Pescosolido rinuncia ad avere un ruolo attivo nella protezione dell’orso bruno marsicano. Se c’è una morale da trarre dalla bocciatura della proposta del sindaco Donato Bellisario probabilmente è questa. Ma ecco il quesito al quale hanno risposto (negativamente) – in un referendum convocato domenica scorsa – i residenti: “Sei favorevole all’adesione del Comune di Pescosolido al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise con il territorio noto come Balzo di Ciotto?”. Si trattava di scegliere, insomma, se una parte estremamente limitata del territorio comunale potesse rientrare nel Pnalm. I pescosolidani hanno detto no in maggioranza (488) contro 398 sì (ha votato il 60% degli aventi diritto). Quindi il diniego è passato con 90 consensi di scarto (6 schede nulle).
Bellisario: scelta area con meno interessi di allevatori e cacciatori
“Non c’è mai stato un particolare interesse del Parco su quella zona – ha spiegato il sindaco Bellisario -: l’area è stata individuata da noi perché non dava fastidio agli allevatori. Il territorio è adibito a riserva dell’azienda faunistica e non ci si andava a caccia, non insistono boschi di particolare estensione. Insomma la nostra speranza era che la proposta venisse condivisa anche dalle categorie con interessi come allevatori e cacciatori. Ma è stata fatta circolare l’idea che si sarebbe allargato il perimetro dell’area una volta passata al Pnalm. Cosa che non sarebbe stata fattibile. Peraltro il nostro territorio è già gravato da zone di protezione speciale, ‘Natura duemila’, zona pre-parco. Abbiamo tutti i vincoli del mondo ma non la possibilità di accedere a qualsiasi piccolo vantaggio derivante dal sedersi nella comunità del Parco”.

“Ma il risultato del referendum è chiaro e merita rispetto”
Così sindaco e Gruppo Pescosolido per il Parco hanno solo dovuto prendere atto della vittoria dei “no”: “Il risultato del referendum è chiaro. Le cittadine e i cittadini di Pescosolido si sono espressi e la loro decisione merita rispetto. Un ringraziamento particolare va a chi ha sostenuto il SÌ: tante persone che, con convinzione e senso di responsabilità, hanno creduto in una proposta di prospettiva per il territorio. A loro va il nostro grazie più sincero, per l’impegno, il confronto e la qualità del dibattito che si è sviluppato in queste settimane”.
“Ora guardiamo avanti per costruire connessioni più ampie”
“Il risultato – hanno avvertito primo cittadino e promotori del sì – non cancella il percorso fatto. Al contrario, conferma quanto questo tema sia stato sentito e quanto sia forte, anche nella nostra comunità, l’attenzione per il futuro di Pescosolido, per la tutela del territorio e per le opportunità di sviluppo sostenibile. Abbiamo sostenuto una scelta perché riteniamo che guardare avanti, costruire connessioni più ampie e valorizzare le risorse locali sia una strada possibile e necessaria. Continuiamo a crederlo, con rispetto per chi ha espresso una posizione diversa. Il nostro impegno non si ferma qui. Continueremo a lavorare, con serietà e senso delle istituzioni, per il bene di Pescosolido”.
Il gruppo “No Parco”: abbiamo dato una lezione di democrazia
Il confronto ha visto l’organizzazione di una serie di eventi in paese ma il dibattito principale si è svolto su Facebook tra i due fronti opposti. Con il gruppo No Parco-Pescosolido: “Abbiamo dato una lezione di democrazia a chi pensava di decidere sopra le nostre teste. Hanno vinto tutti i cittadini che hanno chiesto – e ottenuto – di essere ascoltati. Nonostante i tentativi di chi voleva a tutti i costi propinarci questo disastro, la risposta della gente è stata chiara e tonante: il nostro territorio non si svende. Volevano imporci un progetto calato dall’alto, ideato e promosso proprio dal nostro Sindaco e da alcuni amministratori che si sono fatti portavoce di questa proposta scellerata. Gli abbiamo risposto con la partecipazione. Volevano ignorarci? Gli abbiamo risposto con il voto. Un monito chiaro anche ai sindaci di San Donato Val di Comino, Alvito, Settefrati, Vallerotonda, al Commissario della XIV Comunità Montana, all’associazione Konsumer e a tutte le “comparse” che si sono prodigate con video e appelli per convincerci a cedere il nostro territorio”, hanno avvertito i contrari, con una stoccata velenosa.
