Tinto volta le spalle a Sora: 120 anni di storia rischiano di sparire. E nessuno potrà dire che non c’era un’alternativa

Serie D - C’erano imprenditori. C’era un Comune pronto ad aiutare. C’era un’intera città schierata. Ma il Sora è vicino oramai al baratro

Serie D – A Sora non si parla più soltanto di una cessione societaria. A Sora si parla di tradimento. Perché quello che sta accadendo in queste ore non viene vissuto come una normale operazione di calcio, ma come la distruzione annunciata di quasi 120 anni di storia sportiva, passione e appartenenza. E la rabbia nasce da un fatto preciso: non è vero che non esistevano alternative. Non è vero che nessuno si era fatto avanti. Non è vero che il Sora fosse destinato inevitabilmente a questo epilogo.

Prima l’offerta formale di Mario Russo. Rifiutata. Poi quella di Denny Lunghi, altrettanto bocciata. Russo e Lunghi che hanno fatto fronte comune, Russo che si è messo completamente a disposizione per rilevare la società. Lo ha fatto pubblicamente e privatamente. Ha cercato il dialogo, ha accettato richieste economiche importanti, è andato incontro a ogni esigenza emersa durante la trattativa, ha raggiunto personalmente Angelo Tinto, ha rincorso incontri, telefonate e mediazioni, aspettando per settimane e continuando a trattare anche davanti a continui cambi di scenario. Secondo quanto emerso nelle ultime ore era pronto perfino a chiudere immediatamente l’operazione con un bonifico istantaneo dell’intera cifra concordata.

Non è bastato. Non è bastato il lavoro di Mario Russo. Non è bastato il rientro di Denny Lunghi. Non è bastata la volontà di una cordata pronta a mantenere il calcio a Sora. Non è bastato nemmeno l’intervento del Comune.

L’amministrazione guidata dal sindaco Luca Di Stefano ha tentato fino all’ultimo una disperata mediazione. Ha aperto tavoli di confronto, coinvolto tutte le parti, garantito la massima disponibilità istituzionale e promesso supporto e collaborazione per la prossima stagione. Quando la situazione ha iniziato a precipitare, il Comune ha deciso perfino di scrivere alla Procura Federale, alla FIGC e alla Lega Nazionale Dilettanti chiedendo la massima attenzione su qualsiasi operazione che possa comportare il trasferimento del titolo sportivo rappresentativo della città fuori dal territorio sorano.

Nemmeno questo è bastato. Non sono bastati i tifosi. Una città intera si è mobilitata. Striscioni, presidi, riunioni, appelli, manifestazioni. Una mobilitazione che ha superato i confini della provincia e persino quelli della regione. Da tutta Italia sono arrivati attestati di vicinanza a una piazza che rischia di perdere la propria squadra. Da Bari fino alla stessa Latina il mondo del tifo ha osservato incredulo quello che sta accadendo.

Non sono bastati nemmeno gli appelli di chi il Sora lo ha vissuto da protagonista. Pasquale Luiso, il leggendario Toro di Sora. Massimiliano Farris, ex allenatore bianconero oggi vice di Simone Inzaghi all’Al-Hilal. Entrambi hanno chiesto una sola cosa: lasciare il Sora a Sora. Una mobilitazione talmente accorata che molti definiscono senza precedenti.

Ma il punto che oggi fa più male riguarda la parola data. I sorani ricordano perfettamente le dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi da Angelo Tinto. Quando assicurava che non avrebbe mai ceduto il titolo a chi voleva portarlo fuori città. Quando sosteneva che il Sora sarebbe rimasto a Sora. Quando invitava tutti alla calma. Quando lasciava intendere che una soluzione sarebbe stata trovata. Quando, secondo quanto riferito da più persone coinvolte nella trattativa, aveva dato il proprio assenso al passaggio della società al gruppo Russo-Lunghi davanti anche a rappresentanti istituzionali.

Poi il silenzio. Poi i rinvii. Poi le attese. Poi una situazione che oggi sembra raccontare esattamente il contrario di tutto ciò che era stato promesso. Poi le belle parole spese il giorno del suo trionfale ingresso come presidente dell’Aversa: “Quando abbiamo saputo che il calcio aversano era in pericolo abbiamo deciso di intervenire. Salvare il calcio ad Aversa è stata la nostra prima vittoria. Per noi è motivo di orgoglio aver contribuito a mantenere il titolo sportivo in città e garantire continuità a una storia così importante”. E al Sora Calcio, invece, chi ci pensa?

Ed è qui che esplode la rabbia. Perché se il Sora dovesse davvero sparire dalla città, molti tifosi non lo considererebbero il risultato di una trattativa fallita. Lo considererebbero una scelta. Una scelta consapevole e ponderata, compiuta nonostante esistessero altre strade. Una scelta compiuta nonostante una città intera abbia chiesto il contrario. Una scelta compiuta nonostante quasi 120 anni di storia. Una scelta compiuta nonostante la promessa di preservare il patrimonio calcistico di Sora. Della serie, come avrebbe detto Totò: “T’aggia prumesso e ’o vuò pure?”.

Per questo la protesta non accenna a fermarsi. Anzi. Tra i tifosi, che non intendono mollare di un centimetro, cresce la convinzione che la querelle sia appena iniziata. Se dovesse concretizzarsi l’uscita del titolo da Sora, sono già allo studio tutte le iniziative possibili nelle sedi sportive, federali e legali per tentare di difendere il patrimonio calcistico cittadino.

Nel frattempo il caso è diventato nazionale. E mentre l’Italia del calcio osserva incredula ciò che sta accadendo, a Sora resta una domanda che nessuno, finora, è riuscito a spiegare: perché Angelo Tinto ha deciso di voltare le spalle a una città che fino all’ultimo gli aveva lasciato aperta ogni porta? Come sta lasciando intendere sui social, il ‘peccato originale’ è della stessa piazza, dei suoi tifosi – che invece aveva elogiato nella conferenza dello scorso 30 maggio – o anche dell’Amministrazione sorana che però aveva incontrato e a cui aveva mezzo promesso di restare al comando del club, previo un aiuto concreto per la stagione alle porte.

Ancora il Nuovo Latina, il club che acquisirà il titolo del Sora, è scatenato sui social favorendo l’attesa dei propri sostenitori. E quello che sta succedendo anche a livello burocratico lascia intuire quale finale amarissimo aspetti il Sora Calcio. Il Nuovo Latina infatti punta alla concessione dello stadio Francioni, perché? La risposta sta proprio qui: il club è vicinissimo all’acquisto del titolo del serie D, quello del Sora. Parliamo di una trattativa che dura ormai da tempo, andata avanti tra indiscrezioni e cambi di programma, annunci imminenti e puntuali smentite: in realtà a frenare più volte il passaggio di consegne da Sora a Latina sono stati i tifosi bianconeri, decisi ad impedire quello che considerano un affronto impossibile da accettare. Il Nuovo Latina, in caso di vittoria del bando, giocherebbe la serie D al Francioni, in attesa che venga realizzato il nuovo impianto in via Cisterna, una struttura che rientra nella riqualificazione ottenuta col project financing, grazie ad un importante investimento supportato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (ICSC).

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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