Hanno detto no. Lo hanno deciso tracciando una croce sul no dentro le urne, ieri e oggi. Con in mano la tessera verde del referendum popolare, oltre la metà degli elettori ha scelto di non far passare la riforma della magistratura. O meglio, come recitava il testo della legge costituzionale, le «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare». Al voto quasi il 59% degli italiani, dunque il restante 41% circa ha perso l’occasione per far valere non solo un suo diritto ma un suo dovere.
No alla separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, no all’istituzione di due differenti Consigli superiori della magistratura, no al sorteggio, no all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
Il trend è apparso chiaro sin da inizio scrutinio, dopo la chiusura delle urne alle 15. Il fronte del no ha avuto una forbice ampia di vantaggio. Lo scrutinio è ancora in corso ma i dati sono ormai incontrovertibili con il no a più del 53% e il sì a poco più del 46%.
La Ciociaria dice sì
Un andamento che si è mostrato diverso, invece, sin dalle prime battute, in provincia di Frosinone, dove è sempre rimasto in vantaggio il fronte del sì. Un dato in controtendenza rispetto a quello del resto del Paese. La Ciociaria ha detto sì alla riforma. Una volontà popolare che non cambia le sorti del referendum ma che merita di esser attenzionata. Anche in questo caso lo spoglio è ancora in corso con una forbice che appare irrecuperabile. Alle 17:25 in 484 sezioni su 504, il sì è al 52,34% mentre il no è al 47,66%.