Saf Colfelice, nel 2025 i dati di flusso descrivono una provincia che ha smesso di interrare rifiuti urbani

I dati ufficiali degli scarti in entrata ed in uscita dal Tmb di proprietà dei 91 Comuni della provincia provano la strategia zero-discarica

Nel 2025 l’impianto della Società Ambiente Frosinone (Saf) di Colfelice ha ricevuto poco meno di 111.744 tonnellate di rifiuti. Di queste, oltre il 94 per cento è tornato in circolo, sotto forma di materia recuperata o di combustibile destinato al recupero energetico. La voce del flusso in uscita che indica il rifiuto avviato all’interramento segna un numero secco, quasi imbarazzante viste le previsioni del piano regionale: zero.

Così, mentre la provincia di Frosinone certifica di aver smesso di portare immondizia in discarica, la Regione Lazio costruisce il proprio piano dei prossimi cinque anni attorno alla riapertura di una discarica: quella di località Cerreto, a Roccasecca. Due traiettorie che marciano in direzioni opposte e che, nei prossimi mesi, sono destinate a scontrarsi nell’aula del Consiglio regionale e, di nuovo, davanti ai giudici amministrativi.

Ma ecco i dati di flusso dell’impianto. Nel 2025 a Colfelice sono entrate 111.744 tonnellate complessive di rifiuti, con un picco a luglio (quasi 11.700 tonnellate in un solo mese) e un minimo a novembre (poco più di 8.000). La componente più consistente è la raccolta indifferenziata: 71.673 tonnellate. A questa si aggiungono circa 3.517 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. Cosa esce dall’impianto? Sul totale trattato, 70.996 tonnellate — il 94,4 per cento — vengono avviate al recupero. Il residuo, pari al 5,6 per cento (circa 4.193 tonnellate), è classificato nella tabella come voce unica “smaltimento in discarica / perdita di processo”.

I numeri della società, da raccolta indifferenziata 71.673 tonnellate

Sul versante dell’output, i codici raccontano di circa 38.335 tonnellate di frazione combustibile (EER 191210) — il Css, il combustibile solido secondario destinato al termovalorizzatore di San Vittore del Lazio — oltre a metalli ferrosi (circa 1.131 tonnellate) e non ferrosi (42,5 tonnellate) estratte e restituite al mercato. Questi dati sono quelli ufficiali e descrivono un processo che si avvicina a quella che nei tempi andati veniva profilata come la famosa “fabbrica dei materiali”. L’indifferenziato raccolto nei Comuni soci arriva a Colfelice, viene selezionato, privato delle frazioni recuperabili e ridotto in combustibile; ciò che non diventa Css viene avviato al recupero. Nulla viene destinato all’interramento.

La strategia opposta: il Piano di gestione regionale 2026-2031

Su questi dati poggia lo slogan che da mesi rimbalza nei consigli comunali di vari centri, soprattutto quelli sui quali Saf e discarica di Cerreto insistono: Colfelice, Roccasecca, San Giovanni Incarico. Il sindaco Giuseppe Sacco sintetizza: “La stagione delle discariche appartiene al passato”. Se non fosse che a fine aprile 2026 la Giunta guidata da Francesco Rocca ha approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031, presentato insieme all’assessore competente Fabrizio Ghera. Il testo ridisegna la geografia dei rifiuti nel Lazio: supera i cinque ambiti provinciali e istituisce due soli Ambiti Territoriali Ottimali. Fissa obiettivi, come autosufficienza impiantistica regionale entro il 2028 e riduzione del conferimento in discarica a non più del 6 per cento dei rifiuti urbani entro il 2031, ben sotto il tetto europeo del 10 per cento previsto per il 2035.

Eppure, sotto le dichiarazioni di principio sull’economia circolare, il Piano dice una cosa molto concreta: la discarica di Roccasecca può tornare in esercizio. Il sito di Cerreto è inserito tra i quattro impianti principali dell’ATO 1 — accanto a Civitavecchia, Viterbo e Aprilia — e descritto come discarica con “ampliamento in corso”»” per il quinto bacino, circa 450-500 mila metri cubi. La logica dell’ambito unico trasforma di fatto Cerreto in potenziale discarica a servizio dell’intero Lazio, mentre alla provincia di Frosinone — che già ospita l’unico termovalorizzatore regionale — verrebbe addossata la quota più pesante del trattamento e dello smaltimento.

Ora il Piano è stato approvato dalla Giunta, ma non è ancora legge. Deve percorrere l’intero iter legislativo in Consiglio regionale fino all’adozione definitiva. È in questa finestra — aperta e ancora emendabile — che si sta inserendo la mobilitazione dei territori.

