Libia, scontri tra milizie a Tripoli. Il cronista: “Almeno dieci morti”

L'aeroporto è stato chiuso e la brigata dell'esercito che era intervenuta per ristabilire l'ordine si sarebbe ritirata

Libia – È di almeno dieci morti e 29 feriti il bilancio degli scontri in corso fra milizie rivali a Tripoli, la capitale della Libia, stando a quanto riferito all’agenzia Dire da Abdulkader Assad, caporedattore del quotidiano ‘The Libya Observer’ che rilancia numeri forniti dal servizio per le Emergenze e le ambulanze della città. Il cronista, che svolge il ruolo di caporedattore anche per il canale televisivo satellitare ‘Libya Al-Ahrar’, si trova al momento a Istanbul ma è in contatto con fonti locali. Il giornalista sta aggiornando di minuto in minuto la sua pagina Twitter con le notizie che arrivano da Tripoli.

LE VIOLENZE TRA MILIZIE

Alla Dire Assad conferma che le violenze, le peggiori in città dal cessate il fuoco siglato nell’ottobre 2020 fra le protagoniste della guerra civile nominalmente terminata l’anno scorso, vedrebbero protagoniste due milizie locali legate al potere tripolino: da una parte la Guardia presidenziale guidata da Abu Ras, mentre dall’altra esponenti della Rada Special Deterrence Forces, unità speciale che risponde al ministero degli Interni. Secondo le fonti sentite dal cronista, all’origine delle tensioni ci sarebbe il fatto che “alcuni esponenti della Guardia presidenziali sono ricercati dalla Rada per rapimento e omicidio”.

IL RITIRO DELL’ESERCITO

Le due fazioni hanno iniziato a confrontarsi in mattinata, nel centro della città, ma nuovi scontri sono scoppiati nel primo pomeriggio nella zona di Ain Zara, un sobborgo meridionale. Stando a quanto riferisce Assad su Twitter, la brigata 444 dell’esercito che era intervenuta per ristabilire l’ordine e per permettere ai civili di lasciare le zone al centro degli scontri si sarebbe ritirata dall’area.

CHIUSO L’AEROPORTO DI TRIPOLI

L’aeroporto della capitale, comunica inoltre il cronista libico, “è stato chiuso dopo che un ultimo volo è partito per la città saudita di Jedda per riportare in Libia i pellegrini che si erano recati alla Mecca”. Il governo di unità nazionale di base a Tripoli, guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, non ha ancora commentato gli scontri, mentre il Consiglio presidenziale, altra componente dell’esecutivo, ha chiesto alle parti di mettere fine ai combattimenti e ha annunciato indagini sugli scontri.

I DUE PREMIER E LA CRISI IN LIBIA

La giornata di tensione che sta vivendo Tripoli arriva nel pieno di una crisi politica segnata dalla contemporanea presenza di due primi ministri, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, di base nella capitale e a capo di un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, e Fathi Bashaga, ex ministro degli Interni nominato dal parlamento di Tobruk a fronte della mancata organizzazione di elezioni per un nuovo governo unitario.

IL PRECEDENTE DELLA GUERRA CIVILE DURATA SETTE ANNI

Una configurazione simile, con un esecutivo tripolino e uno con sede in Cirenaica, degenerò nel 2014 in una guerra civile durata sette anni e terminata solo l’anno scorso con la nascita del governo di unità nazionale guidato da Dbeibah, istituito nel contesto di un meccanismo negoziale sotto l’egida delle Nazioni Unite. La compagine nata grazie alla mediazione Onu non è riuscita però a organizzare le elezioni lo scorso dicembre, come inizialmente previsto.

LE PROTESTE DI PIAZZA

A inizio mese, a fronte dello stallo politico e della crisi economica di lunga durata che colpiscono il Paese, sono state organizzate delle proteste popolari che sono anche degenerate in scontri con le forze di sicurezza e in attacchi contro edifici istituzionali, come il Parlamento di Tobruk.

Fonte www.dire.it (Agenzia di Stampa Nazionale)

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