Usura ed estorsione, sette anni da incubo per un noto medico: i dettagli del blitz contro il clan dei rom

La vittima ha versato, negli anni, una somma di denaro superiore ai 70 mila euro. Gli usurai minacciavano anche i suoi figli

Sora – Blitz della Polizia di Stato all’alba in città. A finire nel mirino della Squadra Mobile una famiglia rom, ormai nota in città. Quattro le misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Cassino nei confronti di due uomini di 36 e 40 anni e di due donne di 29 e 33 anni, tutti appartenenti alla famiglia ‘Sinti’ residente a Sora. Due fratelli in carcere e divieto di dimora per due sorelle. Il clan era già finito alla ribalta delle cronache per i reati di usura, spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. Nel mirino dei rom, questa volta, un noto medico sulla cinquantina residente in città. Dopo un incubo durato sette anni, il professionista, nei primi mesi di quest’anno, ha trovato il coraggio di sporgere denuncia. Sono così scattate le indagini della Squadra Mobile che hanno portato al blitz di oggi.

Un calvario lungo sette anni

Nel 2016, a seguito di un accertamento tributario, il medico si era improvvisamente trovato in uno stato di difficoltà economica. Un suo conoscente, al quale aveva confidato la sua grave situazione finanziaria, gli aveva consigliato di rivolgersi ad un tale di nome Marco, conosciuto a Sora come riferimento per risolvere situazioni economiche difficili ed al quale in molti si rivolgevano per ottenere aiuto. Al primo incontro, in cui la vittima aveva avanzato la richiesta di un prestito di 5.000 euro, il presunto “benefattore” si era reso subito disponibile ad aiutarlo, dietro la promessa di riottenere al termine di 30 giorni la restituzione della somma di 7500 euro.

Come spesso accade in questi casi, però, il professionista non era riuscito a restituire nei termini fissati l’intera somma e da quel momento erano iniziati i suoi guai. Il poveretto, infatti, era stato costretto a versare settimanalmente al suo aguzzino una somma di denaro che variava da poche centinaia di euro a somme più cospicue. Il finto benefattore si era rivelato infatti un usuraio, un rom appartenente alla nota famiglia Sinti di Sora, già noto alle forze dell’ordine e coinvolto in passato in vicende analoghe ai danni di imprenditori locali, oltre che in indagini relative allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Minacce anche ai figli della vittima

Lo stato di soggezione e la paura erano tali che il malcapitato era stato anche costretto, dietro minaccia, a noleggiare e simulare il furto di una vettura di grossa cilindrata. Il veicolo, in realtà, era stato consegnato all’usuraio, che ha potuto così venderlo illegalmente. Il malvivente, per ottenere il denaro non si era fermato nemmeno dopo essere stato arrestato nel 2020, nell’ambito dell’operazione della Squadra Mobile di Frosinone denominata “Requiem”. In quel periodo, infatti, per tempestare di telefonate e messaggi minatori il medico si era avvalso anche di alcuni suoi familiari, il fratello e due sorelle, tutti già gravati da precedenti penali per spaccio di sostanze stupefacenti, usura ed estorsione.

Le minacce, rivolte non solo alla vittima ma anche all’integrità fisica dei suoi due figli, ad ogni ritardo e ad ogni mancato pagamento diventavano sempre più gravi e pesanti e, in più occasioni, i criminali si erano pure presentati personalmente sul posto di lavoro della vittima con la pretesa di ottenere il denaro. Il medico, temendo per la sua incolumità ma soprattutto per quella dei suoi due figli, non e più riuscito a sottrarsi alle richieste dei suoi aguzzini fino a che, in preda all’esasperazione e al terrore, all’inizio di quest’anno, è riuscito a trovare la forza per riferire quanto gli è capitato negli ultimi sette anni.

Dal suo racconto sono emersi elementi tali che hanno delineato chiaramente il modus operandi di questi criminali i quali, approfittando dello stato di bisogno della vittima di turno, riescono a catturarne la fiducia, affermandosi come l’unica ancora di salvezza alla quale è consentito aggrapparsi e fare riferimento, nell’illusione di riuscire prima o poi a sottrarsi a quella morsa. Questi elementi, ben descritti dagli investigatori, sono stati determinanti per l’emissione delle due misure cautelari di custodia in carcere per i due fratelli, così come per l’emissione del divieto di dimora nelle regioni Lazio, Abruzzo, Molise e Campania nei confronti di una delle due sorelle; mentre per l’altra è stato disposto il divieto di dimora nel Comune di Sora. Il Gip, infatti, ha ritenuto che solo il carcere per i fratelli e i divieti di dimora per le sorelle saranno sufficienti ad impedire agli stessi di continuare ad assillare la vittima. Dalle indagini è stato possibile accertare che la vittima ha versato, negli anni, una somma di denaro superiore ai 70 mila euro, ma non si esclude che il denaro indebitamente ottenuto dagli usurai possa raggiungere cifre nettamente superiori.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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