Stellantis Cassino, 13 giorni di lavoro nel 2026: attesa per il nuovo piano di Filosa. Trasnova l’11 marzo al Mimit

Officine di Piedimonte San Germano di nuovo ferme: dovrebbero riaprire il 9 marzo. Attesa per riunione al Mimit e nuovo piano industriale

Con 13 giorni di lavoro su 67 dall’inizio dell’anno, lo stabilimento di Cassino si conferma il peggiore in termini produttivi dell’intero gruppo Stellantis. L’ultimo stop alle linee di montaggio è iniziato venerdì scorso e si concluderà il 6 marzo. Nel frattempo una riunione della Consulta dei sindaci del Cassinate ha sollevato polemiche per le molte assenze tra i primi cittadini del territorio. Circostanza che, in ogni caso, conferma quanto sia ormai avanzata la rassegnazione tra gli stessi rappresentanti istituzionali direttamente investiti dal crollo dell’automotive e messi a dura prova dalle richieste pressano gli assessorati ai servizi sociali. Del resto la politica e le amministrazioni locali si sono mosse in grave e clamoroso ritardo: dal 2021 era chiaro che i francesi non avrebbero portato lavoro e investimenti. Semmai ne avrebbero sottratto, smantellando tutto il possibile (l’intero reparto Verniciatura) e sottraendo tecnologia e posti di lavoro (meno duemila diretti circa).

Territorio fermo dal 2021, ora alle prese coi licenziamenti collettivi

Ma di risposte istituzionali non ce ne sono state nel Cassinate e nel Lazio meridionale e perfino le sollevazioni sindacali e popolari, che pure avevano contrassegnato alcuni momenti della gestione Marchionne, sono mancate del tutto. Solo il sindacalismo di base ha sempre e da subito denunciato i rischi di un cambio gestionale che avrebbe potuto rappresentare la pietra tombale, non solo per il costruttore italiano ma per l’intero settore auto. Dopo cinque anni la parabola è nettamente disegnata ed i licenziamenti collettivi annunciati nell’indotto, a partire dalle crisi Trasnova, Logitech e Tecnoservice, per mancanza di commesse della multinazionale parigina, sono solo gli ultimi estremi eventi drammatici che segnano la riduzione e progressiva scomparsa di un intero comparto manifatturiero. Una base produttiva allo stremo che nessuna iniziativa imprenditoriale pur fatta balenare, proveniente dai settori della difesa o del farmaceutico ha in realtà ad oggi puntellato.

Due date per comprendere se lo stabilimento può salvarsi

Così restano le date appuntate in agenda: l’11 marzo ed il 21 maggio. Il primo appuntamento sarà la riunione del tavolo automotive al Ministero del Made in Italy con l’incredibilmente ottimista ministro Adolfo Urso; il secondo – ben più decisivo – è l’Investor Day con l’annuncio da parte dell’ad Stellantis Antonio Filosa del nuovo piano industriale ridisegnato dopo il “reset” seguito all’annuncio della perdita di 22,3 miliardi. Ma l’11 marzo si saprà di più anche su Trasnova. Maria Tripodi, sottosegretaria agli Esteri, rispondendo nell’Aula della Camera a un’interpellanza urgente M5S sulla tutela dei lavoratori dell’azienda della logistica e sul rispetto degli impegni industriali e occupazionali assunti da Stellantis, ha affermato che “per quello che attiene specificamente alla situazione dell’azienda Trasnova, si rappresenta che, a seguito dell’intervento del ministero delle Imprese e del made in Italy, il contratto di Stellantis con l’azienda in parola è stato prorogato due volte. Ora gli uffici competenti del Mimit stanno lavorando, insieme alle parti coinvolte, per individuare una soluzione strutturale al problema”.

