Stellantis Cassino, il lungo declino dietro la manifestazione del 20 marzo: ora tutti aprono gli occhi

Sindaci del cassinate e parti sociali pronti a sfilare. Di Traglia (Fiom) ricorda denunce vecchie di anni e i lunghi silenzi istituzionali

Meglio a scoppio ritardato che mai, si dirà. A proposito della manifestazione di piazza promossa da sindacati e sindaci del cassinate, prevista per il 20 marzo, con l’obiettivo di rivendicare l’urgenza di investimenti nello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. Sito da cinque anni smantellato sistematicamente dai francesi (che dettano le scelte industriali sin dall’acquisizione di Fca) mentre i governi nazionali rimanevano inerti, prima due anni di Draghi e poi Meloni fino ad oggi: stesso risultato, pezzo a pezzo si consentiva a Parigi di sabotare il primo comparto manifatturiero nazionale. Ma anche le istituzioni locali, i sindaci con la fascia e la responsabilità dei servizi sociali sempre più pressati da chi non riesce a pagare bollette e chiede bonus alimentari, non hanno mosso un dito, a partire dai Comuni più direttamente colpiti che avrebbero dovuto mobilitarsi da un lustro – con ogni possibile iniziativa – per denunciare come “il peggio” sarebbe arrivato.

Il crollo: dallo stop alla Giulietta fino ai governi Draghi e Meloni

Il peggio ora è arrivato, i dipendenti diretti passati da 4700 a 2180 circa, perché i francesi i soldi li spendono solo per cacciare gli italiani dalle loro officine (costruite coi soldi Casmez), specie se tecnici competenti. La stessa area occupata della grande fabbrica in rapida riduzione verso un 30% di superfici utilizzate, rispetto a quel che era lo stabilimento Fiat conosciuto da tutto il territorio. Poi capannoni vuoti e palazzina uffici messa in vendita su Immobiliare.it, perché i francesi la classe la usano solo quando devono vendere i loro marchi del lusso ma sulle cose pratiche restano piedi a terra ed eliminano concorrenti come possono. Specialmente col contributo dei soldi del loro erario: tutti i “campioni” della grandeur sono alimentati dalle tasse: Stellantis non fa eccezione. E soprattutto contro una nazione – la nostra – che ha dimostrato non poche volte di non essere seconda a loro. Pure nel lusso, nelle auto, nei formaggi e nei vini. Parbleu!

Figurarsi se sono impensieriti loro, al di là delle Alpi, o i governanti italiani ignavi e attenti solo ai noti privilegi, dall’ultima consulta dei sindaci del cassinate, allargata a sindacati di categoria e forze sociali a partire dagli imprenditori (i pochi rimasti), che adesso issa la bandiera della protesta. Oltretutto presta alcune facce bronzee, responsabili quanto meno di sottovalutazione del declino, a in-credibili dichiarazioni sdegnate a favore di telecamere Rai. Tra coloro che invece suonano inutilmente il campanello d’allarme da 15 anni ci sono i “gufi” della Fiom-Cgil, oltre ad una serie di sigle sindacali di base. Al segretario territoriale della Fiom Cgil di Frosinone e Latina, Andrea Di Traglia, abbiamo chiesto se la mobilitazione cassinate potrà davvero servire a qualcosa. “Non è riduttivo far sentire la voce del territorio: soprattutto non è una cosa rinviabile”, risponde.

Di Traglia: lo dicevamo da 15 anni come sarebbe andata a finire

  • Storia vecchia e molti fingono di cadere dal pero…

“Già. Sono 15 anni che Fiom dice che saremmo arrivati a questo punto, Stanno spezzettando e annientando porzioni di stabilimento nel silenzio più totale delle istituzioni. La crisi è sistemica, si è accartocciata su se stessa e si è generato un buco nero che sta risucchiando un intero territorio. Veniamo da un percorso frastagliato e il grido lo lanciavamo da molto tempo: oggi tutti hanno aperto gli occhi su quella che che è realtà dal 2011. Sin da allora i piani industriali hanno provato a smentire con gli annunci quella che invece era la realtà. Così, invece della piena occupazione è arrivato il pieno utilizzo degli ammortizzatori sociali”.

“Le luci in fondo al tunnel erano i fari del Tir che ci avrebbe investito”

  • Diciamo pure che – oltre alla “novità” smantellamento – sotto il profilo produttivo siamo rimasti ai tempi di Marchionne.

“Il piano vigente è quello del 2018; dal 2021 ad oggi lo stabilimento ha perso la metà della forza lavoro. Nel 2021 quando Stellantis è nata da quella che veniva venduta come una fusione, denunciavamo il fatto che eravamo di fronte piuttosto ad una acquisizione perché dal lato francese noi vedevamo e vediamo la presenza di un fondo nazionale statale per quasi il 7% del capitale. Ci pareva chiaro dove potesse pendere l’ago della bilancia. Noi chiedevamo, quindi, contestualmente allo stato italiano di provare ad entrare nella partita: scrivemmo agli allora ministri Giorgetti e Orlando e rimanemmo inascoltati. Ci autoconvocammo sotto al Mimit perché non arrivava il piano industriale ma da lì le cose sono pure peggiorate. Mentre il resto del mondo Stellantis vedeva la luce in fondo al tunnel, con la presentazione della piattaforma stella large e Tavares al timone col suo passaggio negli stabilimenti, noi scoprimmo ben presto che quella luce erano i fari del famoso tir che ci avrebbe investito”.

