Hicham, da giornalista a clochard: ora la rinascita dopo mesi di buio e solitudine

Il sindaco di Villa Santa Lucia racconta i primi segnali di rinascita dell’ex giornalista creduto morto dalla famiglia

Dopo la pubblicazione della toccante storia di sabato scorso – LEGGI QUI – arrivano parole di speranza per Hicham, l’uomo che per anni ha vissuto ai margini, senza volto e senza voce, fino al recente colpo di scena che ha commosso e scosso la comunità. Il giovane nel suo paese d’origine era un giornalista, la mamma aveva venduto tutto per mandarlo in Italia alla ricerca di un futuro migliore ma, fino a qualche giorno fa, i suoi familiari in Marocco lo avevano creduto morto.

A condividere gli sviluppi è il sindaco di Villa Santa Lucia, Orazio Capraro, che ieri mattina ha incontrato nuovamente Hicham, affidato alle cure dei medici del reparto SPDC del “Santa Scolastica” di Cassino.

Nel suo post, Capraro racconta con intensità: «Questa mattina ho scattato una foto. Perché è giusto che cominciate a vedere con i vostri occhi quanto possa bastare poco per restituire dignità a un uomo. Un taglio di capelli, una barba fatta, vestiti puliti, profumo addosso e soprattutto un gesto umano: qualcuno che ti guarda negli occhi, che ti riconosce come persona. Non un fantasma, non un caso. Una persona. Hicham, quando mi ha visto, mi ha chiesto una Pepsi Cola. Lo ha fatto con una voce sottile, timida, tremante. E subito dopo mi ha detto “grazie”. Mi ha ringraziato per qualcosa che forse neanche capiva bene, ma che ha sentito: una presenza. La nostra.

Il suo percorso di recupero è ancora lungo, molto lungo. Ma l’ho trovato più lucido, più presente. Spaventato, sì. Terrorizzato, anche. E non sappiamo ancora da cosa esattamente. Ma non più completamente assente. Sono rimasto con lui solo pochi minuti. Non c’era bisogno di parole, di discorsi, di promesse. C’era bisogno solo di farlo sentire visto, accompagnato. Umano, ancora.

Il percorso di cura è ancora lungo

I medici del reparto SPDC del ‘Santa Scolastica’ di Cassino stanno facendo un lavoro straordinario. – Ha aggiunto ancora Capraro – Con attenzione, con delicatezza, con affetto. Hicham ha ripreso a mangiare. Una cosa normale per tutti, un miracolo per chi ha vissuto anni di stenti, fame, solitudine. Il suo corpo è provato, debilitato, ma risponde. E questo ci dà speranza. I medici sono fiduciosi: con tempo e cura, tornerà a stare meglio anche dentro.

Vederlo oggi, sbarbato, con i capelli corti, pulito, vestito, profumato… sembrava un ragazzo. Sembrava un bambino cresciuto troppo in fretta. E guardandolo bene, si capisce che il suo corpo, per anni, è stato un corpo curato, allenato, forte. Un corpo da sportivo. Un corpo che ha vissuto, e che poi è stato dimenticato.

In questi giorni, tanti giornalisti stanno raccontando questa storia con rispetto, con sensibilità, con attenzione. E questo è importante. Perché l’informazione, quando è fatta bene, ha un potere enorme: restituisce voce a chi non ce l’ha più, accende riflettori dove c’è buio, crea consapevolezza dove regna l’indifferenza. È doveroso, per questo, ringraziare chi ogni giorno sceglie le parole giuste per raccontare la verità. Un ringraziamento speciale va ad Angela Nicoletti, che sta seguendo questa vicenda con un occhio attento, profondo, e con il cuore. Il suo lavoro sta facendo la differenza.

Giovedì la nomina del tutore legale

Giovedì sarà nominato ufficialmente il tutore legale di Hicham. Poi ci sarà l’incontro con il Procuratore della Repubblica, Carlo Fucci, che non finirò mai di ringraziare per l’umanità, la disponibilità e la sensibilità con cui ha seguito e sta seguendo questa vicenda. Un grazie sincero anche al Luogotenente Gaetano Evangelista, Comandante della stazione dei Carabinieri di Piedimonte San Germano, sempre presente, con discrezione e grande senso del dovere.

Appena avrò altre notizie, le condividerò con voi. Perché la storia di Hicham non è solo la sua. È anche la nostra. È la storia di un uomo da salvare, ma anche di una comunità che ha deciso di non girarsi dall’altra parte. E credetemi: basta poco per restituire dignità. Basta volerlo davvero». – Ha concluso il sindaco.

Un racconto che restituisce la dimensione più intima di una rinascita lenta ma concreta, fatta di piccoli gesti e della forza di una comunità che ha scelto di non restare indifferente.

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