Frosinone, bollette dell’acqua fuori controllo: è tra le più care d’Italia

Acqua sempre più cara: nel 2025 la bolletta sale a 528 euro. Frosinone resta la più costosa d’Italia, i dati di Cittadinanzattiva

La bolletta dell’acqua continua a salire e nel 2025 raggiunge una soglia che pesa sempre di più sulle famiglie italiane. Secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva sul servizio idrico integrato, la spesa media annua si attesta a 528 euro, con un aumento del 5,4% rispetto al 2024. Un dato che, se confrontato con il 2019, evidenzia una crescita complessiva del 30%, segno di un trend ormai strutturale e non più episodico.

Dietro questi numeri c’è un problema sempre più evidente: il costo di un bene essenziale come l’acqua continua ad aumentare in modo costante, inserendosi in un contesto più ampio di rincari che stanno colpendo le famiglie italiane. Una pressione economica che, anno dopo anno, diventa sempre più difficile da sostenere.

Frosinone resta la più cara

Se il dato nazionale è già significativo, quello che riguarda Frosinone assume contorni ancora più critici. Anche nel 2025, infatti, il capoluogo ciociaro si conferma al primo posto tra le province più costose d’Italia, con una spesa media annuale che arriva a 973 euro per famiglia.

Un valore che colpisce soprattutto se confrontato con la media nazionale: a Frosinone si paga quasi il doppio rispetto al resto del Paese. Un divario che non è nuovo, ma che continua ad ampliarsi, rendendo il territorio uno dei casi più evidenti di squilibrio nel sistema idrico italiano.

Il confronto con altre città rende ancora più chiara la situazione. Milano, ad esempio, si conferma tra le realtà più economiche con poco più di 200 euro annui. Questo significa che tra due capoluoghi italiani possono esserci differenze che sfiorano gli 800 euro per lo stesso servizio, un dato che solleva inevitabilmente interrogativi sulla gestione e sull’equità del sistema.

Un sistema che divide

Il quadro che emerge dal rapporto è quello di un’Italia profondamente divisa, dove il costo e la qualità del servizio idrico variano in modo significativo a seconda del territorio. Le regioni centrali risultano mediamente le più care, mentre altre aree del Paese presentano costi molto più contenuti, ma spesso accompagnati da criticità diverse.

A incidere su questa situazione è anche il tema della dispersione idrica. Secondo i dati Istat, in Italia si perde il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti, con percentuali ancora più elevate in alcune zone. Un sistema inefficiente che contribuisce ad aumentare i costi e a rendere meno sostenibile la gestione della risorsa.

Non meno rilevante è il dato sulla fiducia dei cittadini: più di un italiano su quattro dichiara di non fidarsi dell’acqua del rubinetto. Un elemento che aggiunge un ulteriore livello di criticità, perché non riguarda solo il costo del servizio, ma anche la percezione della sua qualità.

In questo contesto, la situazione di Frosinone rappresenta uno dei punti più critici di un sistema che continua a mostrare forti disuguaglianze. Un tema che non riguarda soltanto le bollette, ma il diritto stesso ad accedere a un servizio essenziale in modo equo, efficiente e sostenibile.

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Giuseppe Manzo
Giuseppe Manzo
Aspirante giornalista e giovane praticante collabora attivamente con Frosinone News. È studente presso l’università La Sapienza di Roma e studia Comunicazione pubblica d’impresa. Ha inoltre una pagina YouTube dove pubblica periodicamente inchieste di intrattenimento

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