Gaia, a 20 anni il ricovero in terapia intensiva per trombosi e embolia: la lettera ai sanitari

"Grazie a tutti voi che riuscite a rendere umano e meno spaventoso anche un luogo carico di dolore": il racconto della giovane

La storia di Gaia, 20 anni appena, è una di quelle che vorremmo poter sempre raccontare. Parla di buona sanità. Quella pubblica, che esiste e resiste. La giovane si è ritrovata a dover lottare per la vita. Ora sta bene, è salva. Ed ha voluto ringraziare chi l’ha aiutata ad uscire dal tunnel con una lettera. Ha rivolto le sue parole di gratitudine ai sanitari del San Camillo Forlanini di Roma che hanno condiviso un estratto della sua lettera.

“Grazie a voi che riuscite a rendere umano e meno spaventoso un luogo carico di dolore”

“Scrivo questa lettera di getto. Le emozioni sono tante, ed è difficile esprimere ciò che provo. Chi l’avrebbe mai detto che a 20 anni mi sarei ritrovata in terapia intensiva con una trombosi venosa profonda, un’embolia polmonare, e — come se non bastasse — in pericolo di vita? Eppure, in questa grande sfortuna ho avuto una fortuna: incontrare medici e infermieri straordinari. Grazie a tutti i medici che mi hanno accompagnata e supportata. In ognuno di voi ho trovato professionalità e umanità. Grazie a Emiliano, che sin dal mio arrivo in pronto soccorso mi ha accolta con genuina umanità, grande professionalità e disponibilità — sia durante la degenza che dopo la dimissione. Grazie a Salvatore, detto “Soho”, che non mi ha mai perso di vista. Non dimenticherò mai quel “Ora è il turno della Principessa”: riuscivi a farmi sorridere anche quando ero in lacrime. Grazie a Chiara, la mia luce nei momenti difficili.

E grazie a tutto il personale infermieristico: in voi ho ammirato dedizione, amore, umanità. Non mi avete mai fatta sentire sola. Grazie Filomena, senza di te sarebbe stata una degenza molto più triste. Grazie Carmine, per la tua energia contagiosa. Grazie a Rosa, e a entrambe le Annalisa, per le vostre dolcezza e cura. Grazie a tutti voi che riuscite a rendere umano e meno spaventoso anche un luogo carico di dolore. Vi sono e vi sarò eternamente grata. Vi voglio bene. Gaia”.

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