Minore affetto da autismo, il Tar condanna la Asl: dovrà garantire la terapia e rimborsare le spese alla famiglia

Per i giudici l’azienda sanitaria aveva già riconosciuto la necessità del trattamento: ora dovrà erogarlo e restituire quanto anticipato

Importante pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione staccata di Latina, in materia di tutela dei minori affetti da disturbo dello spettro autistico. Con una sentenza depositata nei giorni scorsi, i giudici hanno accolto il ricorso presentato dai genitori di un bambino contro la Asl, rimasta silente sulla richiesta di erogazione della terapia Aba (Applied Behaviour Analysis), già prescritta dai propri specialisti.

Ad ottenere la pronuncia favorevole è stata la famiglia del minore, rappresentata dall’avvocato Renato D’Ambrosio del Foro di Cassino, che ha promosso il ricorso dopo il mancato riscontro dell’azienda sanitaria all’istanza presentata per garantire al bambino il percorso terapeutico indicato dagli specialisti.

Il ricorso

La vicenda nasce dall’istanza inviata dalla famiglia nel dicembre 2025 per ottenere il trattamento terapeutico prescritto dall’Ambulatorio Autismo della stessa azienda sanitaria. Nonostante le valutazioni mediche avessero già riconosciuto la necessità di sei ore settimanali di terapia Aba e di due ore mensili di supervisione, la prestazione non sarebbe stata attivata, costringendo i genitori a sostenere privatamente i costi del percorso. Da qui il ricorso al Tar, con il quale la famiglia ha chiesto non soltanto il riconoscimento del diritto del minore a ricevere la terapia, ma anche il rimborso delle somme già anticipate.

Nella sentenza i giudici richiamano la normativa nazionale sulla tutela delle persone con disturbi dello spettro autistico e i Livelli Essenziali di Assistenza, evidenziando come il Servizio sanitario nazionale sia tenuto a garantire percorsi di diagnosi, cura e trattamento individualizzato basati sulle più avanzate evidenze scientifiche.

Particolare rilievo assume il riferimento alle linee guida aggiornate dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ottobre 2023, che riconoscono l’efficacia della metodologia Aba nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico. Secondo il Tar, tale terapia rientra pienamente tra le prestazioni che il sistema sanitario pubblico deve assicurare ai pazienti che ne abbiano necessità.

I giudici evidenziano inoltre un aspetto ritenuto decisivo: la stessa Asl aveva già accertato la necessità del trattamento attraverso il proprio Ambulatorio Autismo. Per questo motivo il tribunale ha ritenuto fondato il ricorso, affermando che l’azienda sanitaria ha l’obbligo di erogare la terapia direttamente oppure di rimborsare le somme anticipate dalla famiglia.

Con il dispositivo finale il Tar ha ordinato alla Asl di garantire al minore la terapia Aba per il numero di ore e per la durata ritenuti necessari dagli stessi specialisti dell’azienda sanitaria. Contestualmente ha disposto il rimborso delle spese sostenute dai genitori per l’erogazione privata del trattamento e ha condannato l’ente sanitario al pagamento delle spese legali, quantificate in 2mila euro oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.

La sentenza rappresenta un ulteriore precedente favorevole alle famiglie dei minori affetti da autismo che si trovano a dover affrontare ritardi o mancate risposte da parte delle aziende sanitarie nell’accesso a terapie ritenute necessarie dagli specialisti.

L’avvocato D’Ambrosio al fianco delle famiglie

“La sentenza in oggetto, che non rappresenta il primo precedente in materia, costituisce un importante riconoscimento dei sacrifici e delle sofferenze affrontati quotidianamente da numerose famiglie con figli affetti da disturbi dello spettro autistico.

La terapia ABA, in ragione della comprovata efficacia dei risultati prodotti, rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), con il conseguente obbligo per tutte le Asl di garantirne l’erogazione, direttamente oppure mediante il rimborso delle spese sostenute dalle famiglie. Tale trattamento deve essere assicurato per almeno 25 ore settimanali o, comunque, per il numero di ore ritenuto necessario nel singolo caso clinico.

Nella pratica, tuttavia, molte Asl rimangono completamente silenti di fronte alle richieste avanzate dalle famiglie, costringendo quelle che ne hanno la possibilità economica – già gravate da costi particolarmente onerosi per accedere privatamente al trattamento (si consideri che un’ora di terapia ABA ha un costo medio di circa 25 euro) – a rivolgersi all’Autorità giudiziaria per ottenere il riconoscimento di un diritto fondamentale. Ancora più grave è la situazione delle famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere le spese legali: queste sono spesso costrette a rinunciare alla terapia, con conseguenze facilmente immaginabili sulla salute e sul benessere dei propri figli e dell’intero nucleo familiare.

Proprio per tali ragioni, nei confronti dei miei assistiti ho scelto di non richiedere alcun anticipo sul compenso professionale, riservandomi di attendere la relativa liquidazione da parte del TAR, nella convinzione che la tutela di un diritto essenziale alla salute debba prevalere su ogni altra considerazione”.

La Asl si attiva

Dal canto suo, la Asl di Frosinone si è messa in moto per arginare il problema ed evitare il ripetersi di situazioni analoghe: “In merito all’attività sanitaria in oggetto, l’Azienda – consapevole dell’importanza della terapia ABA e di possibili problematiche occorse – ha costituito un tavolo tecnico al fine di definire un centro erogatore HUP che comprenda operatori competenti nella erogazione di best practice rispetto alla fragilità in oggetto e operatori dedicati alla supervisione presso le strutture accreditate”.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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