Il rifiuto di una proposta d’affitto si sarebbe trasformato in una sequenza di minacce di morte rivolte a una mediatrice immobiliare e alla sua famiglia. Poi sarebbero arrivate telefonate anonime e chiamate di persone che avevano trovato il suo numero su annunci social verosimilmente falsi. Una vicenda sulla quale hanno indagato gli agenti del Commissariato di Sora, denunciando due conviventi originari di Roma: l’uomo per minacce aggravate ed entrambi per tentata truffa in concorso.
Tutto sarebbe iniziato il 18 settembre, quando la titolare di un’agenzia immobiliare aveva ricevuto l’incarico di affittare un immobile a Monte San Giovanni Campano. Pochi giorni dopo, un uomo aveva manifestato interesse per la casa, trasmettendo i propri documenti d’identità per avviare la trattativa.
A seguito delle verifiche, il proprietario aveva però ritenuto il potenziale inquilino non affidabile, decidendo di non accettare la proposta. La comunicazione del rifiuto avrebbe provocato la reazione dell’uomo, che, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, avrebbe rivolto alla professionista gravi minacce di morte, estendendole anche ai suoi familiari.
La mediatrice aveva bloccato il numero telefonico, ma i contatti sarebbero proseguiti nei giorni successivi attraverso chiamate anonime. A queste si erano aggiunte le telefonate di altre persone, che riferivano di aver trovato il suo recapito associato ad annunci pubblicati su TikTok e Facebook, ritenuti verosimilmente falsi dagli investigatori.
Parallelamente, la compagna dell’uomo avrebbe cercato di ottenere comunque la conclusione della trattativa, inviando all’agenzia un cedolino pensionistico per dimostrare la capacità economica della coppia di sostenere l’affitto.
Proprio quel documento è diventato uno degli elementi centrali dell’indagine. Gli accertamenti incrociati effettuati dai poliziotti avrebbero infatti rilevato un’alterazione: il cedolino riportava un importo lordo di 1.319,92 euro, mentre la pensione effettivamente percepita dall’uomo risultava inferiore. Secondo la ricostruzione investigativa, la certificazione sarebbe stata modificata per indurre l’agenzia ad accettare la proposta e ottenere la stipula del contratto.
Le verifiche hanno inoltre fatto emergere numerosi precedenti di polizia a carico dei due conviventi. Per l’uomo risultavano segnalazioni relative, tra gli altri, a minacce, armi, truffa, lesioni, rapina, atti persecutori, evasione, danneggiamento, maltrattamenti in famiglia e furto, oltre a reati stradali. Era inoltre già stato sottoposto a misure cautelari.
A carico della donna risultavano invece precedenti di polizia per truffa, utilizzo indebito di carte di credito, invasione di terreni, minacce, appropriazione indebita, rapina, insolvenza fraudolenta e ricettazione.
Sulla base della querela presentata dalla mediatrice e degli elementi raccolti, la Polizia di Stato ha denunciato la coppia in stato di libertà all’Autorità giudiziaria. All’uomo viene contestato il reato di minacce aggravate; entrambi dovranno rispondere dell’ipotesi di tentata truffa in concorso legata alla presentazione della certificazione reddituale ritenuta artificiosamente alterata.