Si è tenuta oggi una nuova udienza davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma nel processo di secondo grado per l’omicidio di Thomas Bricca, il 19enne di Alatri ucciso a colpi di pistola. In aula sono tornati a testimoniare il luogotenente Salvatore Strusciolo e Beatrice Coccia, ex fidanzata di Mattia Toson, imputato insieme al padre Roberto Toson. I due testi sono stati riascoltati dopo che la difesa dei Toson ha sollevato, nel corso delle precedenti udienze, la questione delle tre visite in carcere effettuate da Beatrice Coccia nei confronti dell’ex ragazzo dopo l’arresto. La Corte ha quindi ritenuto necessario approfondire le ragioni di quei colloqui e il contesto in cui sono avvenuti.
Beatrice Coccia e le visite in carcere: “Sono andata per chiudere un capitolo”
Particolarmente centrale è stata la deposizione di Beatrice Coccia, 2001, ex fidanzata di Mattia Toson. La Corte ha chiesto chiarimenti sulle tre visite effettuate in carcere dopo l’arresto dell’imputato. Coccia ha spiegato che la decisione di incontrarlo è maturata dopo la sua testimonianza. “Sono andata a trovarlo perché non si era comportato bene nei miei confronti”, ha dichiarato. “Aveva fatto sì che i suoi avvocati mi accusassero di cose che non avevo mai fatto, come essere complice di spaccio”. Ha raccontato che durante la prima visita non riuscì a parlare, mentre nelle successive due spiegò il proprio punto di vista: “Sono andata lì per chiudere un capitolo, per chiedere delle spiegazioni. Dopo quelle visite ho ricominciato a studiare”.
Il racconto del casco bianco e i messaggi su Telegram
Coccia ha poi ripercorso uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta, quello relativo al casco. Ha spiegato di essersi allontanata da Mattia Toson quasi subito, proprio per via delle incongruenze emerse. “I giornali parlavano di un casco scuro, ma io avevo visto un casco bianco”, ha raccontato. “Aveva delle strisce colorate sulla parte sinistra”. Rilevanti anche i messaggi ricevuti dopo l’omicidio: “Mi scrisse su WhatsApp e mi disse di spostarci su Telegram, con i messaggi effimeri. Mi disse: ‘Stai attenta, il cruscotto della macchina’”. In un primo momento, Coccia pensò che l’allusione riguardasse la presenza di un’arma, per poi comprendere che si riferiva al timore di microspie.
La rissa, la sera prima e il contesto di violenza
La testimone ha ricostruito anche il clima che si respirava nelle ore precedenti all’omicidio di Thomas Bricca, soffermandosi in particolare sulla sera della rissa che, secondo l’accusa, avrebbe fatto da detonatore alla spirale di violenza culminata nella sparatoria di Alatri. Beatrice Coccia ha raccontato che Mattia Toson era “molto arrabbiato” per quanto accaduto, e che quella sera parlava insistentemente con lo zio di una possibile vendetta. “Era nervoso, arrabbiato per la rissa. Parlava con lo zio, diceva che voleva vendicarsi, arrivando a dire che avrebbe dato fuoco al camion del padre di Omar Haoudi”, ha riferito in aula la giovane, indicando Haoudi come il ragazzo coinvolto negli scontri e ritenuto dagli inquirenti una delle vittime designate. Coccia ha però precisato di non ricordare minacce di morte esplicite pronunciate in quel contesto.
La voce della famiglia Bricca: “Giustizia per Thomas”
La madre, Federica Sabellico, insieme allo zio di Thomas, Lorenzo Sabellico, ha ribadito la pericolosità degli imputati. Lo zio ha sottolineato come “sparare alla cieca su un gruppo di ragazzini fa capire già molto”, evidenziando che una tragedia simile avrebbe potuto colpire chiunque. La madre di Thomas ha ribadito con fermezza di volere giustizia: persone del genere, ha detto, “dovrebbero restare in carcere per sempre”.
Udienza rinviata al 19 marzo: attesi gli esiti del perito
L’udienza è stata rinviata al 19 marzo, quando la Corte d’Assise d’Appello di Roma dovrebbe acquisire le analisi del perito Claudio Alati sulle celle telefoniche. Il dibattimento prosegue per chiarire in modo definitivo le responsabilità nell’uccisione di Thomas Bricca, un caso che continua a segnare profondamente la comunità di Alatri.