Nonostante l’ordinanza del Giudice di Pace di Sora avesse disposto la restituzione immediata della patente di guida, il documento non è ancora tornato nelle mani dell’imprenditore. E, dopo giorni di attesa, senza risposte concrete da parte degli uffici e senza riuscire a ottenere un chiarimento sulla restituzione del titolo, la difesa ha deciso di rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Frosinone.
L’avvocato Francesco Venafro ha infatti presentato una formale denuncia-querela, con richiesta di compimento di atti di indagine e di un intervento urgente, nei confronti della funzionaria responsabile del procedimento presso la Prefettura di Frosinone, del Prefetto pro tempore e di ogni altro eventuale funzionario o dipendente che dovesse risultare responsabile della mancata o ritardata esecuzione del provvedimento giudiziario.
La vicenda è quella già raccontata nei giorni scorsi dalla nostra Redazione – LEGGI QUI – e riguarda un imprenditore di Sora che, dopo un incidente stradale e la successiva sospensione della patente per un anno, aveva presentato opposizione davanti al Giudice di Pace di Sora.
Il 17 agosto scorso il giudice aveva accolto l’istanza cautelare della difesa, sospendendo l’efficacia esecutiva del decreto prefettizio e disponendo espressamente la restituzione immediata della patente. Nell’ordinanza veniva inoltre precisato che il titolo abilitativo doveva essere riconsegnato all’interessato a cura della Prefettura di Frosinone. Da quel momento, però, qualcosa non sarebbe andato secondo quanto disposto dal giudice. La difesa sostiene infatti che, nonostante l’ordine di restituzione immediata, a distanza di giorni la patente non sia stata ancora materialmente riconsegnata. E proprio sulla mancata esecuzione dell’ordinanza si concentra ora la denuncia presentata alla Procura.
La denuncia
Secondo quanto ricostruito nell’atto depositato dall’avvocato Venafro, il 20 agosto l’imprenditore si sarebbe recato personalmente presso la Prefettura di Frosinone per avere informazioni sulla restituzione del documento. L’accesso agli uffici gli sarebbe stato negato dall’addetto alla portineria, che avrebbe successivamente contattato telefonicamente la segreteria dell’ufficio competente.
Da quel contatto, sempre secondo quanto riferito nella denuncia-querela, sarebbe emerso che il provvedimento relativo alla restituzione non risultava ancora firmato dalla funzionaria responsabile del procedimento. Circostanza che, secondo la difesa, avrebbe impedito di fatto l’avvio della procedura necessaria per dare esecuzione all’ordinanza del Giudice di Pace.
Lo stesso 20 agosto l’avvocato Venafro aveva quindi inviato una formale diffida alla funzionaria e alla Prefettura di Frosinone, intimando la restituzione della patente entro le ore 18 del giorno successivo. Ma anche quella scadenza sarebbe trascorsa senza che il documento venisse restituito e, secondo la difesa, senza un riscontro utile alla richiesta.
Da qui la decisione di presentare la denuncia-querela. Nell’atto, l’avvocato chiede alla Procura di accertare chi fosse effettivamente competente a dare esecuzione all’ordinanza del Giudice di Pace, quali uffici e funzionari ne fossero venuti a conoscenza, quali siano stati i passaggi interni e per quali ragioni la restituzione della patente non sia ancora avvenuta. La difesa prospetta, tra gli altri, possibili profili riconducibili all’omissione o al ritardo di atti d’ufficio, chiedendo all’autorità giudiziaria di valutare anche eventuali ulteriori fattispecie che dovessero emergere dagli accertamenti.
Nella denuncia viene inoltre chiesto di acquisire l’intero fascicolo amministrativo relativo alla patente, comprese le comunicazioni PEC, i protocolli, le assegnazioni, le note interne, i registri e i tracciamenti informatici relativi alla ricezione e all’esecuzione dell’ordinanza del 17 agosto. La difesa ha chiesto anche di sentire il personale della portineria e gli eventuali funzionari coinvolti nella gestione della pratica, oltre all’acquisizione della documentazione ritenuta utile a ricostruire quanto accaduto.
Il problema, nel frattempo, resta concreto per l’imprenditore. La patente rappresenta infatti uno strumento indispensabile per gli spostamenti quotidiani e per la gestione della propria attività di rivendita di autoveicoli, che conta anche diversi dipendenti. Secondo quanto rappresentato dalla difesa, l’uomo è inoltre l’unico componente della famiglia in possesso della patente e deve provvedere alle esigenze familiari.
Ora sarà la Procura di Frosinone, qualora decida di procedere agli accertamenti richiesti, a dover verificare quanto accaduto negli uffici della Prefettura, individuando eventuali responsabilità e ricostruendo i motivi per i quali, nonostante l’ordine giudiziario, la patente non sia stata ancora materialmente restituita all’imprenditore sorano.
Sul procedimento davanti al Giudice di Pace resta inoltre fissata l’udienza del 7 settembre 2026, quando il Giudice sarà chiamato a pronunciarsi sulla conferma, modifica o revoca del provvedimento cautelare.