La rivolta dei sindaci e la vicenda che va oltre gli schieramenti

Il 2 luglio 2026 la sala consiliare di Roccasecca ha visto – come riferito sulle nostre pagine – la riunione dei sindaci direttamente interessati dall’impatto impiantistico. Il sindaco Giuseppe Sacco ha convocato un’assemblea d’urgenza che ha riunito oltre dieci primi cittadini dell’area — tra gli altri Arce, Aquino, Colle San Magno, Colfelice, Pico, Castrocielo, Pontecorvo, Piedimonte San Germano e San Giovanni Incarico — insieme a numerosi cittadini e comitati ambientalisti. Ne è venuto un “no” netto e, soprattutto, compatto alla riapertura di Cerreto.

C’è anche un elemento politico che merita attenzione. Sacco — vicino a Forza Italia — è stato da poco nominato presidente di LazioCrea, il braccio operativo strumentale della Regione. Un sindaco che combatte l’impostazione della Giunta regionale sulla discarica siede ora al vertice di un ente regionale: una vicenda tutta interna al centrodestra, che rende la partita meno leggibile lungo il consueto asse destra-sinistra. Non è un caso che a opporsi alla riapertura “per Roma” siano proprio esponenti dell’area di governo, da Sacco al deputato e coordinatore leghista Nicola Ottaviani.

Nell’intervista rilasciata nei giorni della mobilitazione, il sindaco di Roccasecca ha messo in fila i punti della sua strategia. “La provincia — ha ricordato — si è orientata verso il recupero totale del rifiuto già dal 2015; e il dato del 2025 parla da solo: la Saf non avrebbe conferito ‘un solo grammo’ in discarica”. Il sistema, ha aggiunto, è in equilibrio da cinque anni e mezzo, da quando Cerreto è chiusa, senza che nessuno abbia mai dovuto dichiarare emergenze. Aprire oggi una discarica in provincia di Frosinone per servire la Capitale, sostiene Sacco, non è possibile perché lo vieta lo stesso Piano regionale dei rifiuti: “Questo lo stabilisce la norma, non lo dico io”. Sui costi della strategia — i contenziosi legali che l’opposizione in consiglio comunale gli rimprovera — la replica è secca: è denaro speso, dice, per tenere chiuso l’impianto, e continuerà ad essere speso se questo serve a non fare la discarica.

Il vero nodo: il braccio di ferro in atto fra territorio ed ente regionale

Dietro la battaglia sulla discarica se ne combatte una seconda, più tecnica ma forse più decisiva. Nelle scorse settimane la Saf ha impugnato davanti al Tar del Lazio tre atti regionali: la Deliberazione di Giunta n. 591 del 10 luglio 2025 e le Determinazioni n. G17725 del 23 dicembre 2025 e n. G02236 del 23 febbraio 2026. Il ricorso – come ricordato in precedenti servizi – mostra un paradosso: il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio — unico impianto del genere in tutta la Regione, autorizzato a trattare fino a 400 mila tonnellate di CSS l’anno — si trova in provincia di Frosinone. Non a Roma, non a Latina, non a Viterbo. Eppure il territorio che ne sopporta l’impatto riceverebbe meno di un terzo delle quote di accesso assegnate ad altri ambiti.

Insomma si riduce la quota dell’unico operatore pubblico del Lazio meridionale, si redistribuiscono le quote liberate agli impianti privati, e la Saf si ritrova a dover cercare sbocchi alternativi per il proprio combustibile, con costi aggiuntivi che ricadono sui 91 Comuni soci. Conclusione da ribadire: dati di Colfelice dimostrano che la provincia non ha bisogno di interrare rifiuti; ciononostante il Piano regionale mantiene Cerreto “utilizzabile”. La possibile acquisizione da parte di Acea — che già possiede il termovalorizzatore — trasformerebbe la discarica in infrastruttura al servizio di Roma. E la riduzione delle quote alla Saf indebolisce, sul piano economico, proprio l’operatore pubblico che quel modello “rifiuti zero” ha raggiunto sulla base dei suoi report ufficiali.

Se prevalesse Acea, Roccasecca guarderebbe strutturalmente verso la Capitale; la pressione compatta dei sindaci — documenti congiunti, osservazioni tecniche, ricorso al Consiglio di Stato, possibile apertura di un fronte europeo — punta a far cadere ogni riferimento a Cerreto prima del voto d’aula sul piano rifiuti. Restano in sospeso altre domande sui fondi bloccati e stanziati, sul progetto biodigestore ma, di sicuro, i prossimi atti si scriveranno in Consiglio regionale e davanti ai giudici amministrativi.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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