Forni crematori, “stop fino al 2030”: dalla Regione Lazio arriva il piano che divide Frosinone

Comitati e associazioni esultano per il blocco e attaccano il Comune: «Scelta in contrasto con la tutela della salute e dell’ambiente»

«Una decisione attesa e necessaria, che mette al centro la salute pubblica e l’ambiente». Con queste parole comitati, associazioni e rappresentanti del Gruppo consiliare FutuRa commentano l’approvazione del primo Piano regionale per i forni crematori da parte della Regione Lazio, che introduce lo stop alla realizzazione di nuovi impianti fino al 2030 e definisce criteri stringenti su emissioni, controlli e monitoraggi. Una presa di posizione netta che, però, riaccende il confronto con il Comune di Frosinone, dove resta aperto il dibattito sulla possibile realizzazione di un impianto in città. Ad intervenire con una nota congiunta i consigliere Giovambattista Martino e Teresa Petricca.

La nota di Petricca e Martino

“La Regione Lazio approva il Primo Piano Regionale per i forni crematori che blocca la costruzione di nuovi impianti fino al 2030, definisce le norme tecniche per la costruzione degli impianti, i limiti alle emissioni, il monitoraggio ed il controllo, con l’intento di “assicurare standard ambientali elevati ed omogenei”. Il Lazio è stato giudicato autosufficiente rispetto il profilo delle richieste di cremazione. Sentito plauso alla Regione Lazio da parte del Gruppo Consiliare FutuRa, del Comitato No Forno Crematorio Colle Cottorino insieme ai molti residenti del quartiere, del Comitato Selva dei Muli e Madonna delle Rose, di Fare Verde Frosinone e dei Medici di Famiglia per l’Ambiente, promotori, anticipatari su quanto oggi riconosciuto dalla Regione.

Tutti attivi nella raccolta di firme, a tutt’oggi 2.500 e ancora in corso, di concittadini contrari alla volontà degli amministratori di Frosinone, verosimilmente favorevoli ad un ”forno crematorio” equiparato, da sentenza del Consiglio di Stato, ad un inceneritore a tutti gli effetti. Inceneritore previsto all’interno della città in zona Madonna della Neve, presso il Cimitero Comunale. Con la consapevolezza del degrado ambientale che sancisce l’Europa e per il quale ci condanna da troppi anni per essere tra le città più inquinate d’Italia, preso atto e coscienti della condizione sanitaria locale, a marzo del 2024 abbiamo iniziato un’opera informativa e di sensibilizzazione circa i reali pericoli sanitari connessi al paventato forno crematorio. In periodo pressoché coincidente per mese ed anno, la Regione Lazio aveva sancito la sospensione dei procedimenti autorizzatori in corso per la realizzazione di nuovi impianti crematori su tutto il territorio regionale: “per fare in modo che la presenza dei forni crematori sia regolamentata e non rischi di intaccare la salute pubblica”, rafforzando le nostre convinzioni e la nostra operatività”.

“Il caso Frosinone”

“A seguire, con la recente delibera di Giunta Regionale annunciata il 2 aprile 2026, 11 giorni fa, la sospensione è stata trasformata in blocco delle autorizzazioni di nuovi impianti per la costruzione dei forni crematori, a garanzia di regole chiare, criteri uniformi e più alti standard a difesa della salute pubblica e dell’ambiente. Nel frattempo ed al contrario, a Frosinone, dove anche un’emissione inquinante minimale è insopportabile e certificata dagli enti preposti, l’ultimo consiglio comunale del 1°Aprile 2026, ha visto assessore, dirigente e Presidente della Commissione Ambiente addirittura sposare l’argomento inceneritore, valutando la possibilità di affidamento di incarico di verifica a ditte e/o tecnici, con utilizzo di soldi già stanziati e all’uopo accantonati e confermati in bilancio, al fine di realizzare l’impianto di cremazione. – Spiegano Martino e Petricca.

I due esponenti citano le parole del Sindaco: “Penso che siamo arrivati alla soluzione per affidare l’incarico e per avere un riscontro.” Sottolineando la subordinazione della salute ad altre priorità, la non accettazione del confronto sulle problematiche ambientali e sulle sequenziali inevitabili ricadute sanitarie da parte dell’amministrazione, richiamiamo il cortocircuito che è sotto gli occhi di tutti. La discussione in consiglio comunale si è mostrata opposta alle considerazioni virtuose ed attinenti fatte proprie dalla Regione Lazio. Mentre la Regione sta imponendo regole ad una materia delicata ed impattante per tutelare la salute e l’ambiente, il Comune di Frosinone postula, incredibilmente, incarichi per l’eventuale realizzazione del forno crematorio. L’esatto contrario. A noi oppositori di tale opera resta la fierezza di aver propagandato ed anticipato da tanto tempo le problematiche oggi addotte dalla Regione per dire no e porne il blocco. Le evidenze scientifiche non sono oggetto di trattativa a nessuna latitudine. A Frosinone, invece, non manca chi le ignora, a volte per ignoranza, spesso per altro, differentemente da chi ritiene la salute priorità degna di discussione, considerazione e rispetto. Da sempre abbiamo auspicato e richiesto un confronto, una possibilità di scambio di vedute sugli aspetti sanitari e le conseguenze ambientali dell’inceneritore, senza risultato alcuno. Continuiamo ad assistere puntualmente, oggi per Colle Cottorino, alla mortificazione dell’argomento sanità. Come non condividere pienamente il compiacimento con i tanti cittadini che hanno colto, a differenza degli amministratori, l’importanza di questa campagna per l’ambiente e la salute, che ha trovato conferma e soddisfazione nella delibera regionale?”. – Chiosano Martino e Petricca.

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