La sottosegretaria Tripodi: per Trasnova soluzione strutturale

“La questione – ha aggiunto – sarà oggetto del prossimo incontro del Tavolo sulla vertenza Trasnova, convocato per il prossimo 11 marzo. Quindi, a breve. Voglio rassicurare: rimane sempre alta l’attenzione del Governo per cercare di sostenere tutte le aziende della componentistica, come Trasnova, che stanno risentendo fortemente la crisi del settore automotive”. Quanto a Stellantis, la sottosegretaria ha detto che il Mimit “sta presidiando con attenzione l’attuazione del Piano Italia, attraverso un monitoraggio costante, incontri periodici con il costruttore e riunioni del Tavolo permanente Automotive, dove l’azienda é chiamata a dare aggiornamenti continui sullo stato di attuazione degli impegni assunti. Nel corso dell’ultimo Tavolo Automotive del 30 gennaio scorso, l’azienda ha confermato di aver rispettato gli impegni assunti a fine 2024 e ha annunciato che nel 2026 gli acquisti da fornitori nazionali, relativi alla componentistica, supereranno i 7 miliardi di euro, accompagnati da una proiezione di incremento dei volumi produttivi nel corso dell’anno”.

La lettera del ceo Filosa che rassicura sulla tenuta di tutti i marchi

Circa l’appuntamento di maggio col nuovo piano industriale è il ceo Filosa ad aver scritto nelle scorse ore che Stellantis si sta preparando “a presentare il nuovo piano strategico, a maggio, e lo fa con umiltà per le lezioni apprese e con fiducia nelle opportunità future”. In particolare, nella lettera che accompagna la relazione annuale per l’anno concluso il 31 dicembre 2025, depositata alla Securities & Exchange Commission Filosa ha assicurato che Stellantis “mantiene una posizione unica, con i suoi marchi iconici, la sua portata globale e le sue profonde radici locali. I clienti sono la nostra stella polare e il nostro impegno é garantire la libertà di scelta per soddisfare le loro diverse esigenze, creando al contempo valore sostenibile per tutti gli stakeholder”. Tuttavia ha ribadito che serve un “reset totale”, un ripensamento e riallineamento delle attività e del modo in cui l’azienda lavora, “costruito sulla chiara ambizione di diventare un faro per la libertà di scelta nella mobilità”.

Lavoratori con stipendi da fame, Filosa con 5,42 milioni ed Elkann con 2,45

Infine, mentre i lavoratori sono alle prese con salari ormai ridotti ai livelli di soglia di povertà, il nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, in carica dallo scorso 18 luglio, ha ricevuto nel 2025 compensi complessivi per 5,424 milioni di euro, di cui 1,424 milioni di salario base. I compensi includono fringe benefit per 374.194 euro, incentivi di lungo termine per 1,508 milioni, benefit per 192.366 euro e altri compensi per 1,924 milioni.

John Elkann ha invece avuto compensi complessivi per 2,45 milioni di euro (contro i 2,797 milioni del 2024), di cui 960.293 euro di salario base, fringe benefit per 396.848 euro e incentivi di lungo termine per 1,093 milioni. Né Filosa né Elkann hanno ricevuto bonus nel 2025. Tutti dati emersi dalla relazione alla Sec americana. Il dividendo agli azionisti quest’anno è stato sospeso.

Il conto delle scelte sbagliate o appositamente penalizzanti

Ma inutile dire che il prezzo delle scelte sbagliate o comunque colpevolmente penalizzanti per l’Italia e per il sito di Cassino in particolare, le hanno pagate per intero i dipendenti diretti, quelli dell’indotto e i contribuenti italiani che continuano a veder prelevate dalle loro tasse come risorse destinate agli ammortizzatori sociali senza fine. Torniamo sulla responsabilità sociale di cui ogni azienda dovrebbe farsi carico e che Stellantis dei francesi di Peugeot e della famiglia Elkann dimostrano di non sapere neanche dove stia di casa. Vogliamo ricordarlo che FIat/Fca/Stellantis dal 2000 ad oggi ha incassato dallo Stato italiano 18,68 miliardi di euro?

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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