Infarto sul pullman in autostrada mentre torna a casa dalla sua famiglia: salvato dall’Ares 118

Pontecorvo - Decisivo per il cinquantenne è stato l’intervento dell’auto medica e della Cardiologia di Frosinone

C’è un’Italia che non fa rumore. Un’Italia che lavora di notte, che corre lungo le autostrade mentre tutti dormono, che tende una mano senza chiedere nulla in cambio. È l’Italia delle ambulanze, dei soccorritori, degli infermieri e dei medici che ogni giorno combattono contro il tempo per salvare vite umane.

Ed è in quella Italia silenziosa che, nella notte, tra Pontecorvo e Ceprano, si è consumata una storia che parla di dolore, speranza e umanità. Su un autobus diretto all’aeroporto di Fiumicino viaggiava un uomo pakistano di poco più di cinquant’anni. Anni fa aveva lasciato il suo Paese inseguendo ciò che milioni di persone cercano quando partono: dignità, lavoro, futuro. Era arrivato in Italia portandosi addosso il peso della distanza e la responsabilità di una famiglia rimasta a casa, in Pakistan.

Per anni ha lavorato lontano dai suoi affetti, vivendo probabilmente di sacrifici e rinunce. Ogni stipendio diviso tra ciò che serviva per sopravvivere qui e ciò che invece prendeva la strada di casa, verso i suoi cari. Come fanno tanti invisibili che abitano le nostre città senza mai chiedere nulla. Quella notte, però, quel viaggio aveva un sapore diverso.
Non era un viaggio di lavoro. Era il ritorno tanto atteso. Dopo anni era finalmente riuscito a mettere insieme i soldi necessari per comprare un biglietto da oltre mille euro e tornare ad abbracciare la sua famiglia.

Aveva lasciato la Campania diretto a Fiumicino. Davanti a sé immaginava probabilmente il volto dei figli, della moglie, degli anziani genitori. Chissà quante volte aveva sognato quel momento. Poi, all’improvviso, il cuore ha ceduto. Un infarto violento, nella notte, nel mezzo dell’autostrada. La vita sospesa tra un casello e l’altro.

È lì che la macchina dei soccorsi dell’Ares 118 ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Gli operatori intervenuti tra Pontecorvo e Ceprano hanno capito immediatamente la gravità della situazione. Hanno lavorato contro il tempo, con la lucidità che solo chi vive quotidianamente l’emergenza riesce ad avere.

L’uomo è stato stabilizzato e trasferito all’ospedale ASL Frosinone, dove il reparto di Cardiologia si è preso cura di lui, confermando ancora una volta il valore di una sanità fatta di competenza ma soprattutto di umanità. Oggi quell’uomo è vivo.
E forse non saprà mai davvero chi siano stati i volti che gli hanno restituito il futuro. Non conoscerà i nomi di chi, in quella notte, gli ha impedito di morire lontano da casa, su un autobus diretto verso un sogno.

Ma questa storia racconta qualcosa che spesso dimentichiamo. Dietro ogni sirena c’è molto più di un intervento. C’è una battaglia silenziosa combattuta da professionisti che lavorano senza clamore, spesso senza riconoscimenti, caricandosi sulle spalle il peso delle vite degli altri.

E racconta anche la fragilità di migliaia di uomini e donne che arrivano in Italia inseguendo una possibilità. Persone che vivono ai margini delle cronache ma che mandano avanti intere famiglie con il sudore, con la nostalgia, con la speranza.

Quell’uomo pakistano voleva soltanto tornare ad abbracciare i suoi cari. Il destino aveva deciso diversamente. L’Ares 118 no.

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Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

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