Discarica di Roccasecca, Belli (Fare Verde): “Gli studi confermano i rischi per la salute dei residenti”

L'ambientalista contesta come nei ragionamenti dei dirigenti di via Colombo non sia stato per nulla incluso il fattore dell'impatto del sito

“Che senso ha spendere denaro per pagare ricercatori e scienziati se poi i dirigenti della Regione Lazio fanno come vogliono?”, Marco Belli, presidente di Fare Verde provincia di Frosinone, commenta così il documento di risposta della burocrazia di via Colombo ad una interrogazione del consigliere di minoranza Claudio Marotta (Avs), sulla situazione attuale e sulla possibile riapertura della discarica di Roccasecca. Come riferito nel nostro ampio resoconto, un funzionario e due dirigenti regionali hanno sottoscritto una nota in cui danno via libera su tutta la linea al completamento ed all’attivazione del quinto bacino, come anche al passaggio di proprietà del sito dalla Mad dell’imprenditore Lozza ad una società dell’imprenditore Navarra. – LEGGI QUI.

Marco Belli, presidente di Fare Verde provincia di Frosinone
  • Qual è il punto di cui la dirigenza regionale non ha tenuto conto?

“Il programma Eras è un’iniziativa coordinata dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio in collaborazione con l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa) e la Direzione regionale Energia e Rifiuti, Dipartimento Territorio della Regione Lazio. Gli aggiornamenti dello studio ‘confermano l’associazione tra mortalità, morbosità e incidenza di tumori soprattutto per le patologie a carico dell’apparato respiratorio in coerenza con le indicazioni della letteratura scientifica, e può avere un nesso di causalità con le esposizioni ambientali’ a ridosso di impianti di trattamento rsu”.

“Non portano la zona economica speciale ma portano eccome i rifiuti”

  • Soldi pubblici utilizzati bene a fini conoscitivi ma che poi sono rimasti senza effetti pratici benefici per le popolazioni interessate?

“Esattamente. Il programma è finanziato dalla Regione Lazio (Progetto esecutivo ai sensi della DGR n. 929/08 e Legge finanziaria regionale n.31/2008 art 34, nell’ambito del Programma di Epidemiologia Ambientale della Regione Lazio DGR 93/2007). È finalizzato ad acquisire, sistematizzare e divulgare le informazioni relative alla produzione, al trasporto e agli impianti di smaltimento e trasformazione dei rifiuti solidi urbani nella regione Lazio e agli eventuali effetti sull’ambiente e sulla salute delle persone che vivono nei pressi di questi impianti. Quindi la domanda che facevo all’inizio mi pare più che giustificata”.

  • La sua conclusione?

“In provincia di Frosinone al posto della Zes (zona economica speciale del Mezzogiorno) ci portano i rifiuti. Se non mi sono spiegato bene: la monnezza”.

Per i residenti vicini agli impianti maggiori probabilità di contrarre malattie respiratorie

Lo studio a cui ha fatto riferimento il presidente di Fare Verde provincia di Frosinone ha visto una coorte da 242,409 residenti entro 5 Km dalle discariche del Lazio, dei quali 5,187 (2%) abitavano entro 1 Km dal perimetro di una discarica e 21,475 entro 1-2 Km. “I confronti di mortalità interni alla coorte per valutare l’effetto distanza e concentrazione di H2S (idrogeno solforato: il composto chimico pericoloso per la salute umana dall’odore caratteristico di uova marce) non hanno mostrato variazioni di rilievo se si fa eccezione di soli indizi emersi per il tumore del colon retto e dell’apparato urinario negli uomini e il tumore della vescica nelle donne. Effetti più marcati sono stati riscontrati per i ricoveri con, per gli uomini, livelli di ospedalizzazione più elevati per malattie del sistema circolatorio, malattie del sistema respiratorio e tumore della vescica. Per le donne si sono osservati livelli ospedalizzazione più elevati per tumore del pancreas, malattie del sistema circolatorio, malattie polmonari cronico ostruttive e malattie dell’apparato urinario”. 

Iniziative per non riaprire Cerreto: ne discutono i sindaci della Consulta

Lo studio di coloro che risiedono nei 5 Km dagli impianti di discarica del Lazio ha evidenziato un quadro di mortalità e morbosità relativamente sovrapponibile a quello regionale. Dalla analisi interna alla coorte, tuttavia, “sono emerse diverse associazioni con la distanza o la concentrazione stimata di H2S non sempre univoche e consistenti. Tra queste, l’aumento della morbosità per malattie respiratorie è coerente con le indicazioni della letteratura scientifica e può avere un nesso di causalità con le esposizioni ambientali”.

Del rischio di riapertura della discarica di Cerreto parlerà anche la Consulta dei sindaci del Lazio meridionale convocata nella sala consiliare del Comune di Cassino, martedì 19 agosto alle ore 16. Ci sarà una discussione tra primi cittadini e rappresentanti delegati di amministrazioni comunali sulle iniziative da intraprendere per contrastare i tentativi di riaprire il sito.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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