L’ondata di maltempo che da ieri si è abbattuta sulla Ciociaria continua a fare registrare danni: ancora un crollo, ancora una strada chiusa. Piogge continue e insistenti, non torrenziali ma sufficienti a mettere in crisi versanti già fragili, stanno provocando smottamenti e caduta massi in diversi comuni del territorio.
Ad Alatri, in via Madonna delle Grazie, grandi massi si sono staccati dalla collina sovrastante facendo crollare il muretto di contenimento e invadendo la carreggiata. La strada è stata chiusa per motivi di sicurezza. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, impegnati nelle operazioni di rimozione e nella verifica della stabilità del versante. Il tratto è momentaneamente interrotto.


Situazione critica anche ad Atina, dove l’Amministrazione provinciale ha aggiornato sullo stato della Strada Provinciale 259 (ex 509 Forca d’Acero), chiusa all’altezza del km 3+000 per caduta massi e per consentire le verifiche della scarpata. Già nella giornata di ieri, quando un masso si era staccato rotolando sulla carreggiata, si erano attivati immediatamente i tecnici della Provincia di Frosinone e la Polizia Provinciale, in collaborazione con le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco, per effettuare le prime verifiche e mettere in sicurezza l’area interessata.

La squadra reperibile ha provveduto al posizionamento di transenne e segnaletica necessarie alla chiusura del tratto stradale, a seguito delle valutazioni tecniche effettuate sul posto. “Si invitano i cittadini a rispettare le indicazioni di chiusura e la segnaletica presente, evitando l’area interessata”, scrivono dalla Provincia.
Nella notte era toccato a Rocca d’Arce, dove la strada di accesso al centro storico è stata interrotta a causa di un movimento franoso.


Analoghe problematiche si registrano anche a Boville Ernica e a Monte San Giovanni Campano, con disagi alla viabilità e interventi di messa in sicurezza in corso.
Una provincia in ginocchio, dunque, nonostante non si siano registrate precipitazioni di carattere eccezionale. Piogge continue e insistenti, sì, ma non di portata tale – almeno apparentemente – da giustificare un quadro così diffuso di cedimenti e frane. E torna inevitabile la riflessione sulla manutenzione del territorio: troppo spesso si interviene dopo il disastro, raramente prima.