“Non prendiamo ordini da fuori, grazie a chi non s’è fatto incantare”
“Grazie per averci provato, ma Pescosolido non prende ordini da fuori, né dai palazzi, né dai vicini di casa, né tantomeno da chi è stato eletto per rappresentarci e ha invece provato a svendere il nostro futuro. La vostra pressione e i vostri video ci hanno solo reso più uniti e determinati a difendere casa nostra. Pescosolido resta l’unica padrona del proprio destino. Grazie a chi non si è fatto incantare e ha scelto di difendere la propria terra con coraggio e dignità”, ha concluso il Comitato No al Parco-Pescosolido. Invece a dolersi per l’esito del referendum è stato un altro profilo Fb molto noto, “Salviamo l’Orso”: “Alla luce dei risultati del Referendum, dispiace realizzare che molti cittadini si sono fatti intimorire da un gruppo limitatissimo di persone che avevano dei chiari interessi personali nell’opposizione al progetto del sindaco Donato Enrico Bellisario”.
“Salviamo l’orso”: questa scelta peserà sul futuro dei giovani
“Tuttavia, come cittadini e associazione, prendiamo atto del risultato democraticamente ottenuto e ci congratuliamo ancora una volta per la correttezza dimostrata dall’attuale Amministrazione comunale che, prima di prendere qualsivoglia decisione, ha voluto sottoporre la propria idea alla comunità. La verità è che questa scelta peserà, in un futuro nemmeno troppo lontano, sia sul paese che sui suoi giovani. Solo allora, forse, qualcuno si ricorderà di questa occasione mancata. La nostra associazione, nel frattempo, continuerà a lavorare sul campo e ad investire altrove i fondi che avevamo risparmiato per Pescosolido”, ha concluso il gruppo “Salviamo l’Orso”.
Il sostegno al progetto dei primi cittadini di Alvito e San Donato
Il dibattito ha coinvolto diversi sindaci della Valcomino. In particolare la prima cittadina di Alvito, Luciana Martini, aveva auspicato l’adesione di Pescosolido per accrescere il peso del fronte laziale del Pnlam ed avere più voce in capitolo all’interno del Parco. Il sindaco di San Donato Valcomino, Enrico Pittiglio, aveva parlato di opportunità di sviluppo per Pescosolido e del valore del simbolo del Pnalm che è possibile imprimere per accrescere il valore dei prodotti locali. Evidentemente hanno fatto più presa gli slogan del ‘no’ a partire dal timore che il Parco porti essenzialmente “vincoli e divieti, non sviluppo economico”. Eppure le ipotesi progettuali sul tavolo erano diverse, dalla foresteria per i volontari, al monitoraggio dell’orso marsicano, dalla manutenzione dei sentieri al supporto ai residenti per la protezione di pollai e stalle dalla fauna selvatica. Il sindaco Bellisario aveva parlato delle possibili ricadute sul turismo naturalistico e sul recupero di strutture. Tutto inutile.
Piano parco attivo nel Lazio dopo il ko al Tar di Picinisco
Intanto con la sentenza numero 5580/2026, del 26 marzo 2026, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Picinisco contro il provvedimento con cui la Regione Lazio aveva deciso di sottoscrivere gli atti di intesa per l’approvazione del Piano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il piano potrà essere attuato adesso anche per il versante laziale, visto che Picinisco con la sua impugnativa aveva determinando di fatto lo stop della procedura di approvazione, già conclusa per quanto riguarda Molise e Abruzzo. I giudici amministrativi ribadiscono un concetto che in fin dei conti risuona anche nell’esito del referendum di Pescosolido: “l’istituzione di un Parco, e la conseguente regolamentazione del territorio, impone al godimento dei titolari dei diritti di uso civico limitazioni di vario genere, in funzione degli interessi generali alla cui tutela l’istituzione stessa è finalizzata”.
I giudici: preminente l’esigenza di protezione ambientale
“Le finalità dell’istituzione di un Parco risultano quindi compatibili con l’esercizio del diritto di uso civico, il quale, al pari della proprietà privata, è “conformato” dalla preminente esigenza di protezione ambientale, potendone risultare limitato, in coerenza con la funzione sociale della proprietà, stabilita dall’art. 42 Cost.”, ha scritto il Tar.
Ora per capire da che parte della storia si sta, basta chiedersi se si concepiscono interessi comuni nella tutela di un’area spettacolare e preziosa come il parco d’Abruzzo, Lazio e Molise o se ogni limitazione debba essere concepita come una menomazione del proprio diritto a fregarsene anche della salvaguardia del patrimonio naturalistico del Paese.