La mattanza ha avuto inizio nella seconda decade di dicembre quando il corpo esanime di Lupin era stato rinvenuto tra i vicoli del quartiere Civita Falconara di Arpino, nel centro storico della città: il pelosetto non era un randagio bensì “adottato” dal rione, sfamato, coccolato, accudito. Qualche giorno dopo la medesima sorte è toccata ad una mamma gatta, facente parte della stessa colonia felina, regolarmente registrata. Entrambi gli episodi sono stati segnalati alle forze dell’ordine: Polizia Locale e Carabinieri hanno raccolto alcune testimonianze.
La nostra redazione aveva riportato che, purtroppo, la morte di Lupin e di mamma gatta non fossero circostanze isolate, episodi simili erano accaduti in un passato più o meno recente. Oggi, a distanza di nemmeno un mese, siamo costretti di nuovo a raccontare di ulteriori due uccisioni: due bei micioni grigi, uno chiamato “il gatto di silvana” trovato nella sera di domenica scorsa, l’altra questa mattina, Nina “la gatta più buona del quartiere Civita”, senza vita nella piazza.
La cattiveria della “bestia umana” che senza alcuna pietà continua con il brutale sterminio. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: la crudeltà di questi assassini non ha niente di umano. Avvelenare un animale è un atto malvagio, un gesto vile che provoca atroci sofferenze. Ed è noto a tutti quali siano gli effetti di un avvelenamento per cui, chi commette un’azione così cattiva è doppiamente colpevole, nella mente e nell’animo. Si ricorda che avvelenare un animale è considerato un reato penale, punibile per maltrattamento di animali. Nel caso in cui l’avvelenamento sia causa della morte si configura l’uccisione di animale, con pene detentive piuttosto severe.



