“Interior/Exterior”, la mostra di Cesare Pigliacelli sbarca a Pesaro: svelata un’opera inedita

Un corpus di dipinti che indaga la relazione dialettica tra interiorità ed esteriorità. La mostra presso la Galleria Rossini

Dopo Roma e Anagni, inaugurata a Pesaro, presso la Galleria Rossini, lo scorso giovedì 11 settembre, la mostra INTERIOR/EXTERIOR, personale dell’artista Cesare Pigliacelli a cura di Marcello Carlino.

Alla presenza di Daniele Vimini, Vice Sindaco del Comune di Pesaro con delega alla Cultura, in occasione dell’inaugurazione l’artista ha svelato un’opera inedita, ritratto del compositore pesarese Gioachino Rossini, dal titolo “Crescendo rossiniano”, omaggio a Pesaro e alla sua eredità culturale.

Con INTERIOR/EXTERIOR, Cesare Pigliacelli espone la sua produzione più recente, un corpus di opere che indaga la relazione dialettica tra interiorità ed esteriorità: da un lato l’Interior, spazio della memoria, della riflessione, del dubbio; dall’altro l’Exterior, luogo della superficie, dell’apparenza, della seduzione visiva imposta dalla società dell’immagine. La mostra è aperta dal 12 al 17 settembre 2025
dal lunedì al giovedì h 10 – 13; 16 – 20 e dal venerdì a domenica h 10 – 13; 17 – 22.

Attraverso una tecnica pittorica a olio di straordinaria precisione e profondità, l’artista restituisce immagini cariche di dettaglio e tensione emotiva. Il suo iperrealismo non è mai fine a sé stesso, ma diventa strumento di racconto, critica e introspezione. La sua pittura, evocando le ombre e le luci del Caravaggio, si fa strumento di consapevolezza: è nel chiaroscuro dell’anima e della società che si può trovare il germe del cambiamento. In questo viaggio tra sacro e profano, icone antiche e miti contemporanei, Pigliacelli esplora il rapporto complesso tra individuo e collettività, tra cultura umanistica e dominio tecnologico. E in questo conflitto si aprono varchi di speranza, possibilità di rinascita e riscatto.

La tensione tra due linguaggi

Marcello Carlino, curatore della mostra, scrive: «La pittura di Cesare Pigliacelli parla del mondo, dell’universo delusivo, fatto dall’uomo, che soffoca l’uomo, ma pure non chiude le porte alla speranza. Di ciò si ha traccia, la più chiara, nella mostra di corpi, nella loro presenza che richiama la condizione umana nel suo preesistere alla storia, nella sua bella nudità non ancora determinata dal contratto sociale, nella sua disponibilità come creaturale ad un nuovo inizio.»

Elemento distintivo dell’opera di Pigliacelli è proprio la tensione tra due linguaggi: da un lato il patrimonio iconografico della tradizione artistica italiana, dall’altro i codici visivi della comunicazione di massa e della pubblicità. L’artista, che nella vita professionale lavora come pubblicitario da ormai quarant’anni, trasforma questi strumenti in un dispositivo critico: li utilizza per metterli in discussione, sovvertendone le logiche persuasive e mettendo a nudo le contraddizioni della società contemporanea.

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