Referendum giustizia, da Ceccano parte la volata di Fratelli d’Italia per il Sì

Sala gremita per il convegno di Fratelli d’Italia: tra richiami alla Costituzione, casi di malagiustizia e appelli accorati al voto

Non un semplice incontro politico, ma un vero e proprio momento di mobilitazione civile. A Ceccano il Circolo di Fratelli d’Italia ha riunito cittadini, professionisti, amministratori locali e rappresentanti del mondo forense per sostenere le ragioni del Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Una sala attenta, partecipata, segno che il tema tocca corde profonde e divide il dibattito pubblico.

Ad aprire l’iniziativa, ieri, dopo i saluti istituzionali delle consigliere comunali Alessia Macciomei, capogruppo della Lista Grande Ceccano, e Ginevra Bianchini, capogruppo di Fratelli d’Italia, e la lettura del messaggio del consigliere Ugo Di Pofi, è stato l’onorevole Alessandro Palombi, componente della Commissione Giustizia. Un intervento tecnico, il suo, che ha illustrato sotto il profilo normativo i punti cardine delle modifiche costituzionali previste in caso di vittoria del Sì, richiamando in particolare l’attuazione dei principi contenuti nell’articolo 104 della Costituzione sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Il dibattito si è poi spostato su un piano storico e culturale con il contributo del giornalista e scrittore Fernando Riccardi. Dopo un excursus sulle radici del sistema giudiziario italiano, Riccardi ha sottolineato come la separazione delle carriere dei magistrati sia presente in tutte le democrazie liberali occidentali, fatta eccezione per Italia e Grecia. Non sono mancati i richiami ai casi di malagiustizia che hanno segnato la storia repubblicana, tra tutti quello di Enzo Tortora, evocato come simbolo delle distorsioni del sistema.

”Una riforma necessaria”

Particolarmente seguiti gli interventi degli avvocati Davide Salvati e Davide Bruni, esponenti della Camera Penale di Frosinone, e di Pietro Polidori, presidente del Comitato promotore del Sì presso la stessa Camera Penale. Salvati ha evidenziato come la riforma sia necessaria anche e soprattutto per i giovani magistrati, che vogliono esercitare la propria funzione liberi da condizionamenti politici e dinamiche correntizie. Polidori ha definito la riforma come il naturale completamento della Riforma Vassalli del 1989, quella che segnò il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, concludendo con un appello deciso alla partecipazione al voto.

Davide Bruni, intrecciando storia, politica e diritto, ha ricostruito il rapporto tra magistratura e potere politico fin dalla nascita dello Stato italiano, sostenendo che la riforma attui proprio quei principi costituzionali che i comitati del No ritengono invece messi in discussione. Nel suo intervento ha citato il giudice Giuseppe Cioffi che, in un acceso dibattito, ha affermato che “il 24 marzo sarà il 25 aprile della giustizia”, indicando quella data come una “liberazione” dei magistrati dalle logiche correntizie.

A chiudere i lavori è stato l’onorevole Massimo Ruspandini che ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento, ringraziando il Circolo di Ceccano, il direttivo e il presidente. Ruspandini ha ribadito l’importanza di un voto referendario che richiede l’impegno e il contributo di tutti, sottolineando come la partecipazione sia decisiva in un passaggio così delicato.

A moderare l’incontro l’avvocato Rino Liburdi, presidente del Circolo di Ceccano, che ha ringraziato relatori e pubblico, ricordando con orgoglio che, a un anno esatto dal congresso cittadino, il partito “c’è, è vivo, è presente, è animato da tanti militanti che ci mettono la faccia ogni giorno”. Un passaggio anche sulla politica locale: “Noi siamo persone perbene!” ha tuonato, assicurando che l’impegno sarà sempre quello di farsi portavoce dei diritti e dei problemi dei cittadini, chiedendo trasparenza a chi governa la città.

Sul referendum, il messaggio finale è stato chiaro: chi sceglie il Sì deve farlo con orgoglio, nella convinzione che la riforma rappresenti uno snodo epocale per l’attuazione piena dei principi costituzionali di indipendenza e autonomia della magistratura, senza trasformare il voto in un giudizio sul Governo ma mantenendolo sul piano delle regole e delle garanzie democratiche.

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