“Affermavano che la piattaforma stella large sarebbe stata il futuro”

  • Hanno gettato via la piattaforma Giorgio voluta da Marchionne per metterne una tutta francese che non si capisce manco se avrà prestazioni paragonabili.

“L’abbiamo denunciato subito come Fiom: quella piattaforma era solo un contenitore, mancava il contenuto che manca ancora oggi. Oltretutto lo stabilimento perdeva i volumi del segmento C: a dicembre del 2020, con il pensionamento dell’Alfa Romeo Giulietta, si seppelliva una fetta di mercato gigantesca che ora è altrove. La ritroviamo soprattutto nel nord dell’Africa. E quando ci si sforzava da parte della politica di far capire a tutti che quella piattaforma avrebbe rappresentato il futuro per lo stabilimento cassinate rendendo possibile l’integrazione con altri modelli prodotti in altri siti, s’è dimostrato che si affermava il falso. Andammo come sindacato fino al quartier generale a Poissy in Francia, perché i nuovi proprietari invece che i modelli avevano portato da noi la loro sbandierata efficienza che poi altro non erano che i tagli alle condizioni di lavoro, al microclima, alla pulizia e al personale dipendente”.

Cassino ferma al piano 2018. I soldi? Turati fuori solo per espellere lavoratori

  • Poi c’è l’indotto, meglio quel che ne resta, dopo lo stillicidio di commesse saltate e magari date a subfornitori sempre francesi.

“Le scelte di Stellantis hanno portato a vertenze per tanti piccoli pezzi di manifattura fino a quel disastro annunciato dell’indotto che si riverbera sulla componentistica. Gam Consulting, Assitech 2000, De Vizia, poi le varie Trasnova, Logitech e Teknoservice. Questi pezzi del puzzle hanno fatto sì che negli anni perdessimo fette di indotto e di tessuto sociale e produttivo. Nel frattempo non arrivavano i nuovi modelli perché venivano annunciate le versioni elettriche. Peraltro l’Unione Europea non ha governato la transazione, generando la perdita di 120mila posti di lavoro nell’industria tutta: andammo l’anno scorso a Bruxelles per chiedere di rivedere le politiche industriali. Nel frattempo Cassino continuava e continua a produrre auto del piano industriale, ripeto, del 2018”.

Renzi annunciò 1800 assunzioni ma con sms vennero licenziati 532 interinali

  • Giulia e Stelvio full electric esempi clamorosi di un’azienda che non mantiene gli impegni.

“L’ellettrificazione Giulia e Stelvio è stata annunciata nel 2023 e poi ufficializzata nel ‘non-piano Italia’ del dicembre 2024: doveva partire a settembre 2025 con Stelvio e, a distanza di 6 mesi, con Giulia. Tutto questo è stato poi congelato e rinviato con una scusa: l’introduzione di versioni ibride a partire dal 2028. Il punto è come arrivi a fine 2028 con uno stabilimento con forza lavoro più che dimezzata. Venivamo chiamati ‘gufi’ ma siamo arrivati a un punto che era inevitabile nella sua prevedibilità. Bene, dunque, la mobilitazione del 20 marzo ma ricordando che siamo su un percorso che viene da lontano. Da anni lanciavamo l’allarme facendo le giuste battaglie. Nel passaggio da Fiat a Fca c’era industria 4.0: insieme a Marchionne arrivava a Cassino Renzi un bel giorno e preannunciava 1800 assunzioni”.

  • Un annuncio che non portò certo fortuna manco a quelli che nel frattempo erano entrati nelle officine di Piedimonte.

“Era il 2017 ed erano stati assunti 800 interinali – che sono state le ultime assunzioni fatte da Fca/Stellantis – e 532 di quegli addetti furono licenziati con un sms. Anche allora la Fiom era fuori dai cancelli a scioperare. Oggi Stellantis in realtà dimostra di voler investire, lo fa con i 13 miliardi previsti negli Stati Uniti ed i 2 miliardi in Francia. In Italia le uniche somme tirate fuori sono i 777 milioni di euro andati a dipendenti – ormai ex – per le uscite incentivate che hanno portato via ad oggi più di diecimila lavoratori. Ultima novità il premio di risultato che quest’anno pagherà zero spaccato. E non è consolatorio che non ci siano dividendi visto che gli azionisti hanno avuto le tasche piene fino all’anno scorso nonostante conti negativi. I 22,5 miliardi di buco nel bilancio Stellantis per i ripensamenti sulla transizione non è che li possano pagare ancora una volta e ulteriormente i lavoratori italiani”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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