Gestione della cultura in Italia: un modello per valorizzare un patrimonio sottoutilizzato

Con un valore del 15,5% del PIL e oltre 300 miliardi di euro generati dall'indotto, il settore punta sul Partenariato Pubblico-Privato

Il sistema produttivo culturale e creativo italiano ha consolidato nel 2024 un valore aggiunto di 112,6 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,1% su base annua. Secondo le rilevazioni del rapporto Io sono Cultura 2025, il settore impiega attualmente oltre 1,5 milioni di addetti. L’incidenza complessiva del comparto, calcolando l’indotto generato sulle altre attività economiche, raggiunge i 302,9 miliardi di euro, cifra che rappresenta il 15,5% del valore aggiunto nazionale.

Nel corso di un incontro istituzionale svoltosi presso la Libreria Palazzo Esposizioni, la Confederazione AEPI ha presentato una proposta volta a modificare la percezione della cultura, non più intesa come centro di costo ma come industria ad alto rendimento. L’analisi si basa sulla necessità di integrare modelli di gestione privatistica nella conservazione e valorizzazione del patrimonio pubblico, superando la dipendenza esclusiva dai trasferimenti statali.

Partenariato pubblico privato e gestione delle risorse

Il dibattito si è focalizzato sullo strumento del Partenariato Pubblico-Privato (PPP) per colmare il divario di redditività rispetto ai competitor europei. Nonostante il patrimonio culturale e ambientale italiano sia stimato in oltre 1.100 miliardi di euro, circa il 70% di tali asset risulta sottoutilizzato. I dati di Banca d’Italia confermano che il turismo internazionale, mosso per il 56,4% da interessi culturali, ha generato entrate record per 54 miliardi di euro, evidenziando una capacità di spesa che richiede servizi efficienti.

Un caso di studio citato durante i lavori riguarda la sperimentazione avviata per la Fontana di Trevi, dove l’introduzione di un contributo di accesso di 2 euro per i non residenti ha prodotto risorse per oltre 2 milioni di euro in poche settimane. Tali fondi vengono destinati direttamente alla manutenzione programmata e al decoro del monumento. Secondo la Confederazione, questo modello dimostra come l’autonomia finanziaria possa garantire la tutela del bene senza gravare sulla fiscalità generale.

Le proposte programmatiche per il rilancio del settore

Massimo Arcangeli, Responsabile Dipartimento Cultura AEPI, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di paradigma nella gestione del comparto. Durante il suo intervento ha dichiarato: « Dobbiamo invertire il paradigma: con la cultura non solo si mangia, ma si costruisce il futuro economico del Paese. È assurdo che l’attività culturale sia socialmente accettata solo se in perdita. Serve una gestione che premi l’efficienza e la capacità di generare ricchezza reinvestibile ».

A conclusione dell’evento, il Presidente di AEPIMino Dinoi, ha ribadito l’intenzione di portare queste istanze ai tavoli decisionali in vista delle scadenze politiche future. « Per la prima volta in Italia con questo tavolo, chiediamo alla politica di guardare alla cultura con le lenti dell’economia industriale. AEPI presenterà un programma di rilancio culturale strutturato in vista dell’appuntamento elettorale del 2027, ponendo l’efficienza gestionale e la sostenibilità economica come requisiti etici imprescindibili per la tutela del bene comune », ha affermato Mino Dinoi. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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