Il vaccino come capro espiatorio e la morte senza rispetto, l’ombra dell’accusa davanti ad ogni tragedia

Un copione che si ripete tristemente davanti ad ogni morte improvvisa e prematura. Ma il vero virus, oggi, è la perdita di umanità

C’è un copione che si ripete, identico, davanti ad ogni notizia di un giovane deceduto o di una morte improvvisa. Non importa la causa. Un incidente stradale, un malore, una malattia. Nel giro di pochi minuti, sotto quelle notizie, compaiono commenti che puntano il dito contro i vaccini anti-Covid. “Pluridosati”, “pecore”, “così imparate a vaccinarvi”, sono solo quelli dal tenore più decente. Ma c’è di peggio.

Non importa se quella persona fosse vaccinata oppure no. Non importa se la causa del decesso sia chiara, certificata, documentata o meno. Per alcuni la sentenza è automatica, preventiva, definitiva. Colpevole: il vaccino.

Nel frattempo, però, c’è una famiglia che piange. Ci sono madri, padri, figli, fratelli, sorelle, mariti, mogli, compagni di vita che leggono quei commenti. E li leggono mentre stanno affrontando il dolore più grande: la perdita improvvisa di una persona amata. A quel dolore si aggiunge un altro strazio, gratuito e feroce. L’insulto. La derisione. L’accusa lanciata senza prove, senza misura, senza umanità.

Abbiamo perso qualcosa. Più della fiducia nella scienza, più della capacità di confronto: abbiamo perso il rispetto.

In questi mesi, anzi in questi anni, abbiamo ricevuto centinaia di richieste da parte di familiari e amici delle vittime. Ci chiedevano sommessamente di cancellare quei commenti. Non per censurare un’opinione, ma per fermare un accanimento. Lo abbiamo fatto. E continueremo a farlo.

Il dibattito democratico non va mai censurato. Il confronto è legittimo. Le domande sono legittime. Anche i dubbi lo sono. Ma quando sotto la notizia di una morte si trasforma tutto in un tribunale improvvisato, quando si sentenzia senza uno straccio di dato, quando si usa una bara come palcoscenico per la propria crociata personale, si travalica ogni confine.

È bene ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che ad oggi non esistono evidenze scientifiche che dimostrino una correlazione generalizzata tra vaccinazione anti-Covid e aumento della mortalità improvvisa nei giovani. Come non esistono neppure evidenze scientifiche che smentiscano questa teoria ormai diffusa tra la collettività. Ma è altrettanto vero che la scienza procede per studi, analisi, verifiche continue. Non per slogan. Non per post. Non per rabbia.

Attribuire automaticamente ogni decesso al vaccino è un atto privo di base scientifica. È una scorciatoia emotiva. Ma dall’altra parte dello schermo resta chi piange una morte prematura.

Il nostro è un quotidiano locale. Nel nostro piccolo facciamo informazione ogni giorno basandoci sui fatti verificati. E facciamo anche opinione, sì. Ma prima di tutto difendiamo un principio: il rispetto. Per la vita e per la morte.

I commenti che trasformano una tragedia in un’arena continueranno a essere segnalati e cancellati. Anche quando i familiari non lo chiederanno espressamente. Perché la libertà di espressione non è libertà di ferire. Perché il confronto democratico richiede responsabilità. E perché davanti a una bara non esistono fazioni. Esiste solo il silenzio. E esisterebbe il rispetto ma quello, purtroppo, lo abbiamo perso da un pezzo. E no, non è colpa del vaccino.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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