Violenza economica, donne intrappolate in relazioni tossiche: la storia di rinascita di “Nina”

La forma meno visibile ma più subdola di violenza di genere: senza soldi, molte donne restano intrappolate in relazioni tossiche

Non sempre la violenza si manifesta con lividi, urla o minacce. Esiste una forma silenziosa, subdola e profondamente distruttiva di abuso che si consuma tra le mura domestiche e che troppo spesso viene ignorata: la violenza economica. È quella che toglie libertà, dignità e indipendenza alle donne, impedendo loro di uscire da relazioni tossiche perché “senza di lui non posso permettermi nulla”.

È il caso di Nina – nome di fantasia – una 36enne straniera residente in provincia di Frosinone che per anni ha vissuto intrappolata in una relazione di questo genere. Ora, grazie all’intervento di un centro antiviolenza, si trova insieme alla figlioletta di cinque anni in una casa rifugio dove sta ricostruendo la sua vita e il suo futuro. Nina ha avuto la forza di chiedere aiuto ma tante donne che vivono la sua situazione restano vittime per anni di relazioni tossiche che trascinano nella spirale di subdola violenza anche i figli.

Cos’è la violenza economica

Si parla di violenza economica quando uno dei partner controlla o limita l’accesso dell’altro al denaro, impedendogli di lavorare, gestendo in modo esclusivo le finanze familiari, o monitorando ogni spesa. È una forma di controllo che priva la vittima non solo della propria autonomia, ma anche della possibilità concreta di andarsene, mantenersi o provvedere ai figli.

Secondo l’Istat, circa una donna su cinque ha subito almeno una forma di violenza economica nel corso della sua vita. E il dato è fortemente sottostimato, perché molte non riescono nemmeno a riconoscerla come tale.

I segnali da non ignorare

Non sempre è facile distinguere l’amore dalla manipolazione. Ma ci sono segnali precisi da cui è possibile riconoscere una relazione tossica con tratti di violenza economica:

  • Ti impedisce di lavorare o ti scoraggia costantemente dal farlo
  • Vuole sapere quanto spendi, anche per piccole cifre
  • Ti dà una “paghetta” controllata da lui
  • Fa acquisti importanti senza consultarti
  • Ti fa sentire in colpa se chiedi soldi
  • Intestazione di beni solo a suo nome, anche se acquistati insieme
  • Nasconde conti correnti, password, carte di credito
  • Usa il denaro per ricattarti: “Se mi lasci, non ti do nulla”
  • Ti dice che da sola “non ce la faresti”

Un ricatto che lega psicologicamente

La dipendenza economica è spesso l’ultimo anello di una catena fatta di sottomissione emotiva, isolamento sociale e perdita progressiva dell’autostima. Quando non si hanno soldi, non si ha nemmeno la possibilità di affittare una casa, pagare un avvocato, comprare da mangiare o garantire una vita dignitosa ai propri figli. E allora si resta. Si sopporta. Si tace.

Come chiedere aiuto

Il primo passo è prendere coscienza che anche questo è abuso. Anche questo è violenza. E come tale, può e deve essere denunciata. Non serve aspettare che ci siano minacce fisiche per chiedere aiuto.

Esistono sportelli antiviolenza, come quello a cui si è rivolta Nina, centri per le donne e numeri verdi che offrono supporto legale, psicologico e – quando serve – anche un aiuto concreto per l’autonomia economica. In molti casi, si può anche richiedere il reddito di libertà, un fondo pubblico destinato alle donne vittime di violenza per aiutarle a ricostruire la propria indipendenza.

Il denaro non può essere un’arma

La violenza economica è una forma di schiavitù moderna, mascherata da “protezione” o “ruolo familiare”. Ma l’amore non controlla, non umilia e non mette alla prova la tua libertà. Se qualcuno ti fa credere che senza di lui sei nulla, sappi che il problema non sei tu. È lui.

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Giornale digitale fondato nel 2022 con l’intento di offrire al territorio “Una voce oltre la notizia”. Nasce dall’esigenza di un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione di creare un canale di informazione attendibile, laico e indipendente che dia voce ai cittadini, alle imprese, ai lavoratori, agli studenti…

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