Malattie neurodegenerative: due giovani neurologhe dello ‘Spaziani’ firmano uno studio da record

Il progetto di Maria Rosaria Bagnato e Martina Gaia Di Donna vince nei Paesi Bassi il premio Young Investigator Award

Esiste una relazione tra la salute dei vasi sanguigni del cervello e l’evoluzione della malattia di Alzheimer, con possibili ricadute sia nella diagnosi precoce sia nel monitoraggio delle terapie. Sono questi i presupposti dello studio condotto dalle dr.sse Maria Rosaria Bagnato e Martina Gaia Di Donna, giovani specialiste in Neurologia dell’ospedale ‘F. Spaziani’ di Frosinone, impegnate in una ricerca che apre nuove prospettive nella comprensione delle malattie neurodegenerative.

Lo studio ha già ricevuto un riconoscimento internazionale che, oltre a qualificare l’impegno nell’ambito della ricerca – avviata in collaborazione con Tor Vergata -valorizza il lavoro quotidiano della Stroke Unit della ASL di Frosinone, confermando il ruolo sempre più centrale della rete ictus frusinate nella cura e nella ricerca.

Il premio

Premiato tra i quattro miglior progetti under 35 con il riconoscimento Young Stroke Phisicans and Researchers Award a Maastricht nel corso dell’European Stroke Organization Conference 2026, il progetto di ricerca mira a individuare un biomarcatore affidabile e dinamico per classificare il rischio di anomalie cerebrali correlate all’amiloide nei pazienti sottoposti a terapie anti-amiloide. Lo scopo è quello cioè di comprendere, sin dalle fasi iniziali, quali siano i pazienti con una adeguata risposta a trattamento e quelli più a rischio di sviluppare alterazioni cerebrali quando sottoposti a terapie che contrastano l’accumulo di proteina amiloide, anche in base a determinati profili genetici.

Attraverso esami ecografici non invasivi, come il Doppler transcranico, l’attenzione si concentra sulla capacità dei vasi sanguigni del cervello di reagire ai cambiamenti del flusso sanguigno, vale a dire la loro capacità di “regolare” la circolazione in base alle diverse esigenze dell’organismo. Questo permette di ottenere informazioni sia sulla sicurezza della terapia, sia su come il trattamento stia producendo l’effetto atteso sui meccanismi biologici della malattia.

“Come Azienda e come Direzione Sanitaria aziendale – ha dichiarato la Direttrice Sanitaria Maria Giovanna Colella – non possiamo che essere particolarmente fieri del lavoro non solo quotidiano dei nostri professionisti della salute, ma anche delle loro attività di studio e di ricerca continua che, con fatica, attesa e grande impegno, portano i frutti a beneficio della nostra provincia nonché dell’intero sistema sanitario. Si tratta spesso di un lavoro silenzioso, caratterizzato da sacrificio, perseveranza e dedizione, che proprio per questo, alla luce del prestigioso premio ricevuto, merita di essere riconosciuto e celebrato, anche perché espressione di un impegno costante al servizio del bene pubblico”.

Le prossime fasi

Il progetto di ricerca, ancora in una fase iniziale con un numero limitato di pazienti arruolati, sarà ora funzionale per comprendere se i primi risultati saranno in grado realmente di supportare il follow-up dei pazienti in terapia anti-amiloide.

Il lavoro, quindi, proseguirà provando a comprendere se tale approccio possa rappresentare un sostegno nel riconoscere precocemente l’efficacia delle terapie, individuare possibili effetti avversi come le alterazioni dei vasi sanguigni e migliorare la selezione dei pazienti, anche in base ai profili genetici più predisposti al rischio di sviluppare Alzheimer. Temi centrali in un ambito clinico ancora in rapida evoluzione.

“Vorremmo che questo risultato sia di incoraggiamento per i giovani medici – raccontano le dr.sse Bagnato e Di Donna – affinché credano nel valore della collaborazione e dell’interdisciplinarità. Il nostro progetto nasce dall’integrazione di competenze complementari tra il Centro Demenze e la Stroke Unit del Policlinico Tor Vergata e si completa oggi nella nostra attività clinica quotidiana presso la Stroke Unit dell’Ospedale Fabrizio Spaziani. Questo percorso ci ha insegnato come condivisione, impegno e visione comune possano favorire la crescita professionale e la realizzazione di progetti di ricerca significativi in ogni contesto”.

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