“Serve un’alleanza larga, sociale e politica, che metta insieme forze democratiche, associazioni, movimenti, amministratori locali. Serve una visione condivisa di sviluppo per questo territorio, che non può essere condannato alla marginalità”. L’appello è arrivato dal segretario generale della Cgil di Frosinone e Latina, Giuseppe Massafra – durante l’intervento all’assemblea di domenica della federazione provinciale Pd. – LEGGI QUI
“Il Congresso – ha sottolineato – può essere un’occasione preziosa per rilanciare un impegno comune. La Cgil è pronta a fare la sua parte, come sempre, con autonomia ma con spirito unitario, nella consapevolezza che la difesa della democrazia, del lavoro e della Costituzione è una responsabilità che ci riguarda tutti. Abbiamo il dovere di trasformare la preoccupazione in impegno, la rabbia in proposta, la crisi in occasione di cambiamento. Perché la democrazia vive se è capace di includere, di garantire diritti, di offrire futuro”.
- Non è certo il momento migliore per parlare di sviluppo.
“Siamo immersi in un contesto internazionale drammatico. I conflitti che insanguinano diverse aree del mondo, ci consegnano un quadro di instabilità permanente, di escalation militare, di impoverimento delle relazioni diplomatiche e multilaterali. In questo scenario, l’America di Trump rappresenta l’ulteriore, forse il principale, elemento di incertezza e di rottura degli equilibri democratici e sociali che hanno retto, pur con mille contraddizioni, negli ultimi decenni. Le guerre non producono solo distruzione e morte: alimentano paure, restringono spazi di libertà, comprimono diritti sociali e civili. E quando la politica si riduce a muscolarità e propaganda, quando il confronto si trasforma in scontro permanente, il primo valore che viene messo in discussione è la democrazia”.
“Attenti, siamo tutti sotto attacco perché a rischio è la democrazia”
- Quale immagine le viene in mente in proposito?
“Quella del Board of Peace è la più eloquente per capire in che mani è finito il pianeta e infatti l’ultimo attacco all’Iran ci dice molto del concetto di Pace che vogliono esprimere. Sotto attacco non sono solo i territori. Sotto attacco è il concetto stesso di democrazia! Come sappiamo, non solo fuori dai nostri confini. Il nostro Paese, con questo governo, sta ipotecando la nostra democrazia. Ha smesso di farlo in maniera subdola e ha cominciato a farlo mettendo in discussione l’equilibrio costituzionale, per favorire un’idea autoritaria di governo che, come sappiamo tutti, non si è limitata ad esautorare il Parlamento delle sue funzioni, prosegue con l’indebolimento del potere giudiziario e culminerà, a colpi di leggi liberticide, nella consacrazione del suo potere esecutivo”.
- Pensa alla nuova legge elettorale?
“Penso solo che oggi è importante mobilitarsi per fermare la deriva. Una mobilitazione ampia, che passa dal prossimo appuntamento referendario, che ci chiama tutti ad un impegno straordinario, ma che non si limita a quello. Continua ad esserci, anzi, peggiora una crisi economica profonda che attraversa l’Europa e il nostro Paese. Una crisi che qui, nel nostro territorio, assume contorni drammatici. Le crisi industriali stanno decimando l’occupazione, colpiscono lavoratrici e lavoratori, famiglie intere, intere comunità. Assistiamo alla desertificazione produttiva, alla perdita di competenze, alla fuga dei giovani, alla precarizzazione diffusa, che in questo territorio significa troppo spesso “vittime” sul lavoro”.
“Nessuna scelta di sviluppo, solo compressione della partecipazione”
- Come arginare il crollo economico e occupazionale, ‘alleanza larga’ a parte?
“Il fatto è che il Governo italiano, anzi i governi (perché c’è pure quello della Regione) non stanno offrendo risposte adeguate. Anzi, assistiamo a scelte inesistenti in termini di politiche di sviluppo e decisioni che rischiano di aggravare le disuguaglianze, di comprimere ulteriormente gli spazi di partecipazione, anche attraverso l’indebolimento corpi intermedi. C’è un attacco, neanche troppo velato, al valore stesso della rappresentanza e al pluralismo. Ecco perché oggi la difesa della democrazia non è un tema astratto. Non è una parola da celebrare nelle ricorrenze. È una pratica quotidiana. È la difesa della nostra Carta costituzionale da un attacco senza precedenti”.
- Lavoro e sviluppo del nostro territorio dipendono dalla difesa della Costituzione?
“Dico solo che la democrazia non si salva da sola. Non basta evocarla. Si salva stimolando la partecipazione. Si salva tornando tra le persone, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nei circoli, nelle scuole a livello nazionale come pure sul nostro territorio. Si salva ricostruendo un legame di fiducia tra cittadini e istituzioni, tra politica e società. Si salva difendendo la libertà e la dignità di ciascuno, a partire da quella delle donne, oggi calpestata da quell’aberrazione normativa del ddl Buongiorno, e contro la quale siamo stati in piazza. C’è un bisogno enorme di senso, di ascolto, di prossimità”.
L’appello: riportiamo al centro dell’azione politica il bene comune
- Si sente di fare un appello finale?
“Troppe persone si sentono sole, non rappresentate, distanti. Ed è in quel vuoto che attecchiscono il populismo, l’astensionismo, la sfiducia. Per questo dobbiamo sentirci tutti impegnati a riportare al centro il Bene comune, non come slogan, ma come bussola concreta dell’azione politica e sindacale. Per noi della Cgil, agire nel territorio e nel Lazio meridionale in particolare, significa presidiare ogni crisi, non lasciare indietro nessuno, contrattare per migliorare le condizioni di lavoro, costruire reti sociali, difendere i servizi pubblici, la sanità, la scuola. Significa anche promuovere una nuova politica industriale che rimetta al centro innovazione, sostenibilità ambientale, qualità del lavoro. Ma nessuno può farcela da solo”.