Monza-Frosinone, parola a Maurizio Ganz: “Sfida di vertice ma in B vince la continuità” – ESCLUSIVA

'El segna semper lu', ex attaccante del Monza e di club come Inter e Milan afferma: "Due squadre moderne e che giocano un bel calcio"

Serie B – Sabato alle ore 15 l’U-Power Stadium sarà teatro di una delle sfide più attese della stagione. Monza e Frosinone si affrontano in un confronto diretto d’alta classifica che profuma di Serie A. I ciociari arrivano all’appuntamento da capolista con 41 punti, reduci dal convincente 2-0 sul Catanzaro, mentre i lombardi, terzi a quota 37, cercano il riscatto dopo la sconfitta esterna per 1-0 contro la Virtus Entella. Quattro punti di distanza, ambizioni più o meno dichiarate e due identità di gioco ben definite: tutti gli ingredienti per una grande partita.

Per presentare il match abbiamo raccolto il punto di vista di Maurizio Ganz, ex attaccante di razza e profondo conoscitore della categoria. Ganz ha vestito proprio la maglia del Monza nella stagione 1988-89, una tappa importante agli inizi di una carriera che lo avrebbe poi portato a militare tra le fila dell’Inter, a segnare gol decisivi in Serie A e in Europa, fino a conquistare uno scudetto con il Milan e il titolo di capocannoniere della Coppa UEFA, prestazioni che gli hanno consegnato di di diritto il soprannome El segna semper lu (“Segna sempre lui”). Oggi allenatore – del Magenta in Eccellenza – e opinionista, osserva il campionato con lo sguardo di chi la Serie B l’ha vissuta con ardore e talento.

L’intervista a Maurizio Ganz

Monza–Frosinone è una sfida tra due squadre con un’identità precisa. Che tipo di partita si aspetta e quali potrebbero essere i momenti chiave?
«Mi aspetto una gara vera, intensa e giocata a viso aperto. Oggi le partite non durano più solo 90 minuti, ma 95 o 96, e dentro quel tempo ci sono tante “partite nella partita”. Gli episodi contano moltissimo, così come la gestione dei cambi: con cinque sostituzioni puoi anche rivoluzionare l’assetto. Il primo tempo sarà fondamentale per creare le basi e poi provare a vincerla nella ripresa. Si prospetta una partita intensa e soprattutto un appuntamento di bel calcio».

Quanto pesa l’aspetto mentale in match di questo livello?
«Pesa tantissimo. La componente psicologica, soprattutto nei big match, spesso fa la differenza quanto quella tattica. Servono lucidità nei momenti decisivi e la capacità di restare dentro la partita anche quando cambia inerzia».

Qual è la qualità che rappresenta meglio il Frosinone e quale il Monza?
«Entrambe sono squadre propositive, divertenti da vedere. Attaccano, cercano il gioco e non si limitano a difendersi. È calcio moderno: tutti partecipano alla fase offensiva e a quella difensiva».

Lei conosce bene l’ambiente di Monza. Che ruolo può avere il fattore campo?
«Il pubblico oggi fa la differenza. A Monza c’è un’atmosfera importante, un ambiente che negli anni è cresciuto molto anche grazie agli obiettivi raggiunti e all’ingresso in società della famiglia Berlusconi nel 2018 e fino allo scorso luglio quando è subentrato il fondo statunitense Beckett Layne Ventures. Il tifoso è diventato davvero il dodicesimo uomo in campo».

Guardando al campionato, questa partita può essere un crocevia?
«Può pesare, ma non decide nulla. Ho giocato 12 anni in Serie A e 7 in Serie B e so che nei cadetti la parola chiave è la continuità. Le prime squadre – Frosinone, Venezia, Monza, Palermo – sono racchiuse in pochi punti: una vittoria implementa il vantaggio, ma il campionato è lungo e può riservare ribaltoni, cosa che più raramente accade in Serie A».

Da ex attaccante, quale reparto offensivo la convince di più?
«Il Frosinone davanti sta facendo qualcosa in più, ma parliamo di due squadre che segnano con tanti interpreti. L’uomo più importante dei giallazzurri, Ghedjemis, per esempio, ha già realizzato 7 gol. Nel Monza, invece, vanno spesso a segno anche i difensori: Birindelli è a quota 4, Izzo a 3. Questo dimostra che la squadra sa sopperire anche all’assenza di un vero centravanti di riferimento, mandando in porta un po’ tutti gli interpreti».

Da allenatore, come giudica il lavoro dei due tecnici?
«Bianco e Alvini sono allenatori che sanno di calcio, ed è questo il vero quid in più. Le loro squadre giocano per vincere, con tutti che attaccano e tutti che difendono, sono davvero moderne in tal senso. Mi ha colpito soprattutto il Monza: dopo la retrocessione pensavo potesse accusare il colpo, invece si è ripresentato subito ai vertici».

Un ricordo personale del suo Monza di fine anni ’80?
«È stata la mia prima vera esperienza in Serie B. Un’avventura bellissima: in attacco giocavo con Pierluigi Casiraghi, dietro le punte c’era Giovanni Stroppa. Era la prima volta lontano dalla Sampdoria, con una società importante guidata dal presidente Valentino Giambelli, Pierluigi Frosio in panchina e Beppe Marotta direttore generale. Un calcio fatto di esperienza e passione, che porto ancora con me».

Monza–Frosinone non è solo una sfida d’alta classifica, ma anche un confronto tra due filosofie ambiziose. Come sottolinea Maurizio Ganz, testa, qualità e coraggio saranno le chiavi di un match che promette spettacolo e potrebbe dire molto sul cammino di entrambe, senza però chiudere i giochi di un campionato ancora apertissimo.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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