L’epatite A arriva anche a Sora, quattro casi segnalati: due risalgono ai giorni scorsi

Situazione sotto controllo, nessun sintomo grave. Verifiche in corso su una possibile esposizione in un ristorante della città

Nuovo aggiornamento sul fronte epatite A in provincia. Si allarga anche a Sora il monitoraggio dopo la segnalazione, nei giorni scorsi, di una decina di casi in provincia di Frosinone collegati con ogni probabilità al consumo di pesce contaminato in area pontina. A Sora, secondo il dato aggiornato a oggi, 27 marzo, sono quattro i casi accertati, due dei quali risalenti al 16 marzo.

Al momento non si registra alcuna situazione di emergenza. I casi risultano contenuti e circoscritti, i soggetti interessati non presenterebbero sintomi gravi e sono sotto osservazione sanitaria. Nessun allarmismo, dunque, ma un’attenzione costante da parte delle autorità competenti che stanno seguendo l’evoluzione del quadro epidemiologico.

Nelle scorse ore è trapelata l’indiscrezione secondo cui uno dei soggetti avrebbe consumato un pasto in un ristorante cittadino. La circostanza, tuttavia, è ancora oggetto di verifiche e accertamenti da parte degli organi preposti e non risultano, allo stato attuale, provvedimenti specifici adottati nei confronti di attività della zona.

Il quadro provinciale

Anche in provincia di Frosinone, come già riportato, si sono registrati casi di epatite A tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, verosimilmente collegati al consumo di pesce contaminato in provincia di Latina. Si tratta di una decina di contagi complessivi. La situazione resta sotto controllo e nessuno dei pazienti avrebbe sviluppato complicanze gravi.

Nel Lazio, dall’inizio dell’anno, si contano complessivamente 120 contagi, di cui circa cinquanta a Roma. La Regione ha ribadito che i casi sono monitorati e circoscritti, con attività di tracciamento avviate già da febbraio e un rafforzamento della sorveglianza epidemiologica.

Più significativo il dato nella provincia di Latina, dove l’Asl ha segnalato 24 casi, con 6 ricoveri. A Gaeta il Comune ha introdotto una misura precauzionale vietando temporaneamente la somministrazione di frutti di mare crudi nei ristoranti e nei locali, nel tentativo di contenere l’aumento dei contagi. – LEGGI QUI.

Cos’è l’epatite A e come si trasmette

L’epatite A è un’infezione epatica contagiosa causata dal virus HAV. Si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibo contaminati, oppure tramite contatti ravvicinati con persone infette. Il periodo di incubazione può durare diverse settimane.

Quando presenti, i sintomi possono includere febbre, stanchezza, nausea, dolori addominali e, nei casi più evidenti, ittero con urine scure e feci chiare. Nei bambini e nei più piccoli l’infezione può manifestarsi anche in forma asintomatica, favorendo una diffusione inconsapevole.

Il contesto nazionale

L’attenzione resta alta nel Centro-Sud Italia. In Campania l’allarme è partito nelle scorse settimane: all’ospedale Cotugno di Napoli, struttura di riferimento per le malattie infettive, nel mese di marzo si sono registrati 73 ricoveri, con altri cinque pazienti transitati in pronto soccorso. Oltre 50 contagi si sono registrati in provincia di Caserta, con un picco a Sessa Aurunca, circa 25 in provincia di Salerno e una decina rispettivamente ad Avellino e Benevento. A Sala Consilina sono state adottate restrizioni nelle mense scolastiche, evitando temporaneamente il consumo di frutta fresca.

A livello nazionale, secondo i dati disponibili, nel 2026 si registrano 262 casi legati prevalentemente al consumo di frutti di mare, a fronte dei 43 rilevati nello stesso periodo del 2024, segno di un incremento che impone prudenza ma non panico.

Le raccomandazioni

Le autorità sanitarie richiamano al rispetto di semplici ma fondamentali norme igieniche: lavare accuratamente le mani, soprattutto prima dei pasti e durante la preparazione degli alimenti, utilizzare acqua potabile, pulire con attenzione frutta e verdura ed evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti.

Particolare cautela viene raccomandata per quel che concerne il consumo di frutti di mare, considerati tra i principali veicoli del virus se non trattati correttamente. Devono provenire da filiere certificate ed essere consumati solo dopo adeguata cottura, poiché la semplice marinatura non è sufficiente a eliminare il rischio.

A Sora, come nel resto del territorio, l’obiettivo resta contenere la diffusione del virus attraverso comportamenti responsabili e una corretta informazione, mantenendo alta la vigilanza ma senza creare inutili allarmismi.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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