La crisi di Frosinone, Marzi: “Staccare la spina ora? Un errore. Nove mesi di campagna elettorale non servono”

L'ex sindaco giudica legittima la scelta di Mastrangeli di tornare in aula. Ma avverte: l’elezione del presidente non c'entra con la politica

L’ex sindaco Domenico Marzi, capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale, comprende la scelta del primo cittadino di tornare in aula nel pieno della crisi amministrativa: “È una sua scelta, del tutto legittima, per verificare se esistono i numeri per eleggere il presidente. Il problema è cosa accadrà, visto che Fratelli d’Italia ha deciso che prima va affrontato il nodo politico”.

  • – Eleggere il presidente d’aula non è anche un modo, per il sindaco, di ridisegnare il perimetro della maggioranza?

“L’elezione del presidente del Consiglio non ha nulla a che vedere con l’andamento politico della maggioranza. Semmai, la mancata elezione è il segnale di un cattivo funzionamento della coalizione, che non è stata in grado di mettere insieme i numeri necessari e ha mostrato una mancanza di amalgama. Di fronte a questa situazione, a parte chi strepita perché antagonista e non costruttivo, il cittadino resta disorientato: vorrebbe non solo l’elezione del presidente, ma soprattutto la soluzione dei problemi della città, senza perdere tempo”.

  • – Ma se il sindaco trova i numeri in Consiglio sull’Ufficio di presidenza, rimette insieme anche la maggioranza. O non è così?

“Qualcuno vuole sostenere che votare un presidente del Consiglio comunale sia anche un’espressione politica? Per me non lo è. Lo ripeto: un’elezione del genere non ha nulla a che vedere con la politica. Ma se non avesse i numeri, indubbiamente Mastrangeli dovrebbe dimettersi, lasciando il posto al commissario prefettizio da qui a maggio prossimo”.

  • – Già, il commissariamento. C’è chi lo preferisce alla prosecuzione dell’attuale gestione amministrativa. Cosa ne pensa?

“Mi chiedo che cosa cambi, nel giudizio che la città dà di questa amministrazione, tra una gestione commissariale e il proseguimento dell’attuale gestione Mastrangeli. Credo nulla, perché quel giudizio è ormai maturato e non può cambiare in questa coda di consiliatura”.

“Non è la lista Marzi a dover garantire niente in aula. I socialisti piuttosto…”

  • – E dunque, conviene alla città il commissariamento adesso?

“Parliamo di un distacco del Consiglio comunale che può arrivare fino a nove mesi. A parte tutta la batracomiomachia che vogliono mettere in scena, cosa ottengono in più quelli che sono favorevoli a staccare subito la spina? Una campagna elettorale che dura nove mesi invece di uno. Dal punto di vista amministrativo, invece, andare a casa prima è secondo me un errore clamoroso. Mi auguro che Mastrangeli trovi i numeri, e credo che li abbia a prescindere da un eventuale contributo che possano dare i socialisti”.

  • – I socialisti?

“Non capisco perché si parli della Lista Marzi quando si discute dei confini della maggioranza, visto che io non ho nulla da chiedere all’amministrazione – e non l’ho mai fatto – se non una buona amministrazione. I socialisti, invece, sono arrivati a chiedere una presidenza di commissione, hanno dato vita alla lista Area Vasta, e se c’è un partito che può assecondare le esigenze di questo frangente è proprio quello dei socialisti. Io sto ancora aspettando che il ripristino dell’impianto di risalita venga affrontato con grande determinazione. E nel prossimo Consiglio comunale tornerò su questo argomento, documentando puntualmente l’inettitudine”.

  • – Quale sarebbe, allora, l’atteggiamento giusto sulla presidenza d’aula?

“Se l’amministrazione si blocca, il commissario non può fare granché. Se l’amministrazione va avanti, il sindaco, sia pure incalzato a dovere, può muoversi. Lo chiedo senza spirito polemico e con la massima tranquillità: l’interesse della città è avere davanti nove mesi di campagna elettorale, o che in questo periodo si risolva qualche problema che riguarda tutti? Il resto non mi interessa. Non ho mai chiesto posti o cose del genere. Chi fa certi discorsi perché tiene allo stipendio da assessore o da presidente porta avanti soltanto un’istanza di miseria politica. Io penso, e ho sempre pensato, ad altro: a una comunità che va tutelata”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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