Meglio muoversi che attendere qualcosa di positivo da Stellantis o la svolta produttiva imposta da Palazzo Chigi. Per chi è veramente interessato al futuro dello stabilimento di Piedimonte San Germano e del territorio del Lazio meridionale, legato da 50 anni alle ricadute dell’automotive sulla quotidianità e sul futuro di migliaia di famiglie, è il momento di dare segnali concreti. Basta con le chiacchiere e le sfilate alla testa dei cortei. Lo si può dedurre dal ragionamento di Antonio Vizzaccaro, collaboratore parlamentare di lungo corso; sa leggere gli atti e sa interpretare i segnali della politica. Viene da Villa Santa Lucia dove torna nei fine settimana ma a Roma vive e lavora percorrendo le stanze e i corridoi del potere centrale.

- C’è un punto da cui partire per rimettere ordine in questa vicenda in cui l’azienda smantella, la politica pare abboccare agli annunci dei francesi che risalgono quanto meno al dicembre 2024 (senza conseguenze pratiche sui volumi produttivi, anzi), ed il territorio sfila coi cartelli?
“L’impianto della produzione dei veicoli della Stellantis del Cassinate è oggettivamente in dismissione e prima che una crisi socio produttiva travolga irrimediabilmente questo territorio sarà indispensabile trovare nuovi sbocchi alle pmi dell’indotto, dando loro sostegni economici e indirizzi produttivi competitivi”.
Antonio Vizzaccaro: c’è uno strumento per aiutare il Sud Lazio
- Cosa si potrebbe fare concretamente?
“Lo strumento possibile, al di là della chimerica ZES o della Zona franca doganale interclusa lontana dall’attuarsi, può essere il regime di aiuti previsti per le aree di crisi industriale non complessa ex articolo 27, comma 8-bis del vigente decreto legge n. 83/2012 secondo le modalità previste dal Decreto ministeriale 24 marzo 2022 per la ripresa produttiva delle aree industriali in situazioni di crisi non complessa che presentano comunque impatti significativi sullo sviluppo del territorio e sull’occupazione”.
- In cosa consiste l’intervento?
“Questa misura il Governo la sta applicando per assicurare il mantenimento dell’occupazione e l’integrale recupero della capacità produttiva nei territori colpiti dagli eventi alluvionali del 18 gennaio 2026 ai sensi dell’articolo 14 del decreto legge n. 25/2026 all’esame della Camera dei Deputati per la conversione in legge. La norma di fatto introduce una nuova area di crisi industriale di natura speciale cui associare le agevolazioni del regime di aiuti di cui alla legge n. 181/1989. La disciplina si attuerà con la sottoscrizione di un accordo di programma tra Regione interessata e ministero delle imprese e del made in Italy”.
“I parlamentari battano un colpo per un obiettivo perseguibile”
- Praticamente a cosa si potrebbe puntare?
“Si potrebbero ottenere e finanziare con tale previsione innanzitutto l’incremento della capacità competitiva di settori e comparti produttivi che richiedono il riposizionamento competitivo e dei sistemi di produzione; poi l’incremento ed potenziamento della base produttiva territoriale, quindi la riqualificazione e la riconversione degli impianti in situazioni di crisi”.
- Conclusione? Lo strumento quindi esiste se si vuol fare qualcosa e subito per il Cassinate?
“Già. I nostri parlamentari si attivino per un obiettivo oggettivamente perseguibile. La manifestazione del 20marzo, che puntava a sollecitare il Governo affinché incontrasse l’ad Antonio Filosa prima della presentazione del nuovo piano industriale del 21 maggio, non ha sortito gli effetti sperati. Per cui Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic e Uglm hanno scritto nelle scorse ore alla Regione Lazio ed alla Prefettura di Frosinone per “rappresentare con forza la necessità di un confronto immediato sulle criticità che interessano il territorio. La mobilitazione ha evidenziato in maniera chiara un disagio diffuso e una richiesta precisa: salvaguardia e tutela dell’intero sistema territoriale, sotto il profilo occupazionale, sociale ed economico”.

Le sigle dei metalmeccanici chiedono incontro a Regione e Prefettura
I metalmeccanici chiedono, quindi, “la convocazione urgente di un incontro istituzionale con la Regione Lazio e la Prefettura di Frosinone, al fine di avviare un percorso condiviso che individui soluzioni concrete e sostenibili, evitando interventi parziali che rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio del territorio. Costo sociale che stanno sostenendo i lavoratori è già estremamente elevato е tollerabili ulteriori rinvii o risposte non risolutive”.

Il problema è che aspettarsi davvero il rilancio dello stabilimento da parte della multinazionale parigina è quanto meno azzardato, visto e considerato che il piano di reindustrializzazione proposto da Filosa oltre ad essere tardivo non punta a un ritorno della manifattura italiana, dopo 5 anni di smobilitazione promossa dai francesi. La politica, in ogni caso ed a prescindere, dovrebbe trovare soluzioni che arginino almeno il disastro economico-sociale causato al territorio. Il governo nazionale pare in altre faccende impegnato da sempre. Spetterebbe ai politici locali dare soluzioni. Antonio Vizzaccaro ha indicato una misura concreta. Chi si impegnerà? Azzardato pure sperare che qualcuno dei privilegiati al potere possa rispondere “presente”.