Carceri, allarme sicurezza nel Lazio: dal detenuto morto a Cassino all’escalation di violenza

La denuncia della Fns Cisl Lazio: carenza di personale, strutture al collasso e condizioni di lavoro sempre più insostenibili

Una settimana – quella che si è appena conclusa -, segnata da gravi eventi critici negli istituti penitenziari del Lazio, riaccende i riflettori su una situazione definita ormai insostenibile dalla Fns Cisl Lazio, che attraverso il segretario generale Massimo Costantino lancia un nuovo, forte allarme sulle condizioni delle carceri regionali e sulla sicurezza del personale.

Solo negli ultimi giorni, spiegano dal sindacato, si sono verificati episodi di particolare gravità che testimoniano un sistema in profonda sofferenza, aggravato da sovraffollamento cronico e da una drammatica carenza di agenti di Polizia Penitenziaria.

Il primo episodio risale a lunedì 22 dicembre, quando un detenuto è deceduto nel carcere di Cassino. Una struttura che, a fronte di una capienza regolamentare di 200 posti, dispone in realtà di soli 90 posti effettivamente disponibili, ma ospita circa 170 detenuti, con numeri che rendono estremamente complessa la gestione quotidiana dell’istituto.

Ancora più preoccupante quanto accaduto venerdì 26 dicembre presso l’Istituto Penale Minorile “Casal del Marmo” di Roma, dove un agente è stato aggredito, riportando 17 giorni di prognosi. Nell’istituto sono presenti attualmente circa 57 minori detenuti e, secondo quanto riferito, durante l’episodio sarebbero stati coinvolti circa 20 giovani, vestiti di arancione e con il volto coperto da kefiah, in una situazione che ha richiesto un intervento immediato per ristabilire l’ordine.

Il giorno successivo, sabato 27 dicembre, un ulteriore episodio di violenza si è verificato nel Nuovo Complesso Circondariale di Rebibbia, a Roma. Intorno alle 13.30, un detenuto di origine marocchina, ristretto nel reparto G9, ha aggredito per futili motivi un agente del ruolo assistenti di Polizia Penitenziaria, colpendolo con una violenta testata e provocandogli la frattura del naso, con una prognosi di 20 giorni.

Numeri alla mano, la situazione del carcere di Rebibbia appare emblematica: a fronte di 1.171 detenuti regolamentari, i presenti sono 1.655, con celle sovraffollate e spazi insufficienti che, sottolinea la Fns Cisl Lazio, impediscono lo sviluppo di percorsi trattamentali efficaci, fondamentali per ridurre la recidiva e favorire il reinserimento sociale. A ciò si aggiunge una carenza di circa 200 agenti, rispetto a un organico previsto di 782 unità, con un carico di lavoro che diventa sempre più pesante e rischioso per il personale in servizio.

Il quadro generale regionale è altrettanto allarmante. «Resta purtroppo gravissima la situazione della carenza di personale di Polizia Penitenziaria nel Lazio – denuncia Massimo Costantino –. Le unità assegnate non sono sufficienti a coprire le reali esigenze dei vari istituti». Attualmente mancano circa 565 agenti, mentre il sovraffollamento complessivo supera le 1.375 presenze in più, rispetto a una capienza regolamentare di 5.283 detenuti.

Per la Fns Cisl Lazio è necessario un intervento immediato per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori, garantendo l’applicazione completa delle norme contrattuali, incrementando le risorse umane e assicurando standard dignitosi anche per i detenuti, in linea con i principi costituzionali e il rispetto dei diritti umani.

«Occorre compensare le perdite di personale, completare gli organici e garantire un numero di agenti sufficiente a tutelare la sicurezza e l’operatività degli istituti penitenziari – conclude il segretario generale –. Servono correttivi urgenti per evitare il ripetersi di simili criticità e avviare un reale cambiamento del sistema penitenziario, affinché gli agenti possano lavorare in un ambiente più sicuro e meno esposto a rischi quotidiani».

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