, introdotto da un videomessaggio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, ha partecipato insieme allo stesso Rizzetto, a Rosatilde Margiotta docente esperta in metodologie didattiche, Giuseppe Luciano presidente Osservatorio sicurezza sul lavoro Confsal e Fabrizio D’Ascenzo commissario Inail. “Il sindacato sta puntando molto sulla formazione, sulla sicurezza, ma siamo convinti che si parte da quando si è piccolini- spiega infatti Serafini- si deve partire dalla scuola dell’infanzia per inculcare nei futuri cittadini del domani la cultura della sicurezza. Formazione per i docenti per usare un linguaggio semplice e una formazione a tutto campo”.

L’auspicio è che si sviluppi un’educazione “che parta fin dai programmi didattici della scuola e che sviluppi una cultura della sicurezza anche nelle aziende, tra i lavoratori e i datori di lavoro”, aggiunge Giovanni Luciano. Ma Serafini avverte: i ragazzi, finchè sono nel ciclo scolastico, non devono essere mai considerati lavoratori, neanche nei periodi di Pcto, l’ex alternanza scuola-lavoro. “Gli studenti non devono essere assolutamente considerati tali: loro stanno sul posto a guardare, a imparare e non a lavorare. Questo deve essere chiaro. Il sindacato ci tiene a una formazione sul campo, ma che non deve essere concepita come lavoro attivo”, sottolinea ancora Serafini. Per questo, citando anche il caso della morte di Lorenzo Parelli, lo studente 18enne morto schiacciato da una trave a Udine durante l’ultimo giorno di alternanza, serve “un registro di imprese dove ci sia la sicurezza da parte di chi controlla, che ci siano tutte le carte in regola, e che siano delle imprese che assicurano i nostri giovani durante il percorso di formazione”.

E anche l’ex ministro Damiano è d’accordo. Seppur l’introduzione della formazione costituisca un “fatto molto positivo”, gli studenti “non sostituiscono gli operai. La funzione dell’alternanza scuola lavoro è quella dell’apprendimento, non dello svolgimento di un’attività ai fini produttivi”. E rilancia: “Quando parliamo ad esempio di stage e di tirocini, dovrebbe diventare finalmente norma il fatto che si pagano. Basta con il lavoro svolto gratuitamente in nome di una presunta formazione”. – Fonte www.dire.it –

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