Omicidio Thomas Bricca, la famiglia del giovane ucciso contro il giudice dell’appello: “Vergogna in aula”

Alatri - Sconvolti i familiari dopo l'udienza di ieri. Non sono andate giù le dinamiche adottate dal giudice durante le testimonianze

Si è tenuta ieri una nuova udienza dinanzi la Corte d’Assise d’Appello di Roma – LEGGI QUI – per l’omicidio del giovane studente di Alatri Thomas Bricca, ucciso da un proiettile esploso per mano di Mattia Toson, così come stabilito in primo grado con una condanna di 24 anni di carcere, agevolato dalla complicità del padre, Roberto Toson, anche lui già giudicato con l’ergastolo. Nell’udienza sono stati riascoltati i testimoni chiave del processo, ovvero il luogotenente Salvatore Strusciolo, titolare delle indagini effettuate dai Carabinieri, e Beatrice Coccia, ex fidanzata di Mattia Toson.

Papà Paolo: “Sconcertato e amareggiato. Il giudice sembrava il difensore dei Toson”

A poche ore dall’udienza è arrivato il commento amaro di papà Paolo Bricca: «Oggi ho assistito ad una udienza che mi ha lasciato sconcertato e amareggiato. Il Giudice mi è sembrato il difensore dei Toson e l’imputato quel povero Carabiniere che ha lavorato giorno e notte per mesi per scoprire i colpevoli. Capisco che un Giudice debba ricercare la verità, ma non può rivestire né i panni dell’accusa, né i panni della difesa, come invece mi sembra abbia fatto oggi». Papà Paolo si dice amareggiato, deluso, attonito dinanzi l’atteggiamento del magistrato della Corte d’Assise d’Appello e rincara: «Ho ascoltato più di venti minuti di domande che in realtà mi sono sembrate solo una aperta e continua critica alle investigazioni. È facile criticare a cose fatte, con il senno del poi, ma soprattutto a mio modesto parere, un Giudice non deve criticare, deve giudicare i fatti e le prove che ha a disposizione. Mi sento amareggiato come padre e come cittadino e confido nella giuria popolare affinché la giustizia sia mantenuta».

Mamma Federica: “Chiederemo ulteriori approfondimenti su quanto accaduto in aula”

Unanime la posizione di mamma Federica Sabellico e zio Lorenzo, fratello della donna: «Nell’udienza di ieri sono stati riascoltati i testimoni chiave del processo per l’omicidio di Tommy: entrambi hanno ripetuto esattamente le stesse versioni già sentite nel processo di primo grado. Nessuna novità. Nessun chiarimento in più. Nessun passo avanti sul piano della verità sostanziale. E questo, per noi, non può bastare. Durante l’udienza sono emersi atteggiamenti e condotte che, a nostro avviso, non appaiono pienamente in linea con il codice e con il ruolo che qualcuno dovrebbe sempre garantire: equilibrio, terzietà, rispetto assoluto della ricerca della verità. Non stiamo lanciando accuse ma i dubbi ci sono. E quando ci sono dubbi, vanno approfonditi, non messi a tacere. Per questo chiederemo formalmente ulteriori approfondimenti, perché la giustizia non deve solo essere fatta, deve apparire limpida, soprattutto quando riguarda la vita spezzata di un ragazzo e il dolore di un’intera comunità. Noi non arretriamo. Non abbassiamo lo sguardo. E non smetteremo di chiedere verità, chiarezza e rispetto per Tommy e per la città di Alatri».

In questo contesto rimbombano le parole con cui il Pubblico Ministero, dr.ssa Rossella Ricca, aveva concluso la sua requisitoria lo scorso febbraio, chiedendo l’ergastolo per entrambi gli imputati, Mattia e Roberto Toson. «Senza verità non c’è giustizia ma soprattutto senza giustizia non ci può essere speranza: abbiamo il compito di accertare la verità, garantire la giustizia, dare speranza alla famiglia come all’intera comunità».

Giustizia per Thomas ma anche giustizia per la città di Alatri: una comunità scossa da un omicidio crudele, pianificato in maniera fredda, con gli assassini determinati ad uccidere. Chi ha sparato ha mirato su un gruppo di ragazzi inconsapevoli ed ha sparato perché “Non può passare questo messaggio, che qui non comandiamo più noi”, come aveva detto Mattia alla sua fidanzata Beatrice, a più riprese, la sera prima dell’omicidio, il 29 gennaio 2023. Mamma Federica, papà Paolo, zio Lorenzo piangono sulla tomba di Thomas ed invocano giustizia, con loro l’intera comunità alatrense.

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Sara Pacitto
Sara Pacitto
Sara Pacitto, giornalista pubblicista, da 8 anni collabora con diversi quotidiani digitali, tra le più prestigiose testate giornalistiche della provincia, corrispondente per la cronaca locale, politica, attualità, salute, approfondimenti. Ha curato le Pubbliche Relazioni per alcuni importanti eventi come anche è stata Responsabile della Comunicazione per conferenze e convegni ed in occasione di Campagne Elettorali.

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