Fiume Sacco, emergenza senza fine: ancora schiuma bianca. Le immagini dello scempio

Sversamenti illeciti ripetuti, pesci morti e rabbia dei cittadini: “Siamo stanchi del silenzio delle istituzioni”

Lo scempio ambientale lungo il fiume Sacco non si ferma. Anche questa mattina sono in corso attività di verifica nella zona di Falvaterra, dove il Nucleo Forestale di Ceccano ha attivato l’Arpa a seguito dell’ennesima segnalazione di sversamenti illeciti.

Nel mirino, ancora una volta, la presenza di schiuma bianca in quantità anomala, sversata nelle acque. Già nella giornata di ieri, nel territorio di Castro dei Volsci, era stata segnalata una situazione analoga. Oggi l’ennesimo disastro. Un fenomeno che, purtroppo, non rappresenta una novità: episodi simili si erano già verificati in passato, facendo ipotizzare scarichi illeciti riconducibili ad attività produttive presenti nelle aree limitrofe.

A denunciare con forza quanto accaduto ieri a Castro è una residente che ha contattato la nostra Redazione, allegando foto e video: “Nonostante le ripetute denunce nessun ente si è mai fatto vivo né ha adottato provvedimenti risolutivi. Siamo stanchi del silenzio delle istituzioni di fronte a questo scempio ambientale”.

Un grido di allarme che si aggiunge a una situazione già compromessa. Ad inizio settimana, nella notte di Pasquetta, nel tratto compreso tra Anagni e Sgurgola era stato accertato uno sversamento di liquami che aveva infestato l’area, rendendo necessaria l’immediata attivazione dei controlli da parte del Nucleo Forestale. Anche in quel caso si è in attesa degli esiti dei campionamenti Arpa.

Non è tutto. Il giorno successivo, i volontari dell’associazione Fare Verde Patrica hanno rinvenuto numerosi pesci morti in un piccolo corso d’acqua affluente del Sacco. Un segnale che, secondo gli ambientalisti, rappresenta la prova evidente di un episodio grave di inquinamento.

Intanto, il Nucleo Forestale prosegue il suo lavoro per cercare di risalire ai responsabili di questo ennesimo disastro ambientale. Un’attività complessa, che si muove tra verifiche sul territorio e analisi tecniche.

Ma mentre si cercano colpevoli e si attendono risposte, il fiume continua a morire. E con lui cresce la rabbia di un territorio che da troppo tempo chiede solo una cosa: rispetto.

Non è più il tempo delle segnalazioni né delle promesse. Qui si consuma, giorno dopo giorno, un lento avvelenamento sotto gli occhi di tutti. E ogni ritardo, ogni silenzio, ogni responsabilità non accertata pesa come una condanna. Perché quando un fiume muore, non è solo un problema ambientale: è il fallimento di un intero sistema che avrebbe dovuto proteggerlo e non lo ha fatto.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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