La vera scadenza resta quella del 26 ottobre. È da quel giorno che le dimissioni del sindaco Riccardo Mastrangeli, rassegnate lunedì scorso, potrebbero diventare definitive, consegnando il capoluogo ciociaro a un commissario prefettizio. Fino ad allora, il primo cittadino ha tempo per tentare di rimettere in piedi la sua maggioranza di centrodestra. E il primo passo lo ha compiuto ieri sera, in coincidenza con la scadenza dell’ultimatum lanciato ai partiti della coalizione: un comunicato stampa nel quale annunciava di voler procedere “alla ricostituzione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale, tenendo conto anche della necessità di chiarire il quadro politico”.
Alle parole è seguito l’atto formale. Una richiesta protocollata alle 18.26 di ieri e indirizzata al presidente facente funzioni del Consiglio comunale, Marco Ferrara, e per conoscenza al prefetto di Frosinone, al segretario generale e alla Segreteria generale dell’ente. Nella lettera, Mastrangeli, “nella qualità di Sindaco, ai sensi dell’art. 39 del TUEL e dell’art. 25 del Regolamento del Consiglio Comunale”, chiede «di convocare il Consiglio Comunale con procedura di urgenza ai sensi dell’art. 26 del Regolamento del Consiglio Comunale, con preavviso di 24 ore, in prima convocazione per il giorno 13 ottobre ed in seconda convocazione per il giorno 14 ottobre».
La lettera scritta al presidente f.f. Ferrara e inviata per conoscenza al prefetto
Un solo punto all’ordine del giorno: “Elezione del Presidente del Consiglio, di due vice Presidenti e di due segretari consiglieri”. Quanto alle ragioni dell’urgenza, il sindaco le motiva con “la necessità di ricostituire con immediatezza il plenum dell’Ufficio di Presidenza e consentire conseguentemente la ripresa della piena attività del Consiglio Comunale”. La proposta di deliberazione, si legge ancora, “è agli atti della Segreteria Generale, completa dei pareri”, con l’ufficio di segreteria a disposizione “per il supporto necessario alla convocazione”. Non è un dettaglio la scelta di inviare la richiesta anche al prefetto: la presidenza dell’aula è vacante da quattro mesi e su questa paralisi la Prefettura mantiene da tempo alta l’attenzione tentando di pressare discretamente per una soluzione a questo punto indilazionabile.
Fin qui l’ufficialità. Dietro le quinte, i bene informati parlano della decisione di presentarsi in aula con la candidatura dell’avvocato Gianpiero Fabrizi, preferito all’altro nome rimasto in corsa nelle ultime ore, Marco Sordi. L’operazione punterebbe a raggiungere il quorum di 17 voti contando sui consensi reperibili in assise, al di là degli schieramenti, e facendo leva sul voto segreto previsto per l’elezione del presidente. In altre parole, i numeri potrebbero esserci. Ma potrebbero anche dare vita, se l’operazione andasse in porto, a una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne, chiamata a governare la città nei sette mesi che restano alla fine naturale della consiliatura.
Restano invece irrisolti i problemi politici sollevati da Fratelli d’Italia. Il 7 ottobre il capogruppo in Consiglio, Franco Carfagna, aveva chiesto formalmente al sindaco di estromettere dalla maggioranza i consiglieri vicini a Futuro Nazionale, il movimento del generale Roberto Vannacci. Una richiesta ribadita ieri dal coordinatore regionale del partito, il deputato Paolo Trancassini, nelle dichiarazioni raccolte dal collega Corrado Trento, che l’ha definita una “priorità politica”. Tradotto: il ritiro delle deleghe al vicesindaco Antonio Scaccia e all’assessora Maria Teresa Spaziani Testa, entrati a suo tempo in maggioranza con la Lista per Frosinone.
La revoca delle deleghe a Scaccia e Spaziani Testa resta la priorità di FdI
È una linea che mira a ricomporre l’unità del centrodestra secondo lo schema nazionale, tagliando fuori Futuro Nazionale. E sulla quale si sono allineati anche Claudio Durigon, leader della Lega nel Lazio e sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali (raggiunto anche lui ieri da C. Trento), e il coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore Claudio Fazzone. Sulle stesse posizioni di FdI si collocano peraltro anche i tre consiglieri del Polo civico: Claudio Caparrelli, Andrea Turriziani e Christian Alviani.
Al di là dell’elezione del presidente e dell’Ufficio di presidenza, dunque, il nodo dei vannacciani resta intatto. Ed è difficile immaginare che Mastrangeli, insieme al deputato Nicola Ottaviani, che sta seguendo e indirizzando l’evoluzione della crisi, possa sottrarsi ancora a lungo dall’affrontarlo. A meno che il sindaco non decida, alla fine, di non revocare le dimissioni.
Seduta a Palazzo Munari possibile già fra il 13 ed il 14 ottobre
Sulla candidatura di Fabrizi, però, i numeri potrebbero materializzarsi proprio perché la partita a Palazzo Munari può essere disgiunta dagli equilibri politici della maggioranza. Due i fattori in gioco. Da un lato, c’è chi ritiene che consegnare la città a un commissario prefettizio per sette mesi sarebbe più dannoso di una gestione Mastrangeli, pur non condivisa. Dall’altro, c’è il “partito” di chi la poltrona non intende lasciarla: per ragioni strettamente economiche o per la visibilità che la carica garantisce in vista di una campagna elettorale che si annuncia aspra e senza esclusione di colpi.
Lunedì l’aula dirà se basterà un presidente per tenere in vita la consiliatura. La questione politica, invece, ha tempo fino al 26 ottobre. Ma Trancassini la pensa diversamente, Fazzone è tranchant, Marzi riflette. Tra poco su Frosinone News interviste a altri approfondimenti.