Rivoluzione Instagram, se i figli cercano temi legati al suicidio scatterà l’alert per i genitori

L’allerta non resta confinata all’applicazione: può essere recapitata anche all’esterno, così da non rischiare di perdere la comunicazione

C’è un punto, nell’era delle notifiche disattivate e delle conversazioni che spariscono con un clic, in cui la linea tra protezione e controllo si fa quasi impercettibile. È proprio su questo crinale che si colloca la nuova funzionalità annunciata da Instagram: un sistema che informerà i genitori quando un figlio minorenne effettua ricerche ripetute su temi legati a suicidio e autolesionismo.

Un meccanismo di segnalazione che può arrivare tramite WhatsApp, SMS o e-mail e che nasce con l’obiettivo di tutelare, ma che inevitabilmente riaccende una domanda cruciale: dove termina la riservatezza dei ragazzi e dove inizia il dovere di intervenire?

La notifica che nessun genitore vorrebbe vedere non è una semplice opzione da attivare nelle impostazioni. Rappresenta piuttosto un cambio di prospettiva. Fino a oggi la piattaforma del gruppo Meta si limitava a filtrare i contenuti più delicati e a indirizzare gli utenti verso numeri utili o organizzazioni di supporto. Con il nuovo sistema, invece, se un adolescente inserisce più volte, in un arco di tempo ristretto, parole o frasi riconducibili al farsi del male, parte un avviso diretto ai genitori.

L’allerta non resta confinata all’applicazione: può essere recapitata anche all’esterno, così da non rischiare di perdersi tra le tante comunicazioni quotidiane. Una volta aperta, la segnalazione mostra un messaggio a schermo intero che spiega l’accaduto e ne chiarisce il significato, senza dettagli espliciti ma con informazioni sufficienti a far comprendere che non si tratta di una ricerca occasionale.

La supervisione potrà essere attivata solo con il consenso del minore. Inoltre, non verrà notificata ogni singola parola digitata: il sistema segnalerà esclusivamente comportamenti reiterati e concentrati nel tempo, ritenuti potenzialmente indicativi di un disagio più profondo. Meta ha spiegato di aver sviluppato la funzione insieme al Suicide and Self-Harm Advisory Group, organismo indipendente composto da esperti nella prevenzione del suicidio, adottando un criterio prudenziale: meglio un falso allarme che un silenzio rischioso.

Il dibattito sulla tutela dei minori online non è certo recente. Negli ultimi anni le piattaforme sono finite sotto pressione, tra inchieste giornalistiche e audizioni parlamentari negli Stati Uniti e in Europa. La salute mentale degli adolescenti è diventata un tema centrale, al crocevia tra tecnologia, politica e responsabilità sociale.

I numeri, del resto, parlano chiaro. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio figura tra le principali cause di morte tra i giovani nel mondo. Anche in Europa si registra una crescente vulnerabilità psicologica tra gli adolescenti, aggravata da isolamento, bullismo – compreso quello digitale – e pressione sociale.

Negli ultimi anni Instagram aveva già introdotto limitazioni sugli hashtag legati al self-harm, filtri più stringenti sui contenuti sensibili e restrizioni nei messaggi tra adulti e minorenni. Questa volta, però, il passo sembra ulteriore: non si tratta soltanto di moderare ciò che appare sullo schermo, ma di creare un ponte diretto con la vita reale. Un terreno delicato, dove la tecnologia prova a farsi alleata della prevenzione senza smarrire l’equilibrio con la libertà individuale.

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Giornale digitale fondato nel 2022 con l’intento di offrire al territorio “Una voce oltre la notizia”. Nasce dall’esigenza di un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione di creare un canale di informazione attendibile, laico e indipendente che dia voce ai cittadini, alle imprese, ai lavoratori, agli studenti…

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