Quando si è in condizioni di emergenza e dobbiamo necessariamente affidarci agli altri è allora che diventiamo delle persone vulnerabili, una fragilità evidentemente generata dall’impossibilità, dall’incapacità di comprendere ed agire per risolvere personalmente. Questo ringraziamento non è semplicemente il riflesso di una condizione particolarmente delicata, è la gratitudine corrisposta alla competenza, alla professionalità, all’impegno, all’umanità alla professionalità del personale medico-sanitario dell’Ospedale SS Trinità di Sora.
È una mamma a scrivere il messaggio di riconoscenza: «Chi mi conosce sa quanto io sia critica nei confronti della malasanità ma oggi sento il bisogno di fare dei ringraziamenti pubblici. Perché sì, bisogna essere obiettivi sia nel bene che nel male. Ieri mattina (venerdì 27 marzo, ndr) ci siamo svegliati con una situazione tutt’altro che piacevole e abbiamo dovuto portare nostro figlio al Pronto Soccorso dell’Ospedale Santissima Trinità di Sora.
Voglio ringraziare innanzitutto il personale del triage in servizio la mattina del 27/03/26: un infermiere, un uomo, forse un papà, che ci ha accolti con una prontezza e un’empatia davvero fuori dal comune, soprattutto di questi tempi. Ha capito immediatamente la gravità della situazione e si è attivato senza perdere nemmeno un secondo, allertando medici e specialisti. È stato anche così gentile da rassicurarci e farci sentire più tranquilli, cosa tutt’altro che scontata».
Il racconto continua: «In pochissimo tempo nostro figlio è stato trasferito in sala operatoria, dove abbiamo incontrato la dottoressa specialista Francesca Antonini: una professionista straordinaria, di grande empatia e competenza, che ha gestito il caso con tempestività ed eccellenza. Successivamente è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia, dove abbiamo trovato un personale altrettanto eccezionale».
Nel continuare con i ringraziamenti la signora fa una considerazione che, si auspica, sia spunto di riflessione: entrare in ospedale e sentirsi “un numero” equivale ad essere privati della propria dignità, in un particolare momento di fragilità. La testimonianza della mamma evidenzia: «Nulla era scontato, eppure nostro figlio, un ragazzo di vent’anni, è stato trattato come una persona e non come un numero, come purtroppo spesso accade. Per questo voglio dire grazie a tutto il personale del Pronto Soccorso di Sora in servizio ieri mattina, alla dottoressa Francesca Antonini e a tutto il reparto di Chirurgia, anche se purtroppo non conosco i nomi di tutti».
La signora conclude: «Infine, ma non per importanza, un grazie speciale al nostro “doc del cuore”, il dottor Renato Genovesi: anche di sabato, senza alcun obbligo, riesce sempre a trasmettere rispetto, attenzione e amore per il suo lavoro. Perché sì, esiste ancora chi sceglie la medicina per vocazione e non per denaro. Grazie di cuore».