Sigarette, nuova stangata per tutto il settore del tabacco: rincari progressivi fino al 2028

Un ulteriore passo in avanti in una strategia già avviata nei mesi scorsi e destinata a proseguire nel tempo

Fumare diventa un’abitudine sempre più onerosa in Italia. Da ieri, 15 aprile, è entrato in vigore un nuovo aumento dei prezzi delle sigarette, con rincari che per alcune marche arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto. Un ulteriore passo in avanti in una strategia già avviata nei mesi scorsi e destinata a proseguire nel tempo.

Alla base di questi incrementi c’è la revisione delle accise sui prodotti da tabacco introdotta con la manovra finanziaria, un intervento che sta già incidendo sui listini e che continuerà a farlo anche negli anni a venire.

Aumenti graduali fino al 2028

Il rialzo dei prezzi non si fermerà nel breve periodo. Il piano stabilito prevede infatti un incremento progressivo della tassazione fino al 2028. In particolare, l’accisa minima sulle sigarette è destinata a crescere: dai 29,50 euro per mille unità del 2025 si passa a 32 euro nel 2026, con ulteriori aumenti programmati negli anni successivi.

Un meccanismo che si traduce, nella pratica, in ritocchi continui per i consumatori. Dopo i primi rincari registrati tra gennaio e febbraio — generalmente compresi tra i 10 e i 15 centesimi — si passa ora a incrementi più consistenti, che in alcuni casi sfiorano i 30 centesimi a pacchetto.

Coinvolto tutto il settore del tabacco

La stretta non riguarda soltanto le sigarette tradizionali. L’aumento interessa l’intero comparto: sigari, sigaretti e tabacco trinciato vedranno anch’essi un adeguamento dei prezzi. Parallelamente, cambiano anche i criteri fiscali per i prodotti alternativi, come i dispositivi a tabacco riscaldato e i liquidi per sigarette elettroniche, con aliquote destinate a crescere in modo graduale.

Effetti su consumatori e finanze pubbliche

L’impatto per i fumatori è immediato: il costo complessivo aumenta e continuerà a farlo nei prossimi anni. Tuttavia, l’obiettivo dell’intervento è duplice. Da una parte, lo Stato punta a incrementare il gettito fiscale — stimato in circa 1,47 miliardi di euro nel triennio 2026-2028 — dall’altra a ridurre il consumo di tabacco attraverso una leva economica più incisiva.

Già oggi, infatti, la tassazione sui prodotti da fumo rappresenta una voce significativa per le casse pubbliche, con entrate annuali che si aggirano intorno ai 15 miliardi di euro.

Un cambiamento destinato a durare

L’ennesimo ritocco al rialzo conferma una linea ormai consolidata: il prezzo delle sigarette continuerà a salire in modo progressivo. Dopo gli aumenti di inizio anno e quello in arrivo a metà aprile, il percorso è già definito anche per il futuro.

Per i fumatori italiani, dunque, non si tratta di un episodio isolato ma di una trasformazione strutturale: nel tempo, ogni pacchetto avrà un peso sempre maggiore sul bilancio quotidiano.

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