Stellantis Cassino, lavoro fermo in officine impraticabili per caldo e mancanza di pezzi. Accelera il declino dell’auto e del territorio

Officine roventi e licenziamenti camuffati. Non c'è l'elettrico, figurarsi l'ibrido. Sindacati pronti ad una vertenza territoriale

Officine roventi. Mercoledì costretti allo sciopero per i capannoni infuocati dal sole in assenza di efficienti impianti di refrigerazione, giovedì fermata produttiva per mancanza di materiale per montaggio e collegati (lastratura e verniciatura hanno lavorato). Al di là dei 265 esuberi di cui abbiamo già parlato che riducono ulteriormente i lavoratori diretti Stellantis a Cassino, la produzione a volumi ormai irrisori e su turno unico, è anche resa problematica dall’assenza di un minimo riguardo della multinazionale per i propri dipendenti, ed anche per la continuità produttiva, privilegiando evidentemente i tagli su tutto e pure sul condizionamento d’aria. Del resto lo slittamento dei nuovi modelli non fa intravedere neppure l’elettrico all’orizzonte (Stelvio a batterie dovrebbe uscire dalle linee tra un anno) figurarsi l’ibrido che non è manco in calendario (eppure dovrebbe assicurare una qualche tenuta dell’occupazione minima rimasta). Dopo la sospensione concordata delle attività lavorative per eccesso di caldo nelle officine, le Rsa, da parte loro, hanno ribadito “il diritto dei lavoratori ad operare in un contesto sicuro e salubre, come previsto dalla vigente legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. È imprescindibile che l’azienda garantisca il rispetto di tale diritto, assicurando ambienti di lavoro adeguati e implementando tutte le misure necessarie a preservare la salute e il benessere dei dipendenti. Le organizzazioni sindacali manterranno costante il monitoraggio al fine di garantire la conformità delle condizioni lavorative agli standard di sicurezza e salute, tutelando i diritti dei lavoratori e promuovendo un ambiente di lavoro rispettoso e sicuro per tutti”, hanno scritto in una nota comune i rappresentanti di Fim, Uilm, Fiom, Fismic, Uglm.

Licenziamenti camuffati: trasferimenti a 150 km senza rimborsi anche a chi prende 900 euro

L’indotto. L’organizzazione sindacale Flmu-Cub (Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti – Confederazione Unitaria di Base) di Frosinone ha intanto denunciato pubblicamente quanto sta accadendo all’interno dell‘indotto Stellantis di Cassino con centinaia di licenziamenti di operai, camuffati da dimissioni ‘volontarie’. “Praticamente – scrivono i rappresentanti dell’organizzazione di base – obbligano i lavoratori al trasferimento in altra sede a circa 150 chilometri di distanza, anche se sono part-time a 900 euro al mese, senza alcuna indennità di alloggio, costringendoli a provvedere personalmente all’affitto dell’appartamento, a lasciare casa e famiglia e, finanche con congiunti invalidi, obbligandoli, de facto, alle dimissioni. Si tratta molto spesso di operai ultracinquantenni con più di 30 anni di servizio e talora con evidenti problemi di salute che si aggravano a seguito di un trasferimento presso una sede così distante”.

Lavoratori dell’indotto messi di fronte a condizioni improponibili per spingerli ad andar via

Licenziamenti camuffati si sarebbero già verificati – sottolinea Flmu-Cub Frosinone – “agli operai della De Vizia, della Iscot e di altre ditte dell’indotto, e continueranno a ripetersi anche nell’immediato futuro per altre società. Il principio, sarebbe quello di offrire un altro lavoro dove le commesse apparirebbero più stabili, ma in realtà è un modo surrettizio, per non dire ripugnante, per indurti al licenziamento. E tutto ciò è svelato proprio dal caso degli operai della Iscot del cantiere di Cassino, costretti a trasferirsi in modo definitivo ad Atessa, dove, combinazione vuole, gli stessi operai della Iscot della Sevel sono in Cassa Solidarietà ovvero un cantiere in cui già ci sono esuberi strutturali. Cioè, ordinano i trasferimenti in uno stabilimento che non abbisogna di altro personale e con la Cassa Solidarietà già in essere. È palese, in questa circostanza, quanto le cosiddette esigenze per motivi tecnico – organizzativi, alla base del motivo dei trasferimenti, non sussistano”. 

Flmu-Cub chiama le altre sigle: ora una vertenza territoriale sulla deindustrializzazione

Il territorio. Secondo l’Flmu-Cub, “l’impunità con la quale le società dell’indotto Stellantis proseguono con questi licenziamenti-fantasma è tale perché non vi è la volontà di aprire una vertenza territoriale per definire una questione, quella della deindustrializzazione dell’area industriale del cassinate, che andrebbe affrontata complessivamente. Continuare ad aprire singoli tavoli tecnici presso Regione e Ministero vuol dire avere un potere contrattuale molto flebile e non considerare la portata complessiva di ciò che sta avvenendo in questi mesi sul territorio. Si facilita l’espulsione di personale con metodi indolore e in modo che vengano riversati i costi sull’erario pubblico, a carico dell’INPS in termini di Trattamenti di Fine Rapporto e Naspi”. Per questi motivi la Flmu-Cub di Frosinone reitera la richiesta di un incontro congiunto con le altre forze sociali del territorio per l’apertura di una vertenza territoriale che definisca la portata complessiva della deindustrializzazione dell’area del Cassinate.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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